L’Emilia-Romagna dalla settimana scorsa segue la Toscana e la Sardegna nell’approvare una legge regionale sul suicidio medicalmente assistito (SMA). Dal 2019 la Corte costituzionale ha reso legale questa pratica ma, nonostante i suoi numerosi richiami, il legislatore nazionale non ha mai provveduto a stilare una normativa comune su tutto lo Stivale per equipararne accesso e modalità. Di conseguenza, sta alle singole amministrazioni regionali, forti della concorrenzialità della competenza sanitaria fra Regioni e Stato centrale, creare tale assetto normativo entro determinati limiti previsti dalla Corte. Fino a ora le uniche ad aver creato una legge regionale sul SMA, basate sulla proposta dell’associazione Luca Coscioni, sono state tutte amministrazioni guidate dal campo largo: Toscana, Emilia-Romagna (presiedute rispettivamente dai Dem Eugenio Giani e Michele De Pascale) e la Sardegna (guidata dalla pentastellata Alessandra Todde).
Non sono mancati negli anni corsi e ricorsi nei confronti delle precedenti azioni legislative su questa materia dall’alto tasso ideologico. La sentenza n. 204/2025 della C.C., pur dichiarando l’illegittimità di alcune parti della legge regionale toscana sul SMA, ha respinto le censure statali sull’intero provvedimento, riconoscendo che le Regioni possono intervenire sul piano organizzativo e procedurale nell’ambito della tutela della salute e che tale potestà non possa ritenersi preclusa dalla circostanza che lo Stato non abbia ancora provveduto alla approvazione di una legge che disciplini in modo organico, sull’intero territorio nazionale, l’accesso alla procedura medicalizzata di assistenza al SMA. L’Emilia-Romagna tramite il Comitato Regionale per l’Etica nella Clinica e il Direttore Generale Cura della Persona, Salute e Welfare ha quindi definito il ricorso al SMA secondo gli inderogabili criteri definiti dalla giurisprudenza costituzionale.
Cosa prevede la legge
La legge regionale ha l’obiettivo di assicurare la coerenza tra i principi costituzionali, la legislazione statale che definisce i diritti fondamentali (tra cui il diritto alla cura e all’autodeterminazione) e l’organizzazione dei servizi sanitari sul piano territoriale. Il fine è quello di dare piena attuazione e garantire equità di accesso e medesime condizioni, con rango di legge, a tutti i pazienti emiliano-romagnoli che presentino i requisiti che rendono non punibile il SMA.
Il paziente deve rispondere ai seguenti requisiti identificati dalla Consulta per accedere al SMA:
- Essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale;
- Essere affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili;
- Essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli;
- Aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative;
- Una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale verifica positivamente, attraverso garanzie procedurali rigorose, la sussistenza di tutte queste condizioni.
Il cardine della legge è la commissione di valutazione multidisciplinare: struttura del Servizio Sanitario Regionale su base territoriale, ovvero per Area Vasta, che avrà il compito di accertare la sussistenza dei requisiti clinici e personali per l’accesso alla procedura di SMA. Inoltre, dovrà definire e verificarne le relative modalità di attuazione. La Commissione di valutazione multidisciplinare è composta dalle seguenti professionalità cliniche:
- Medico palliativista;
- Anestesista rianimatore;
- Medico legale;
- Psichiatra;
- Medico specialista nella patologia di cui è affetto il richiedente;
- Farmacologo o farmacista;
- Psicologo;
- Infermiere.
Ove richiesto dall’interessato, può partecipare alla CoVam il Medico di Medicina Generale o altro medico di fiducia da lui indicato, esclusivamente con funzioni di consulenza nei rapporti con la Commissione stessa. Spetta, infine. Alle aziende sanitarie competenti fornire l’accesso al farmaco necessario alla pratica o gli strumenti necessari per l’eventuale autosomministrazione.
Le reazioni
Alice Parma del Partito Democratico ha sottolineato come la proposta della Regione vada a dare risposta a problemi reali e come non sia giusto contrapporre le cure palliative al suicidio medicalmente assistito, mentre Nicola Marcello di Fratelli d’Italia ha affermato come da parte del centrosinistra ci sia stata una fuga in avanti e che prima del suicidio medicalmente assistito occorra potenziare le cure palliative.
Il Presidente De Pascale ha aggiunto: «La nostra legge non è in contraddizione con quanto abbiamo sempre sostenuto: resta infatti inaccettabile che su una materia così delicata come il SMA possano esistere venti discipline diverse, una per ogni Regione. L’Emilia-Romagna non interviene per modificare le condizioni di accesso definite dalla Corte costituzionale, ma per garantire che, su tutto il territorio regionale, le procedure siano uniformi, trasparenti e rispettose dei diritti delle persone».
«La nostra ambizione è che l’Emilia-Romagna sia la Regione più forte e inclusiva nell’offerta delle cure palliative, affinché chi si trova in queste condizioni possa ricevere la migliore assistenza possibile. E, nei casi in cui, nel rispetto della legge e delle decisioni della Corte costituzionale, una persona scelga di richiedere il SMA, vogliamo garantire un percorso improntato a umanità, trasparenza, professionalità e uguali diritti in tutto il territorio regionale. Ma come ho sempre detto – ha concluso De Pascale – il punto di arrivo non può che essere una legge nazionale, capace di garantire gli stessi diritti e le stesse tutele in tutto il Paese».
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