Il morbillo torna a rappresentare un tema di attenzione per la sanità pubblica italiana: negli ultimi tre anni i casi hanno registrato una crescita progressiva, accompagnata da un aumento dell’età media dei pazienti adulti, superiore ai 30 anni, e da un numero significativo di ricoveri. Nel 2026 il tasso di ospedalizzazione si è attestato intorno al 60%.
A evidenziare il quadro è l’infettivologo Massimo Andreoni, professore emerito dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio superiore di Sanità, che all’Adnkronos Salute sottolinea l’importanza di leggere insieme l’aumento dei contagi, l’età dei pazienti e la frequenza dei ricoveri.
«Il progressivo aumento dei casi di morbillo che si sta registrando negli ultimi 3 anni, accompagnato da un’età media dei pazienti superiore ai 30 anni e da un tasso di ospedalizzazione che nel 2026 si è attestato intorno al 60%, porta a fare alcune considerazioni importanti» osserva l’esperto.
Il morbillo colpisce anche gli adulti
Uno degli elementi che emergono dai dati è la presenza di un numero rilevante di casi nella popolazione adulta. Una fascia di età nella quale l’infezione può avere un decorso più impegnativo e richiedere il ricorso alle strutture ospedaliere.
«Il primo elemento da sottolineare è che i casi di morbillo negli adulti possono essere particolarmente gravi e richiedere il ricovero in ospedale» spiega Andreoni.
Il dato relativo alle ospedalizzazioni assume quindi particolare rilievo nell’analisi dell’andamento della malattia. Nel 2026, infatti, il tasso ha raggiunto circa il 60%, mentre l’età media dei pazienti ha superato i 30 anni.
La vaccinazione resta il principale fattore
Tra gli elementi indicati dagli esperti alla base della ripresa dei contagi c’è la mancata vaccinazione. A questa si aggiunge, secondo Andreoni, l’assenza delle dosi di richiamo previste durante l’adolescenza.
«Il secondo è che la principale causa di questi casi è la mancata vaccinazione, insieme alla mancata somministrazione dei richiami previsti in età adolescenziale» afferma l’infettivologo.
Il livello di copertura vaccinale rappresenta quindi uno degli aspetti osservati con maggiore attenzione. «Siamo fermi a circa l’80% di copertura» sottolinea Andreoni, secondo cui il dato «deve essere considerato un campanello d’allarme e non va sottovalutato».
Le regioni maggiormente interessate
La circolare del ministero della Salute dedicata all’analisi epidemiologica del morbillo negli anni 2024-2026 segnala una particolare attenzione per alcune aree del Paese. Tra le regioni indicate figurano Campania, Calabria, Lazio e Toscana.
L’aumento dei casi e dei ricoveri si inserisce in un quadro epidemiologico che, secondo quanto evidenziato nella circolare e dall’infettivologo, si allontana dall’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità di arrivare all’eliminazione del morbillo entro il 2030.
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