La salute mentale richiede un approccio multidimensionale

L'approccio One Mental Health come risposta all'avvertimento di Siracusano (CSS): «Il disagio è generale e attraversa l’intera società»
L'approccio One Mental Health come risposta all'avvertimento di Siracusano (CSS): «Il disagio è generale e attraversa l’intera società»

Un cambio di paradigma nella cura, capace di superare la logica delle singole diagnosi per intervenire sugli effetti complessivi del disagio, può rappresentare un modello utile anche per la salute mentale. È partendo dal concetto di One Mental Health e da un approccio ispirato alle cosiddette “terapie agnostiche”, come sta avvenendo in oncologia e in altri ambiti della medicina, che il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Alberto Siracusano, xha aperto il suo intervento al XIII Congresso nazionale SPDC, che ha avuto luogo il 15 gennaio a Bergamo, presieduto dagli psichiatri Emi Bondi e Giancarlo Cerveri.

La One Mental Health

«Quella della One Mental Health è una filosofia – ha spiegato il Prof. Siracusano, che ha coordinato anche il Tavolo Tecnico sulla salute mentale e che ha prodotto il Piano di Azione Nazionale Salute Mentale (PANSM) – che guarda agli effetti complessivi del disagio sulla persona e sulla società. Può diventare un modello anche per la salute mentale, dove esistono disturbi che vanno certamente trattati nella loro specificità, ma che esprimono un disagio che attraversa l’intera società: le persone che stanno male, le famiglie, i contesti di lavoro».

Un approccio che richiede una forte integrazione multidisciplinare e organizzativa come hanno sottolineato congiuntamente i presidenti Bondi e Cerveri. «Parlare di SPDC significa parlare inevitabilmente di integrazione. La salute mentale, come la salute in generale, non può più essere affrontata per compartimenti stagni, soprattutto in un contesto sociale in rapida trasformazione in cui i servizi di salute mentale sono chiamati a operare. È necessario cogliere le criticità di una società che sta cambiando profondamente, nella quale la salute mentale rappresenta una componente centrale delle fragilità emergenti». «Il mondo sta cambiando radicalmente, anche dal punto di vista antropologico – ha concluso il prof. Siracusano – e come psichiatri, come clinici, dobbiamo saper cogliere questi cambiamenti per poter davvero incidere».

Cosa prevede il PANSM

In questo quadro si inserisce il PANSM, recentemente approvato in finanziaria, come strumento pensato per intercettare i cambiamenti in atto e rispondere a bisogni complessi. Il documento enfatizza la salute mentale come bene comune e diritto costituzionale che non deve limitarsi alla sola assenza di patologia psichiatrica. In aggiunta, pone un forte accento su prevenzione, inclusione sociale e potenziamento dei servizi territoriali. La strategia del PANSM si basa su un approccio integrato lungo tutto l’arco della vita, con azioni concrete per promuovere il benessere psicologico, gestire le transizioni tra servizi per adolescenti e adulti, favorire l’integrazione socio-sanitaria e tutelare persone con situazioni complesse.

Per la prima volta viene prevista la figura dello psicologo di assistenza primaria nelle case della comunità e nei distretti sanitari, con l’obiettivo di intercettare precocemente segnali di disagio e lavorare in sinergia con i medici di base. Tra le novità vi sono anche strumenti come la prescrizione sociale, che consente ai medici di indicare attività quali movimento, gestione dello stress e corretta alimentazione per sostenere il benessere psicologico, nonché interventi dedicati alla salute mentale perinatale e modelli di inclusione come Budget di Salute e Housing First.

Tuttavia, il Piano affronta critiche rilevanti, soprattutto in relazione alle risorse stanziate. Sono previsti infatti fondi crescenti fino al 2030 ma secondo molte associazioni questi rimangono insufficienti per colmare il divario con gli standard europei e rendere pienamente operativi i servizi territoriali. Professionisti e ordini degli psicologi, inoltre, hanno anche osservato che il testo resta troppo centrato sulla psichiatria e non abbastanza orientato alla prevenzione precoce del disagio psicologico.

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di Arrigo Bellelli

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