Gli italiani mangiano sempre più cibi ultraprocessati

Gli adulti e i maschi sono le popolazioni che hanno peggiorato maggiormente il loro regime alimentare allontanandosi dalla dieta Mediterranea
Gli adulti e i maschi sono le popolazioni che hanno peggiorato maggiormente il loro regime alimentare allontanandosi dalla dieta Mediterranea

Lo studio attesta che le diete degli italiani sono gradualmente peggiorate dall’inizio del millennio. Infatti, nonostante l’adesione complessiva alle raccomandazioni dietetiche appaia relativamente stabile, è aumentato il consumo di cibi ultraprocessati. Il motivo di questo declino nella qualità dei regimi alimentari degli italiani secondo Laura Rossi, Direttrice del Reparto Alimentazione, Nutrizione e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e redattrice della ricerca, sono le linee guida che non differenziano esplicitamente tra alimenti ultraprocessati e alimenti minimamente processati.

La struttura della ricerca

L’indagine ha esaminato come si è evoluto il consumo alimentare degli italiani dal biennio 2005-2006 al triennio 2018-2020. I dati analizzati provengono dall’Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea. Per stimare la qualità della dieta, sono stati applicati due indici:

  • AIDGI (Adherence to Italian Dietary Guidelines Indicator), adattato per esprimere il consumo in grammi al giorno sulla base delle linee guida italiane.
  • WISH2.0 (World Index for Sustainability and Health), in una versione aggiornata che integra raccomandazioni di salute e sostenibilità.

È stata osservata la proporzione di nutrienti e calorie derivanti da ciascun gruppo NOVA, che spaziano da 1 (cibi processati) a 4 (cibi ultraprocessati). I cibi ultraprocessati nel 2020 costituivano il 6% del consumo totale in peso di alimenti in Italia, ma il 23% dell’apporto calorico. Invece, il consumo di alimenti processati si attestava all’11%, mentre il loro contributo all’apporto energetico a circa il 28%.

I risultati

L’analisi dei dati ha evidenziato cambiamenti significativi nelle abitudini alimentari degli italiani, con andamenti differenti tra adulti e anziani e tra uomini e donne. Anziani e donne, infatti, hanno ottenuto punteggi migliori nei due indici, dimostrando quindi una maggiore resistenza agli stili alimentari occidentali. I ricercatori hanno osservato una diminuzione nel consumo di carboidrati complessi (pane, pasta, riso), frutta e verdura tra gli adulti, e un aumento degli alimenti discrezionali (snack salati, dolci e bevande zuccherate), soprattutto tra gli anziani di sesso maschile. I consumi di carne rossa e alcolici rimangono elevati tra gli uomini, mentre le donne mostrano comportamenti più attenti e salutari. Fra i giovani è stata riscontrata una graduale ma costante crescita nel consumo di cibi ultraprocessati. Queste differenze evidenziano la necessità di interventi sensibili al genere e all’età.

L’adesione media alle raccomandazioni risulta bassa, attestandosi attorno al 50%. L’aumento del consumo di alimenti ultraprocessati e la diminuzione di quelli vegetali indicano un allontanamento dalla Dieta Mediterranea, con potenziali ripercussioni sulla salute. Nonostante ciò, l’Italia si posiziona relativamente bene rispetto ad altri paesi europei per quanto riguarda il consumo di cibi ultraprocessati. Lo studio sottolinea l’importanza di integrare la sostenibilità ambientale nelle linee guida nutrizionali nazionali, promuovendo una maggiore consapevolezza sugli effetti dei cibi ultraprocessati. Sono necessari interventi educativi mirati, adattati alle fasce d’età e alla condizione socio-economica.

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI