Nel corso della seduta parlamentare del 21 gennaio, il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è intervenuta in risposta a un’interrogazione sulle iniziative normative volte a modificare la riforma dell’accesso ai corsi di laurea a numero programmato, con particolare riferimento al cosiddetto semestre filtro per Medicina.
Nel suo intervento, la ministra ha rivendicato la portata politica della riforma. «Sul semestre aperto a medicina si è, fin dall’inizio, preferito costruire un caso mediatico» ha affermato Bernini, ricordando come inizialmente si fosse parlato di un «presunto concorsone» caratterizzato da copiature di massa, per poi ribaltare la critica sostenendo che gli esami fossero eccessivamente difficili. Secondo il ministro, si tratta di una polemica che «non è una critica costruttiva» ma «rumore politico utile solo a difendere il vecchio sistema dei quiz e dei corsi privati a pagamento fuori dall’università».
I dati della prima applicazione
Bernini ha chiarito che la fase di assegnazione degli studenti è attualmente in corso e che «la graduatoria di medicina è stata tutta completata, e gli studenti sono, in questo momento, nella loro fase di assegnazione delle sedi», aggiungendo che entro il 28 febbraio verranno sanati eventuali debiti formativi presso le sedi già assegnate. Il ministro ha sottolineato come la riforma abbia consentito l’ingresso in università di 55.000 studenti, di cui 25.000 collocati in graduatoria per Medicina. Nel secondo semestre, ha spiegato, le università riapriranno i corsi di laurea e permetteranno a chi non prosegue in Medicina di orientarsi verso corsi affini o altri percorsi universitari.
Il superamento del modello dei test
Uno dei punti centrali dell’intervento è stato il superamento del precedente sistema di selezione. «Nessuno perderà l’anno», ha ribadito Bernini, ricordando che in passato, a fronte di circa 80.000 domande e 10.000 posti disponibili, «70.000 persone [venivano] lasciate fuori dai cancelli dell’università, non assistite ma solamente selezionate attraverso test ghigliottina». Secondo il ministro, il nuovo modello cambia il paradigma dell’accesso, spostando la selezione all’interno dell’università e legandola a un percorso formativo.
Le criticità e il nodo delle sedi
Bernini non ha escluso l’esistenza di criticità nella fase di attuazione della riforma. Tra queste, ha citato il caso della sede di Tirana dell’Università di Tor Vergata, accreditata con 200 posti disponibili inizialmente a un costo superiore rispetto alla sede romana. «Noi abbiamo preteso, come Ministero e come Governo, che la sede di Roma e la sede di Tirana siano allocate allo stesso costo e con gli stessi diritti allo studio» ha affermato, richiamando la necessità di garantire uniformità nelle condizioni economiche, nelle borse di studio e nei servizi agli studenti.
Gli investimenti sulla formazione
Rispondendo alle accuse di una riforma a basso costo, la ministra ha rivendicato l’impegno finanziario del Governo. «Non è una riforma a costo zero», ha detto, ricordando l’investimento di 25 milioni di euro nel primo anno e di ulteriori 50 milioni di euro destinati alle università che hanno gestito i corsi di Medicina. Un investimento che, secondo Bernini, mira a rafforzare il sistema universitario e a sostenere la formazione dei futuri professionisti sanitari.
Il semestre filtro e la sanità del futuro
In una prospettiva più ampia, Massimo Casciello ha affrontato il dibattito sul semestre filtro su Bees Sanità Magazine. Nel suo articolo, Casciello osserva che il semestre filtro «non è perfetto», ma invita a valutarlo con un metro di giudizio diverso, legato alla sanità che il Paese dovrà affrontare nei prossimi decenni. Le riforme, scrive, non andrebbero misurate solo sugli effetti immediati, ma sulla capacità di contribuire alla costruzione del sistema sanitario di domani.
Secondo Casciello, un semestre iniziale comune può rappresentare non solo uno strumento di selezione, ma anche di orientamento, favorendo una scelta più consapevole dei percorsi professionali e una migliore distribuzione delle competenze all’interno del sistema sanitario. In questa chiave, il tema dell’accesso a Medicina si intreccia con quello della programmazione sanitaria, della formazione universitaria e dei fabbisogni futuri del Servizio Sanitario Nazionale.
