La denuncia della SIP: «La salute si costruisce da bambini, ma l’infanzia rimane ai margini»

Denatalità, prevenzione e cronicità: il SSN privilegia gli adulti e trascura i bambini, mentre la SIP chiede l'estensione del pediatra fino alla maggiore età
Denatalità, prevenzione e cronicità: il SSN privilegia gli adulti e trascura i bambini, mentre la SIP chiede l'estensione del pediatra fino alla maggiore età

Mai come oggi la scienza dimostra che la salute si costruisce nei primi anni di vita. Eppure, proprio mentre aumentano cronicità e costi legati all’invecchiamento, l’infanzia resta ai margini delle politiche sanitarie e sociali. È questo il paradosso emerso alla Giornata Nazionale della Pediatria promossa per la prima volta dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) al Ministero della Salute, con l’obiettivo di riaffermare il valore culturale e sociale della pediatria in un sistema sempre più orientato verso la gestione della cronicità dell’anziano.

Una società adultocentrica che non investe nel futuro

«Viviamo in una società adultocentrica a cominciare dalla denatalità: secondo gli ultimi dati ISTAT, le nascite sono scese sotto le 355.000 unità annue, un nuovo minimo storico passato quasi sotto silenzio. Mettere i bambini e la loro salute futura al centro dell’agenda del Paese non significa solo avere adulti più sani, ma anche garantire la sostenibilità del sistema», afferma il Presidente SIP Rino Agostiniani.

A dirlo è la scienza: la buona salute non inizia nella vita adulta, ma molto prima ed è lì che si gioca la prevenzione. Alimentazione, ambiente, condizioni sociali e cure ricevute nei primi anni di vita costruiscono il profilo di salute nel tempo di un individuo. Studi che saranno presentati all’81° Congresso Italiano di Pediatria, che si terrà dal 27 al 29 maggio a Padova, mostrano che già alla nascita si possono osservare segnali di invecchiamento dell’organismo, ad esempio nei bambini nati pretermine. Cellule giovanissime che mostrano segni di fragilità precoce. Anche sul piano economico le evidenze sono chiare: ogni euro investito in prevenzione può generare ritorni fino a 16 euro, tra minori spese sanitarie e maggiore produttività.

Nonostante queste evidenze oggi l’infanzia sembra sotto assedio: solitudine, aumento delle patologie croniche, disagio psicosociale, impoverimento delle famiglie, riduzione delle coperture vaccinali, stili di vita nocivi, sovrappeso e obesità, impennata dei disturbi neuropsichiatrici. «Bisogna prendersi cura di queste fragilità per avere una popolazione adulta in buona salute, integrando la prevenzione nei programmi scolastici, insegnando ai bambini a riconoscere i comportamenti che mettono a rischio la salute per prepararli ad essere cittadini consapevoli» aggiunge Agostiniani.

Pediatri fino a 18 anni: non solo sul territorio, anche in ospedale

Dalla prevenzione all’assistenza il sistema sanitario fatica a rispondere a bisogni di salute dell’età evolutiva profondamente cambiati. In Italia l’assistenza sul territorio dal pediatra di famiglia è garantita solo fino ai 14 anni, mentre in ospedale il passaggio ai percorsi per adulti avviene senza criteri uniformi: a 14, 16 o 18 anni a seconda di dove ci si trova.

Le linee programmatiche della riforma della medicina territoriale annunciate dal Ministro della Salute Orazio Schillaci prevedono l’estensione dell’assistenza territoriale pediatrica fino ai 18 anni, una richiesta che la comunità pediatrica porta avanti da tempo nella convinzione che sia il pediatra la figura più adatta ad accompagnare il bambino lungo l’adolescenza.

Ma il rischio è che la riforma resti a metà se non coinvolge anche gli ospedali. I numeri lo dimostrano: circa un bambino su quattro viene ricoverato in reparti per adulti secondo i dati della Fondazione ABIO riguardante la fascia 0-18 anni. Tra i 15 e i 18 anni la quota sale fino al 70%. In termini assoluti, si tratta di oltre 100.000 tra bambini e adolescenti ogni anno. Una tendenza che si conferma anche nelle terapie intensive, dove quasi un ricovero su due avviene in strutture per adulti. Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni non solo sul territorio, ma anche in ospedale, significa garantire continuità di cura e percorsi davvero coerenti con l’età evolutiva.

I nuovi bisogni di salute e il pediatra del futuro

«La pediatria ospedaliera dei prossimi anni sarà profondamente diversa», sottolinea Alberto Villani, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa Pediatria Generale, Malattie Infettive e DEA dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. «A pesare saranno fattori già evidenti: denatalità, aumento dei casi complessi e cronici, crescita dei disturbi neuropsichiatrici, bambini sempre più fragili perché nati prematuri o grazie alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, che oggi rappresentano una quota crescente delle nascite (nel 2022 il 4,3% dei nati, pari a oltre 16.700 bambini). Serviranno forse meno pediatri ma con competenze specifiche per gestire pazienti complessi e nuovi bisogni di salute. E serviranno ospedali ripensati: spazi, servizi e organizzazione dovranno essere realmente a misura di bambino e adolescente», aggiunge Villani. Di certo il pediatra «non può limitarsi a curare, ma deve comprendere e prevenire, accompagnare lo sviluppo del bambino in tutte le sue dimensioni, clinica, psicologica e sociale».

Ricerca pediatrica, priorità da rafforzare

In questo scenario il rafforzamento delle cure primarie è centrale. «Il pediatra di famiglia è il primo presidio di prevenzione e di prossimità per bambini, adolescenti e famiglie», dichiara Antonio D’Avino, Presidente nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri. «Estendere l’assistenza pediatrica fino ai 18 anni significa riconoscere che l’età evolutiva non si interrompe a 14 anni e che l’adolescenza richiede competenze specifiche, continuità di relazione e capacità di intercettare precocemente fragilità cliniche, psicologiche e sociali. Per questo la sfida decisiva è rafforzare le cure primarie, integrandole sempre di più con scuola, territorio e ospedale, affinché ogni bambino possa essere accompagnato in un percorso di crescita e di salute continuo e appropriato».

Una buona assistenza però non può esistere senza una buona ricerca, sottolinea Annamaria Staiano, Past President SIP e Presidente ESPGHAN: «Non si tratta solo di aumentare i fondi, ma di cambiare il modo in cui la ricerca è organizzata e percepita. È necessario migliorare il coordinamento tra consorzi e reti pediatriche e adeguare tempi e risorse, perché la ricerca pediatrica è più complessa e costosa rispetto a quella sugli adulti. Occorre compiere passi audaci per passare da una mentalità che protegge i bambini dalla ricerca a una che li protegge attraverso la ricerca».

Territorio, formazione e cure primarie: la sfida decisiva

Ma soprattutto sarà necessario rafforzare il ruolo delle cure primarie e degli ospedali di secondo livello, a partire dalla formazione. «È fondamentale sviluppare una vera specializzazione che formi i pediatri del domani negli ospedali e sul territorio, con una rete formativa ampia e di qualità – evidenzia Antonio Corsello, Presidente Osservatorio Nazionale Specializzandi in Pediatria – consentendo a tutti, di fronte a un percorso che va sempre più accorciandosi e con un numero di specializzandi in continuo aumento, di poter avere una formazione all’altezza, completa e che possa consentire agli oltre 4.000 colleghi di entrare nel mondo del lavoro in modo rapido e chiaro».

Perché è da qui, dai bambini, che si costruisce la salute degli adulti e la sostenibilità futura del Paese. «Ogni giorno dell’anno è legato ad una ricorrenza, ad un tema, alla celebrazione di un evento. La Società Italiana di Pediatria ha voluto promuovere la Giornata Nazionale della Pediatria, che non sarà l’ennesima data da aggiungere al calendario, ma un appello corale di tutte le anime della pediatria alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni a promuovere azioni concrete che tutelino la dignità e i diritti di ogni bambino e adolescente. E tutto questo, come è emerso chiaro dall’incontro, attraverso la consapevolezza dei nuovi bisogni di salute, di una ricerca fondamentale e di una prevenzione indispensabile per una crescita armonica e sana», conclude il Vicepresidente SIP Pietro Ferrara.

Le 4 richieste della pediatria per il futuro della salute

  • Denatalità e investimento sull’infanzia: contrastare il calo delle nascite e riportare i bambini al centro delle politiche sanitarie e sociali, riconoscendo che la salute si costruisce nei primi anni di vita;
  • Educazione sanitaria a scuola: integrare la prevenzione nei programmi scolastici, per formare cittadini più consapevoli e promuovere corretti stili di vita fin dall’infanzia;
  • Pediatra fino a 18 anni, anche in ospedale: estendere l’assistenza pediatrica fino alla maggiore età su tutto il territorio e negli ospedali, per garantire continuità di cura e percorsi adeguati all’età evolutiva;
  • Ospedali a misura di bambino e adolescente: ripensare spazi, servizi e organizzazione sanitaria per rispondere ai bisogni specifici dei più giovani.

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di Arrigo Bellelli

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