Intelligenza artificiale in sanità tra fiducia, regole e alfabetizzazione digitale

«Serve un approccio umano alla regolazione e formazione anche per i pazienti. L’AI può alleggerire il lavoro clinico e migliorare l’efficienza del sistema» spiega Alberto Bozzo
«Serve un approccio umano alla regolazione e formazione anche per i pazienti. L’AI può alleggerire il lavoro clinico e migliorare l’efficienza del sistema» spiega Alberto Bozzo
Alberto Bozzo

L’intelligenza artificiale è già parte della sanità ed è entrata negli ospedali, negli ambulatori e nei laboratori, modificando il modo di diagnosticare, curare e gestire i servizi sanitari. Ma la sfida, oggi, non è solo tecnologica: è anche culture e di governance. Questo il messaggio emerso dal panel “Qual è l’impatto reale dell’AI in Sanità” durante Welfair – La fiera del fare sanità. Secondo Alberto Bozzo, esperto di AI applicata alla sanità e relatore del panel, «le opportunità dell’AI siano enormi, ma solo se correttamente guidate e indirizzate da programmi di formazione e alfabetizzazione».

L’alfabetizzazione digitale deve partire dal basso

«La conoscenza e la consapevolezza sull’intelligenza artificiale devono coinvolgere non solo gli operatori sanitari, ma anche i cittadini» spiega Bozzo. «Il paziente deve capire che cos’è un algoritmo, che cos’è un sistema come ChatGPT, e quali rischi e potenzialità comporta. La formazione non deve restare confinata ai tecnici, ma deve estendersi all’utenza: solo così si costruisce fiducia e si riduce la diffidenza verso strumenti che possono davvero migliorare l’esperienza di cura. Questa alfabetizzazione dal basso – secondo Bozzo – è la condizione essenziale per far convivere l’innovazione con l’etica e la sicurezza».

Regole e governance

Altro punto determinante riguarda la governance dell’intelligenza artificiale nell’ambito sanitario. Secondo Bozzo, è necessario un «atteggiamento pragmatico e “umano” nella regolamentazione. Il regolatore deve essere comprensivo delle potenzialità di questi strumenti e imparare a dare fiducia agli sviluppatori. Servono sviluppatori etici, supervisionati da autorità come Agenas o altre strutture nazionali competenti, capaci di garantire qualità, sicurezza e trasparenza. Il rischio è quello di una sanità a più velocità, in cui sistemi normativi troppo rigidi o disomogenei potrebbero rallentare l’innovazione in Europa, spingendo pazienti o operatori verso altri Paesi “più agili” dal punto di vista tecnologico e regolatorio».

L’AI come possibile alleata

L’intelligenza artificiale può avere un impatto concreto anche sulla riduzione del carico burocratico e gestionale del personale sanitario. «L’AI può alleggerire i medici da molte attività amministrative – spiega Bozzo – come la compilazione dei referti, la gestione documentale o perfino la logistica clinica, ad esempio la gestione dei carrelli d’emergenza. È un ecosistema che, se ben integrato, può restituire tempo alla relazione medico-paziente e migliorare l’efficienza complessiva del sistema sanitario. Tuttavia – conclude Bozzo – l’intelligenza artificiale non sostituisce il medico. Può diventare un potente alleato, a patto che resti uno strumento al servizio dell’uomo, e non viceversa».

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di Bernardino Ziccardi

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