Una spesa sanitaria pubblica stabile in rapporto al Pil, ma con un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che continua a mostrare difficoltà strutturali nelle prestazioni e nella riduzione delle disuguaglianze territoriali. Questo il quadro tracciato dalla Corte dei Conti a metà gennaio 2026 nella Relazione al Parlamento sulla gestione finanziaria delle Regioni, che ha analizzato l’andamento della sanità pubblica negli ultimi anni post-Covid. Secondo il rapporto, infatti, l’aumento nominale delle risorse non è stato sufficiente a imprimere una vera inversione di tendenza dopo gli anni della pandemia, né a colmare i ritardi accumulati in termini di offerta sanitaria e capacità organizzativa.
Cresce la spesa, ma l’aumento reale è limitato
Nel triennio 2022-2024 la spesa sanitaria pubblica è cresciuta in valore assoluto (con un picco di 138,3 miliardi di euro nel 2024, in aumento del 5,4% rispetto al 2023) ma l’incremento reale, tenendo conto dell’inflazione, risulta contenuto. Sempre nel 2024, la spesa complessiva per l’assistenza sanitaria è stata di 185 miliardi – il 74% a carico della pubblica amministrazione e delle assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 4% a carico dei regimi volontari. Inoltre, in linea con la tendenza degli anni precedenti, per il 2024 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata inferiore rispetto alla media europea, si in percentuale di Pil che in valore pro capite.
La quota di Pil destinata alla sanità si aggira intorno al 6,3-6,4%, un livello che, a detta della Corte dei Conti, non consente al sistema di affrontare in modo strutturale le sfide legate all’invecchiamento della popolazione, alla cronicità e all’aumento della domanda di cure. Infatti, la tendenza generale è una stabilizzazione del finanziamento post-pandemia, con un modello di spesa che rischia di non consentire il potenziamento delle capacità e dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale.
Persistono forti divari regionali
La Relazione della Corte dei Conti ha rilevato una forte disomogeneità territoriale. Il SSN, infatti, continua ad essere ancora caratterizzato da profonde differenze tra Regioni, specie tra Nord e Sud, nella capacità di garantire i livelli minimi di assistenza. Alcune Regioni in piano di rientro (quali Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia) risultano essere particolarmente sofferenti, mostrando ancora difficoltà strutturali, nonostante lievi miglioramenti dei conti.
PNRR e assistenza territoriale: ritardi da recuperare
Nel report la Corte dei Conti ha anche sottolineato lo stato di avanzamento degli investimenti del PNRR, in particolare quelli destinati al rafforzamento dell’assistenza territoriale tra Case di Comunità (ne sono previste 1.038, con 2 miliardi di euro di investimenti) e Ospedali di Comunità (307 previsti, con un investimento pari a 1 miliardo di euro). Il monitoraggio evidenzia un ritardo nell’attuazione di tali importanti servizi di prossimità, in modo particolare sul fronte della piena operatività delle strutture e del reclutamento del personale. Secondo la Corte, il rischio è che, senza un’accelerazione concreta, è che i pesanti investimenti non riescano a sortire l’effetto desiderato e, quindi, non producano un impatto nell’assistenza e presa in carico dei pazienti.
Un sistema che resiste, ma non si rafforza
In sintesi, il giudizio della Corte dei Conti è quello di un sistema sanitario statico, che resiste, ma che non riesce a rafforzarsi. Si tratta di una sorta di consolidamento del Sistema Sanitario Nazionale, non adeguatamente accompagnato da decisi interventi strutturali capaci di migliorarne l’efficienza e la qualità dei servizi, eliminando anche le disparità presenti tra Regioni. La sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale, conclude la relazione della Corte, dipenderà dalla capacità di trasformare le risorse disponibili in risposte concrete per i cittadini, riducendo i divari territoriali e recuperando la piena funzionalità del sistema pubblico.
