Non siamo fatti per affrontare tutto da soli. La semplice presenza di un’altra persona, indipendentemente dal tipo di legame, può funzionare come un vero e proprio regolatore biologico del cervello, capace di ridurre l’attivazione del sistema nervoso quando ci troviamo in situazioni di stress.
A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Psychophysiology condotto dai Dipartimenti di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione e di Psicologia generale dell’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con la Wake Forest University. Il fenomeno, noto come “scudo sociale”, descrive proprio questo effetto protettivo delle relazioni, che non agiscono solo sul piano emotivo, ma anche su quello fisiologico.
Cervello più calmo quando si è in compagnia
La ricerca ha monitorato il riflesso di trasalimento, una risposta automatica del corpo a stimoli improvvisi, in partecipanti sottoposti a una situazione stressante. Le settanta volontarie sono state divise in gruppi e sottoposte al Trier Social Stress Test, un protocollo standardizzato che induce stress simulando un colloquio di lavoro davanti a una commissione. Alcune volontarie hanno affrontato la prova da sole, altre con il partner, altre ancora con una persona sconosciuta accanto.
I risultati mostrano che il cervello rimane più in allerta quando si è soli, mentre la presenza di qualcuno, indipendentemente dal tipo di legame, abbassa la reattività fisiologica. In altre parole, non è necessario un rapporto stretto: basta non essere soli perché il sistema nervoso percepisca maggiore sicurezza.
Le implicazioni per il benessere psicofisico
Comprendere come l’ambiente sociale modelli le risposte allo stress può aprire la strada a strategie utili per promuovere salute e benessere psicofisico, soprattutto in contesti caratterizzati da elevata pressione emotiva o lavorativa. «I nostri dati – spiega Antonio Maffei del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’università di Padova, primo autore del lavoro – supportano la Social Baseline Theory, una recente teoria che suggerisce che il cervello umano sia ottimizzato per lavorare al meglio quando siamo insieme ad altre persone e non in isolamento, soprattutto quando si tratta di affrontare situazioni stressanti».
«Quando siamo soli il sistema nervoso deve farsi carico interamente di monitorare l’ambiente per prevenire eventuali pericoli, un’attività che richiede una maggiore quantità di risorse sia cognitive che metaboliche. La semplice presenza fisica di un altro individuo agisce come un segnale di sicurezza che permette al cervello di ottimizzare questo investimento di risorse, regolando la risposta da stress in modo più efficiente – conclude – e agisce quindi come un regolatore fisiologico capace di ridurre l’allerta del sistema nervoso durante situazioni di stress acuto».
