Vaccini e antibiotico-resistenza: un’alleanza strategica per la salute pubblica

L’Italia è tra i Paesi con i livelli più elevati di resistenza ma i vaccini possono ridurre l’uso di antibiotici e contribuire a contenere le resistenze
L’Italia è tra i Paesi con i livelli più elevati di resistenza ma i vaccini possono ridurre l’uso di antibiotici e contribuire a contenere le resistenze

Articolo di: F. Salvati, V. Baldo, P.G. Castiglia, M. Falcone, G. Gabutti, A. Lombardi, G.C. Marchetti 

L’antimicrobico-resistenza (AMR) è una delle maggiori emergenze sanitarie globali. Nel 2019 ha causato direttamente 1,27 milioni di morti nel mondo. In Europa si stimano oltre 35.000 decessi l’anno legati a infezioni da batteri resistenti. L’Italia è tra i Paesi con i livelli più elevati di resistenza e con un consumo di antibiotici ancora significativo.

In questo scenario, la prevenzione assume un ruolo centrale. In una recente revisione italiana sulla rivista Vaccines*, abbiamo analizzato le evidenze disponibili dal 2015 al 2025 sull’impatto delle vaccinazioni incluse nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) nella riduzione dell’uso di antibiotici. L’obiettivo era verificare quali dati concreti ad oggi dimostrino che i vaccini possano contribuire al contrasto dell’antibiotico-resistenza. 

Perché i vaccini possono ridurre l’uso di antibiotici 

I vaccini possono incidere sull’AMR in diversi modi: prevenendo infezioni batteriche che richiederebbero terapia antibiotica; riducendo la circolazione dei patogeni; evitando infezioni virali che spesso portano a prescrizioni inappropriate o a complicanze batteriche secondarie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che i vaccini già disponibili potrebbero prevenire ogni anno oltre 100.000 decessi associati all’AMR e ridurre di 142 milioni le dosi giornaliere di antibiotici utilizzate a livello globale.  

Influenza: meno prescrizioni antibiotiche 

Tra le vaccinazioni con evidenze più solide vi è quella antinfluenzale. Studi hanno mostrato che la vaccinazione dei bambini riduce in modo significativo le prescrizioni di antibiotici nella popolazione e in diverse fasce d’età, grazie alla diminuzione delle infezioni e delle complicanze associate. Uno studio ecologico italiano, inoltre, ha evidenziato una correlazione inversa tra copertura vaccinale negli over 64 e livelli di resistenza in batteri come Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae

Pneumococco: effetto su consumo e ceppi resistenti 

Anche la vaccinazione antipneumococcica mostra risultati rilevanti. Studi condotti nei bambini hanno documentato una riduzione dell’uso di antibiotici nei vaccinati. Revisioni sistematiche e metanalisi confermano un calo delle prescrizioni, seppur di entità moderata. Dopo l’introduzione dei vaccini coniugati, negli Stati Uniti si è osservata una marcata riduzione delle infezioni invasive da pneumococco resistente alla penicillina, sia nei bambini piccoli sia negli anziani. Un modello globale ha stimato che nel 2019 la vaccinazione antipneumococcica abbia evitato circa 44.000 decessi associati all’AMR. 

RSV: dati preliminari negli anziani 

Ancorché preliminari, lo studio riporta dati interessanti anche rispetto al virus respiratorio sinciziale (RSV). In una coorte italiana di pazienti con più di 60 anni ricoverati per RSV, oltre il 60% ha ricevuto antibiotici sistemici nel corso dell’anno successivo. Un modello applicato alla popolazione italiana ha stimato che la vaccinazione negli over 75 potrebbe ridurre di oltre il 40% sia le infezioni respiratorie inferiori sia le prescrizioni antibiotiche. 

Rotavirus e varicella: meno complicanze, meno antibiotici 

Per il rotavirus, uno studio statunitense su oltre due milioni di bambini ha evidenziato una riduzione del 21% del rischio di ricevere antibiotici per gastroenterite nei vaccinati. In Italia, l’aumento delle coperture vaccinali è stato associato a una riduzione dei ricoveri pediatrici per gastroenterite. Per la varicella, studi europei mostrano che una quota rilevante di casi sviluppa complicanze trattate con antibiotici. In Belgio, oltre un quarto dei bambini con varicella ha ricevuto antibiotici. In Italia, dopo l’introduzione della vaccinazione universale, l’incidenza si è ridotta in modo marcato. 

Meningococco: casi evitati, terapie evitate 

La vaccinazione contro il meningococco B nel Regno Unito ha portato a una riduzione del 62% dei casi nei bambini eleggibili nei primi tre anni. Ogni caso di malattia invasiva evitato significa anche cicli di antibiotici ad ampio spettro e profilassi dei contatti non necessari. Una recente metanalisi ha inoltre suggerito che due dosi di vaccino MenB-4C possano offrire una protezione parziale contro la gonorrea, infezione caratterizzata da crescenti livelli di resistenza. 

Dove le evidenze sono ancora limitate 

Per altre vaccinazioni del calendario italiano, come pertosse, morbillo o herpes zoster, non sono stati individuati studi che misurino direttamente la riduzione delle prescrizioni antibiotiche. Gli autori sottolineano che molte evidenze derivano da studi osservazionali e che il collegamento tra minore uso di antibiotici e riduzione della resistenza è spesso indiretto. 

Un tassello strategico 

Sulla base dei dati scientifici disponibili, possiamo concludere che le vaccinazioni incluse nel PNPV, in particolare influenza e pneumococco, dispongono di evidenze documentate di riduzione delle prescrizioni antibiotiche. Per altre vaccinazioni l’impatto è plausibile ma meno quantificato. 

Il contributo dei vaccini alla lotta contro l’antibiotico-resistenza dovrebbe essere riconosciuto e integrato stabilmente nelle strategie nazionali di contrasto a tale fenomeno. 

Referenze e affiliazioni

*Marchetti G et al. Vaccines 2025, 13, 1141.

G. C. Marchetti, F. Salvati: Clinic of Infectious and Tropical Diseases, Department of Health Sciences, University of Milan, ASST Santi Paolo e Carlo, 20142 Milan, Italy;  

P.G. Castiglia: Department of Medicine, Surgery and Pharmacy, University of Sassari, Italian Scientific Society of Hygiene, Preventive Medicine and Public Health (SItI), 07100 Sassari, Italy; 

A. Lombardi: Infectious Diseases Unit, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Department of Pathophysiology and Transplantation, University of Milan, 20122 Milan, Italy; 

F. Marchetti: GSK Vaccines, 37135 Verona, Italy; 

G. Gabutti: Italian Scientific Society of Hygiene, Preventive Medicine and Public Health (SItI), Cogorno (Ge), Adult Immunization Board (AIB), 16030 Cogorno, Italy;

M. Falcone: Infectious Diseases Unit, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Pisa, Italy; 

F. Baldo: Dipartimento di Scienze cardio-toraco-vascolari e di sanità Pubblica, Sede di Igiene, Università degli studi di Padova.

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di Redazione Bees Sanità

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