«Il Covid ci ha insegnato che la sanità italiana è troppo ospedalocentrica» afferma Francesco Cattel, direttore generale dell’ASL del Verbano Cusio Ossola. «Essere eccessivamente concentrati sugli ospedali significa intasare i percorsi di cura, generare liste d’attesa e creare criticità anche di ordine pubblico. Abbiamo compreso la necessità di costruire una sanità di prossimità, capace di rispondere alle esigenze sul territorio».
L’altra grande lezione della pandemia riguarda le persone: «Molti operatori sanitari hanno sacrificato la loro vita o la loro vita sociale. Questa esperienza ha disincentivato tanti giovani dal seguire la carriera medica, creando una carenza strutturale di professionisti che continua a pesare sulle liste d’attesa». Per Cattel, la sanità del futuro dovrà «investire in nuove figure professionali e valorizzare quelle già presenti» ricostruendo fiducia e prossimità con i cittadini.
Nuovi modelli organizzativi e tecnologie per la medicina territoriale
La spinta al cambiamento arriva anche dal PNRR, con la realizzazione di Case e Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali (COT). «Si tratta di strumenti fondamentali per una cura tempestiva ed efficace, destinata a pazienti cronici o con bisogni meno acuti. L’obiettivo è ridurre le liste d’attesa e gli accessi impropri ai pronto soccorso, grazie anche all’uso della tecnologia, della telemedicina e dell’intelligenza artificiale».
Nel territorio del VCO, tuttavia, la conformazione geografica rappresenta una sfida: «Abbiamo 163.000 abitanti distribuiti in circa 80 comuni, molti dei quali montani e distanti tra loro. La difficoltà è individuare posizioni strategiche per le strutture di comunità che garantiscano accessibilità e sostenibilità economica». Tra i progetti più innovativi spicca quello di video-dialisi, già attivo in nefrologia: «Grazie a dispositivi ad alte prestazioni e connessioni video, i pazienti possono ricevere la dialisi a distanza, senza doversi spostare. È un esempio concreto di medicina di prossimità che intendiamo estendere nelle Case e Ospedali di Comunità».
L’integrazione tra ospedali e territorio
«La sanità moderna non può essere organizzata per compartimenti stagni» sottolinea Cattel. «La nostra ASL gestisce tre ospedali – Omegna, Verbania e Domodossola – e deve garantire un modello integrato con il territorio». In questa prospettiva, le Centrali Operative Territoriali (COT) assumono un ruolo centrale: «Coordinano la presa in carico dei pazienti fragili, la dimissione protetta e i trasferimenti tra diversi setting di cura. Sono il collegamento tra la medicina territoriale e gli ospedali».
La carenza di personale e le strategie per attrarre medici
Tra le sfide più urgenti c’è la mancanza di professionisti. «Quando sono arrivato, mancavano oltre 150 medici. Siamo lontani dai poli universitari e subiamo la forte concorrenza della Svizzera, che offre condizioni economiche molto vantaggiose. Solo per i gettonisti spendiamo circa 15 milioni di euro all’anno». Per rispondere alla crisi, l’ASL VCO ha avviato una collaborazione con università e consolati sudamericani: «Arriveranno sei medici dall’Argentina e dal Messico, formati e certificati secondo le procedure italiane».
Un’altra iniziativa è il “Piano Accoglienza Sanitaria”, sviluppato con la Conferenza dei Sindaci del VCO: «Grazie alla collaborazione con i Comuni stiamo raccogliendo appartamenti e case da offrire a canone calmierato ai medici che scelgono di lavorare nel nostro territorio», spiega Cattel. Da questa iniziativa è nata inoltre una richiesta, accolta dalla Regione Piemonte, per estendere l’assegnazione di case popolari anche al personale sanitario, oggi valida in tutta la regione.
Innovazione digitale e formazione continua
Sul fronte tecnologico, l’ASL VCO ha avviato un piano di ammodernamento delle sale operatorie, previsto dal PNRR: «Abbiamo informatizzato la gestione delle liste operatorie per ottimizzare i flussi e migliorare la sicurezza del percorso chirurgico».
Parallelamente cresce l’impegno sulla formazione: «Abbiamo introdotto percorsi di formazione continua e multidisciplinare, come il progetto Lean e corsi in collaborazione con la Società Italiana di Technology Assessment. Vogliamo formare operatori capaci di valutare e utilizzare al meglio le nuove tecnologie sanitarie». La formazione, aggiunge Cattel, è anche uno strumento per trattenere i professionisti: «Chi sceglie di lavorare con noi deve trovare un ambiente che investe sulla crescita e sulla ricerca. È un modo per rendere attrattiva l’azienda e dare valore al personale».
Integrazione socio-sanitaria e medicina di prossimità
La rete dei servizi si estende anche al sociale. «Accanto alla medicina territoriale c’è tutta la parte socio-assistenziale, gestita insieme ai Consorzi Intercomunali dei Servizi (CIS). Abbiamo attivato convenzioni per percorsi diagnostico-terapeutici basati sulla multiprofessionalità: medici di base, specialisti, assistenti sociali».
Cattel vede qui una delle sfide decisive del futuro: «Non basta riorganizzare il rapporto tra ospedale e territorio. Dobbiamo affrontare i problemi sociali che condizionano la salute dei cittadini. Le Case della Salute, nate come sperimentazione, stanno diventando un punto di riferimento stabile per rispondere ai bisogni quotidiani della popolazione».
Sicurezza, accoglienza e umanizzazione degli spazi
L’ASL VCO è impegnata anche sulla sicurezza del personale. «Stiamo sviluppando un sistema di videosorveglianza collegato con la Questura, che permette di garantire la privacy del paziente ma tutela anche gli operatori in caso di emergenza. Un pulsante d’allarme consente alle forze dell’ordine di visualizzare la situazione e intervenire se necessario».
Infine, Cattel guarda al tema dell’accoglienza: «Rendere più umani i pronto soccorso è fondamentale. Stiamo lavorando per migliorare il comfort e l’esperienza dei cittadini, con interventi che rendano gli ambienti più accoglienti e accessibili: spazi più curati, servizi di supporto e una comunicazione più chiara e multilingue. L’obiettivo è accogliere le persone in un contesto sereno, perché chi arriva in ospedale spesso è già in ansia e ha bisogno di sentirsi compreso e assistito».
