Serve un approccio definito delle Medical Humanities

Osservazione, ascolto ed empatia: le Medical Humanities come strada maestra per un Team di cura davvero competente
Osservazione, ascolto ed empatia: le Medical Humanities come strada maestra per un Team di cura davvero competente

Articolo a cura di Vincenza Ferrara, Esperta Alta Qualificazione Sapienza Università di Roma

Le competenze cognitive, emotive e relazionali sono considerate necessarie per la promozione del benessere e la cura a partire dal Team di cura, per aiutare anche nel lavoro e nel seguire il processo di cura con capacità interdisciplinari. Per quanto riguarda la formazione del Team, c’è bisogno quindi di implementare le competenze di osservazione, ascolto ed empatia e molti studi suggeriscono l’utilizzo di un approccio definito delle Medical Humanities, che possono comprendere pratiche artistiche e metodi pedagogici collegati alle discipline umanistiche nel settore della salute per applicare l’approccio bio-psico-sociale e l’umanizzazione delle cure.

L’apporto delle Medical Humanities nella formazione

È necessario, infatti, essere in grado di valutare la patologia e il suo decorso attraverso la valutazione biomedica, ma la stessa OMS indica di valutare in modo olistico la persona e il suo stato, considerando gli aspetti psicologici e sociali utili anche per suggerire atteggiamenti e attività non farmacologiche alla persona affetta da patologia cronica, al suo caregiver e ai familiari. Tali pratiche formative sono, infatti, indicate come utili per imparare la gestione della cura, uscire dalla solitudine e poter realizzare attività per il benessere psico-fisico, utile in modo particolare nel caso di malattie croniche.

Da qualche anno, in Italia, pratiche legate alle Medical Humanities, come l’applicazione del metodo delle Visual Thinking Strategies, hanno cominciato a farsi largo acquisendo conoscenze dalla letteratura scientifica del settore in merito alle esperienze americane e di altri Paesi europei. Queste esperienze riguardano programmi sperimentali universitari di medicina e infermieristica, nella formazione ECM e in reparti ospedalieri o ambulatori, con risultati positivi nel migliorare le competenze e limitare lo stress e la depressione a partire dal Team di cura.

Verso una valutazione dell’impatto sull’educazione terapeutica

Alcune esperienze realizzate con persone affette da patologie o fragili o con malattie croniche hanno ottenuto risultati molto positivi per la riduzione dell’ansia e la promozione del benessere, e sono in corso progetti di ricerca per coinvolgere giovani o meno giovani con fragilità e depressioni per migliorare le loro condizioni, coinvolgendo inizialmente il personale sanitario. Nell’ambito della formazione del personale sanitario si è cercato di mettere in relazione il risultato delle attività con gli obiettivi utili in ambito lavorativo: una discussione e riflessione per avere consapevolezza di maggiori competenze nel settore delle relazioni e quindi nella comunicazione con le persone e i professionisti della salute, per applicare una educazione terapeutica.

Sullo sviluppo di competenze e sullo stato di benessere si utilizzano valutazioni d’impatto, ma capire come valutare l’impatto della formazione e di un percorso personalizzato sul processo di cura, su tutti gli attori e sugli outcome dell’educazione terapeutica nell’ambito del PTDA, diventa una priorità irrinunciabile. Creare tavoli di studio tra tutti gli attori per comprendere cosa e come adottare una educazione terapeutica efficace, adottando procedure multidisciplinari, è il passo necessario da compiere.

Il contributo della Dott.ssa Ferrara fa parte del Libro Bianco di Welfair, fiera del fare Sanità, che verrà presentato il 1° aprile 2026 alla Camera dei Deputati.

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di Redazione Bees Sanità

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