Per fare la sanità digitale serve formare le competenze

Uno studio misura il divario di competenze digitali in Italia e indica nell'AI learning una risposta concreta per medici e operatori

La trasformazione digitale della sanità italiana avanza su molti fronti, ma uno dei nodi più strutturali riguarda le competenze di chi lavora dentro il sistema. Investire in tecnologie senza formare adeguatamente i professionisti che le utilizzano produce effetti parziali, e il divario tra le potenzialità degli strumenti disponibili e la capacità reale di impiegarli rimane una delle principali fragilità del settore. In questo contesto la formazione smette di essere una voce accessoria dei piani di sviluppo organizzativo e diventa una condizione abilitante, senza la quale qualsiasi processo di digitalizzazione rischia di fermarsi alla superficie. Gianluca Ciminata, Global Competence Center Leader di Lutech, porta a Welfair, la fiera del fare Sanità, un ragionamento che parte da questa premessa e la sviluppa con dati precisi, ricavati da una ricerca condotta con The European House Ambrosetti.

Lo studio ha messo in luce l’entità del gap formativo in Italia, con evidenze che riguardano tanto la dimensione quantitativa del fenomeno quanto le sue cause profonde. Ciminata affronta il tema a partire da due direzioni: da un lato la necessità di capire in quanto tempo questo divario possa essere colmato, dall’altro l’identificazione dei fattori che lo alimentano, con un’attenzione particolare al ruolo delle competenze rispetto a quello dei processi e delle tecnologie. Il quadro che emerge collega la formazione professionale in sanità a una questione più ampia, che riguarda la qualità del rapporto tra i cittadini e le istituzioni pubbliche e, nello specifico del settore sanitario, tra il paziente e il medico.

Nuovi modelli di formazione

La proposta che Ciminata porta al tavolo ruota attorno all’utilizzo dell’intelligenza artificiale come strumento per ridisegnare i modelli formativi destinati ai professionisti della salute. L’approccio che descrive non si limita a digitalizzare i contenuti tradizionali, ma punta a cambiare la forma stessa dell’apprendimento, rendendola compatibile con i tempi reali di lavoro di medici e operatori sanitari. Pillole formative, video e la figura di un coach virtuale alimentato dall’intelligenza artificiale costruiscono un percorso che il professionista può seguire in autonomia, adattandolo alla propria giornata lavorativa senza dover rinunciare alla qualità dei contenuti.

Dietro questa scelta metodologica c’è una riflessione sul modo in cui le persone oggi si aspettano di interagire con la tecnologia: con la stessa immediatezza e semplicità con cui usano le applicazioni di messaggistica quotidiana. Ciminata porta questo paragone come chiave di lettura per capire dove si concentra il vero ostacolo alla diffusione delle competenze digitali, e perché un cambiamento nel formato della formazione possa avere effetti più profondi di quanto non sembri. L’obiettivo finale non è solo aggiornare le conoscenze dei singoli professionisti, ma ridurre la distanza tra il sistema sanitario e i cittadini che vi si rivolgono, costruendo un ecosistema in cui la competenza digitale diventa un fattore di coesione e non di esclusione.

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di Arrigo Bellelli

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