Medicina difensiva e rischio sanitario: le radici della riforma

La prima puntata del nuovo podcast di Bees Sanità: "La legge Gelli-Bianco spiegata bene ai sanitari" ricostruisce il quadro normativo e organizzativo prima della riforma del 2017
La prima puntata del podcast sulla legge Gelli-Bianco ricostruisce il quadro normativo e organizzativo prima della riforma del 2017

Nel sistema sanitario italiano, il rapporto tra medico e paziente ha attraversato negli ultimi anni una trasformazione profonda. A partire dal 2011, questo legame si è progressivamente indebolito, generando un clima di diffidenza e conflitto che può essere riassunto nella crisi del rapporto medico-paziente. Il contenzioso legale è aumentato e molti professionisti hanno iniziato a esercitare la medicina con un approccio più prudente che clinico. In questo contesto nasce la legge Gelli-Bianco, con l’obiettivo di ristabilire equilibrio e sicurezza. Il podcast, di cui è stata pubblicata la prima puntata sulle piattaforme podcast di Spotify e Amazon, analizza proprio questo scenario, chiarendo le ragioni dell’intervento normativo e il funzionamento del sistema precedente.

Il racconto parte dalle cause che hanno portato il legislatore a intervenire. La crescita delle denunce e delle richieste di risarcimento ha inciso profondamente sulla pratica clinica quotidiana, segnando così un aumento del contenzioso sanitario. I medici si sono trovati esposti a rischi legali sempre maggiori e hanno modificato il loro comportamento professionale. Questo ha favorito atteggiamenti difensivi e ha contribuito a una crescita significativa dei costi complessivi del sistema.

Il contesto prima della riforma

Prima della legge 24 del 2017, il sistema di responsabilità sanitaria era fortemente influenzato dalla giurisprudenza e caratterizzato da una marcata incertezza normativa. Non esistevano regole uniformi e le decisioni variavano da tribunale a tribunale. Questa variabilità creava difficoltà operative per i professionisti. Bastava che un paziente dichiarasse un danno per attivare un procedimento. Il medico o la struttura dovevano dimostrare di aver agito correttamente, sostenendo un onere probatorio particolarmente gravoso.

Questa impostazione ha contribuito alla diffusione della medicina difensiva nella pratica quotidiana. I professionisti prescrivevano esami non sempre necessari per tutelarsi da possibili accuse. Anche un semplice sintomo poteva portare a indagini complesse. Il risultato è stato un incremento significativo dei costi sanitari e una progressiva perdita di fiducia nella relazione di cura.

Sul fronte organizzativo, la gestione del rischio clinico risultava poco strutturata nelle diverse realtà sanitarie. Le strutture adottavano approcci eterogenei e spesso informali. I risk manager operavano senza un quadro normativo chiaro e le segnalazioni degli eventi avversi erano inizialmente cartacee e volontarie. Tuttavia, iniziava a emergere l’importanza dei near miss come strumenti di apprendimento e miglioramento.

Un elemento centrale riguardava l’organizzazione interna, dove emergeva con forza la centralità dell’organizzazione nella prevenzione degli eventi avversi. Molti problemi derivavano da criticità comunicative o gestionali e per questo motivo si è sviluppata una maggiore attenzione verso la formazione e il coordinamento. L’approccio, perciò, si è evoluto combinando iniziative dal basso e interventi direzionali, preparando il terreno per una riforma più strutturata e sistemica.

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di Arrigo Bellelli

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