Una salute mentale sempre più prossima e territoriale. Questo il principio alla base del modello degli ambulatori di psicologia delle cure primarie sviluppato in Piemonte, esperienza che oggi approda anche a livello europeo grazie alla nomina di Alessandro Bonansea, direttore del Dipartimento Salute Mentale e Patologia delle Dipendenze nel Ciclo di Vita, nella commissione della European Federation of Psychologists Associations dedicata ai modelli di intervento in salute mentale nelle cure primarie.
L’idea al centro del progetto è quella di creare una struttura intermedia tra medico di medicina generale e Centro di Salute Mentale, capace di intercettare precocemente i disturbi psicologici più diffusi e offrire interventi rapidi e mirati direttamente sul territorio.
Un ponte tra medico di base e servizi specialistici
«Nel modello tradizionale il cittadino si rivolge al medico di famiglia e viene poi inviato al Centro di Salute Mentale» spiega Bonansea. «Questo porta a far convergere nei servizi specialistici situazioni molto diverse tra loro, dal paziente psicotico ai disturbi depressivi più lievi».
«Gli ambulatori di psicologia delle cure primarie nascono proprio per colmare questo spazio intermedio. Si posizionano tra il medico di famiglia e il secondo livello specialistico, occupandosi della stragrande maggioranza dei problemi di salute mentale: depressioni minori, attacchi di panico, disturbi dell’adattamento».
«Il progetto, finanziato dalla Regione Piemonte, prevede una distribuzione territoriale capillare degli ambulatori. Nell’ASL TO3 – prosegue – sono attivi cinque ambulatori dedicati alle cure primarie psicologiche».
Psicoterapia breve e monitoraggio dei risultati
Uno degli elementi distintivi del modello riguarda il tipo di intervento proposto. «Utilizziamo percorsi di psicoterapia focale costituiti da otto sedute. Si tratta di pacchetti terapeutici strutturati, accompagnati da un’attività di monitoraggio prima e dopo l’intervento per valutare concretamente l’efficacia dei risultati».
«Dopo tre anni di sperimentazione, i numeri sembrano confermare la validità dell’approccio. I risultati sono ottimi – sottolinea il direttore – e questo sistema permette anche di alleggerire il carico dei Centri di Salute Mentale, che possono così concentrare le risorse sui casi più complessi, come schizofrenia, disturbi bipolari, depressioni maggiori e patologie psicotiche».
Verso lo psicologo di base
«L’obiettivo è quello di creare una figura analoga al medico di base» evidenzia Bonansea. Il cittadino potrebbe rivolgersi direttamente allo psicologo di base per problematiche come ansia, attacchi di panico o disturbi dell’adattamento, mentre i casi più complessi verrebbero inviati ai servizi specialistici».
Una trasformazione che, secondo il direttore del Dipartimento, «rappresenterebbe una vera rivoluzione nell’organizzazione dell’assistenza psicologica territoriale».
Un modello da esportare anche in Europa
Con la nomina di Bonansea nella commissione della European Federation of Psychologists Associations dedicata ai modelli di intervento in salute mentale nelle cure primarie, l’esperienza piemontese sarà presentata anche a livello europeo come possibile modello di buona pratica.
«Porterò tutta la metodologia che abbiamo costruito: i percorsi diagnostico-terapeutici, la testistica, gli strumenti di valutazione pre e post trattamento. Abbiamo molti dati che dimostrano l’efficacia di questo intervento».
«I numeri raccontano una domanda crescente di assistenza psicologica territoriale. Attualmente abbiamo 125 ore settimanali dedicate alle prime visite e vediamo circa 100-110 pazienti ogni settimana. E in più – conclude – abbiamo anche tre mesi di lista d’attesa».
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