Dopo anni di attesa e decine di proposte legislative mai approvate, il disegno di legge (ddl) sul riconoscimento e tutela del caregiver familiare è stato varato dal Consiglio dei Ministri e ora attende l’iter parlamentare. «Per la prima volta, con risorse certe che abbiamo inserito in legge di bilancio, diamo seguito alla proposta di legge per il riconoscimento del caregiver familiare» ha dichiarato la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli.
Risorse e delimitazione della platea
Uno degli elementi centrali del ddl riguarda la necessità di legare il riconoscimento giuridico a coperture finanziarie definite. Locatelli ha richiamato le difficoltà che hanno caratterizzato i tentativi precedenti: «Nel corso degli anni sono naufragate e non hanno visto la luce circa 31 proposte di legge in dieci anni». Secondo la ministra, ci sono stati, alla base di questi esiti, soprattutto l’assenza di risorse strutturate e la mancanza di una platea chiaramente circoscritta, elementi che il nuovo testo prova a tenere insieme.
Il principio delle tutele differenziate
Il ddl per i caregiver si fonda su un sistema di tutele graduato in base all’intensità dell’impegno assistenziale. «La proposta di legge parte da due capisaldi: le tutele differenziate e coloro che amano, curano, non vogliono essere sostituiti e lo fanno per 24 ore su 24» ha spiegato Locatelli, precisando che l’obiettivo è «riconoscere tutti i caregiver familiari», distinguendo perciò tra chi sostiene un carico assistenziale molto elevato e chi svolge un’attività di cura meno continuativa ma comunque rilevante all’interno del contesto familiare.
La priorità ai caregiver con assistenza continuativa
All’interno di questo impianto, il testo individua una fascia considerata prioritaria, composta da chi presta assistenza in modo continuativo e senza sostituzioni. Locatelli ha descritto questa condizione come quella di chi «ama, cura e non vuole essere sostituito e lo fa per 24 ore su 24, di notte e di giorno, in una maratona continua». Per questo profilo il ddl prevede un primo riconoscimento anche sul piano economico, collegato a una soglia molto elevata di ore settimanali di assistenza.
Un lavoro di mediazione tra soggetti diversi
La proposta è il risultato di un confronto durato circa un anno, che ha coinvolto associazioni familiari, amministrazioni, sindacati e referenti territoriali. «Abbiamo una proposta che non è la migliore per ognuno di loro, ma è la proposta con il punto di vista condiviso migliore per tutti» ha affermato la ministra, sottolineando il carattere di sintesi del testo rispetto a posizioni e aspettative differenti.
I prossimi passi
«Naturalmente nell’iter normativo questa proposta sarà arricchita e migliorata» ha spiegato Locatelli, indicando però il riconoscimento del caregiver familiare come un passaggio ormai acquisito. L’obiettivo dichiarato resta quello di colmare un vuoto normativo che, per lungo tempo, non ha dato risposte strutturate a chi presta assistenza continuativa a un familiare.
