La plastica è ormai onnipresente: dagli oceani alle montagne, dalle nuvole agli organismi viventi. Nata negli anni Cinquanta come rivoluzione economica e tecnologica, ha portato benefici in molti settori, ma il suo abuso ha generato un’emergenza globale. La rivista medica The Lancet ha definito la plastica un «pericolo grave, crescente e poco riconosciuto» per la salute umana e ambientale. La crisi è aggravata da una produzione in continua espansione e da un riciclo insufficiente. In questo contesto, la comunità internazionale cerca di trovare un accordo per fermare la marea di plastica.
La crisi globale della plastica
Dal 1950 la produzione di plastica è aumentata di 200 volte e potrebbe triplicare entro il 2060. Oggi ogni anno vengono prodotte 460 milioni di tonnellate di questo materiale, il 98% delle quali da idrocarburi. Il processo industriale genera circa 2 miliardi di tonnellate di emissioni di CO₂ equivalente. Solo il 10% della plastica viene riciclato, mentre almeno 8 miliardi di tonnellate sono finite nell’ambiente. La metà della plastica prodotta nella storia è successiva all’anno 2000. Gran parte è destinata a oggetti monouso che diventano rapidamente rifiuti. Questi materiali, esposti agli agenti atmosferici e al tempo, si frammentano in microplastiche e nanoplastiche. Tracce sono state trovate nella Fossa delle Marianne, sui ghiacciai polari, nelle nuvole e persino nelle placche aterosclerotiche umane.
Gli effetti sulla fauna e sugli ecosistemi sono evidenti. Animali terrestri e marini ingeriscono frammenti che ne compromettono la salute. L’impatto sull’uomo è ancora oggetto di studio, ma preoccupano la presenza di microplastiche nella placenta, nel liquido seminale e nel cervello. La possibile correlazione con aborti, difetti alla nascita, infertilità, malattie cardiovascolari e neurodegenerative spinge gli scienziati a chiedere un’applicazione più rigorosa del principio di precauzione. La composizione chimica della plastica è complessa. Secondo uno studio norvegese, esistono oltre 16.000 additivi, usati per dare colore, elasticità o resistenza, molti dei quali non sono sicuri. Il danno sanitario globale stimato supera 1.500 miliardi di dollari all’anno, con bambini e anziani tra i più vulnerabili.
I negoziati internazionali e le sfide politiche
La gravità della situazione ha spinto oltre cento paesi a negoziare un trattato internazionale per limitare la produzione e l’inquinamento da plastica. The Lancet ha avviato una serie di rapporti periodici per fornire ai governi basi scientifiche utili alle decisioni. L’obiettivo dichiarato è ridurre la produzione, contenere gli sprechi e promuovere un riciclo più efficace. Tuttavia, il processo è ostacolato da divisioni profonde. I paesi produttori di petrolio, come Arabia Saudita, Iran, Russia e Cina, sostengono che la priorità debba essere il riciclo e non la riduzione della produzione. Alla vigilia dell’attuale vertice di Ginevra, anche gli Stati Uniti guidati da Donald Trump si sono uniti al fronte dei contrari.
Nel 2024, a Busan, in Corea del Sud, il quinto round di negoziati non ha prodotto un accordo definitivo. È stata quindi convocata una sessione straordinaria dal 5 al 14 agosto 2025 a Ginevra. All’ingresso della sede ONU, i delegati sono accolti da una versione del “Pensatore” di Rodin rivestita di bottiglie e rifiuti, simbolo della crisi che devono affrontare. Un blocco di circa 70 paesi, tra cui l’Unione Europea, il Regno Unito, il Canada e molte nazioni insulari, sostiene limiti rigorosi alla produzione. Queste ultime sono particolarmente esposte, poiché le loro coste sono invase dai rifiuti galleggianti. I paesi contrari, invece, spingono per regole di smaltimento più severe ma senza tagliare la produzione.
Se i negoziati fallissero, il gruppo favorevole minaccia di procedere con un trattato indipendente. Sarebbe comunque un passo parziale, poiché l’inquinamento da plastica non conosce confini. Il vertice di Ginevra è quindi considerato l’ultima occasione per adottare un accordo globale realmente incisivo. In caso contrario, il “rubinetto” della plastica continuerà ad aprirsi, avvicinandosi alla soglia di un miliardo di tonnellate prodotte ogni anno entro il 2050.