Il caro affitti e la crisi degli alloggi si conferma una delle emergenze sociali più pressanti. La crisi abitativa, che colpisce maggiormente le grandi città come Roma e Milano ma non manca di farsi sentire anche in provincia, compare fra i numerosi problemi che minano l’attrattività delle professioni sanitarie. Per rispondere a tale tematica, la Regione Veneto ha lanciato il progetto Generazione Casa, il cui intento è quello di contribuire a trattenere il personale sanitario che, spesso, è costretto ad andarsene per trovare un equilibrio economico dignitoso.
Le risorse saranno impegnate privilegiando progetti immediatamente cantierabili e capaci di generare un rapido aumento dell’offerta abitativa a canoni accessibili. L’obiettivo è attivare un effetto leva, utilizzando il contributo pubblico come strumento di riduzione del rischio per operatori, proprietari e investitori istituzionali.
La crisi abitativa
Il Rapporto Oxfam sul diritto alla casa attesta che tra il 2015 e il 2023 i prezzi delle abitazioni hanno registrato un aumento medio del 48%, con picchi straordinari come il +173% in Ungheria, mentre gli affitti sono saliti del 18% nello stesso periodo. Per l’aggravarsi del fenomeno della povertà abitativa in Europa per cui circa il 9% di cittadini spendono più del 40% del loro reddito in costi associati all’abitazione, il tema della crisi abitativa ha acquisito nuova centralità nel dibattito politico in Europa. A testimonianza della portata del tema, agli albori della presente legislatura la Presidente della Commissione UE Ursula Von Der Leyen ha nominato per la prima volta un Commissario dedicato al tema dell’housing: il danese Dan Jørgensen.
La cultura abitativa italiana, differentemente dal resto d’Europa, è fortemente radicata nel principio della proprietà della casa. Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, risalenti al 2021, il 70,8% delle famiglie risulta essere proprietaria dell’immobile abitato, mentre solamente il 20,5% vive in affitto e l’8,7% in usufrutto o a titolo gratuito. L’affitto è più diffuso tra le famiglie meno abbienti, con un’incidenza del 31,8% di affitti a fronte dell’11,3% che si registra invece tra le famiglie più benestanti, i giovani, le persone sole, le famiglie monogenitore con figli minori e le famiglie numerose. È chiaramente molto diffuso anche in famiglie in cui il principale percettore di reddito è disoccupato e tra le famiglie composte da stranieri in cui la percentuale di affitti raggiunge il 73,8%.
Va sottolineata la forte correlazione che vi è tra le persone che vivono in affitto e l’incidenza della povertà assoluta: nel 2021 le famiglie che vivono in affitto corrispondono al 45,3% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta del 18,5% contro il 4,3% di quelle che vivono in abitazioni di proprietà.
L’iniziativa della Regione Veneto
Nella presentazione del programma, il Governatore Alberto Stefani ha dichiarato il suo duplice obiettivo: «Dare un’abitazione a chi lavora ma non può permettersi affitti sul mercato privato e non rientra nelle graduatorie dell’edilizia pubblica e, contemporaneamente, reperire risorse per iniziare a recuperare gli 8.800 alloggi popolari oggi sfitti che necessitano di riqualificazioni o ristrutturazioni. Non si tratta solo di una scelta di equità ma di una leva di sostenibilità per le Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale, che contribuirà al processo di manutenzione del nostro patrimonio abitativo e di recupero di quello esistente e abbandonato. È necessario intervenire per risolvere la situazione per cui aumentano le case sfitte e cresce la dipendenza da contributi regionali e statali delle persone in stato di necessità».
Questo investimento per il Piano Casa si colloca all’interno di una strategia pluriennale e rappresenta una delle prime applicazioni della riprogrammazione dei fondi europei approvata recentemente dalla Giunta regionale. Grazie all’adesione ai nuovi Regolamenti europei sul riesame intermedio della politica di coesione 2021–2027, la Regione Veneto ha potuto rimodulare i Programmi Fesr e Fse+, ottenendo due vantaggi strategici: l’aumento della quota di cofinanziamento europeo dal 40 al 50% e un’estensione dei tempi di attuazione di un anno. Quest’ultima consentirà una programmazione più efficace e realistica degli interventi.
La riprogrammazione dei fondi comunitari permetterà un finanziamento di 50 milioni di euro del progetto ed «è solo l’inizio di un ampio e innovativo spettro di interventi per andare incontro alle necessità di fasce della popolazione particolarmente in difficoltà. Penso ai giovani, ai caregiver, pure agli anziani e alle coppie che faticano ad ottenere un mutuo o a pagare un affitto» ha detto Stefani.
L’esodo di infermieri verso il Sud
L’iniziativa della Regione Veneto non si tratta dell’unica misura atta a contrastare la crisi abitativa dei professionisti sanitari. Infatti, il Consorzio Colibrì e il Comune di Bologna hanno organizzato una foresteria temporanea per gli infermieri, che hanno così a disposizione un alloggio gratuito per un anno. Progetti del genere sono stati avviati al Nord Italia non solo perché dotate di una programmazione economica che ne ha permesso lo sviluppo, ma anche perché, controintuitivamente se si pensa alla dinamica comune nel nostro Paese, gli infermieri del Settentrione cercano di stabilirsi al Mezzogiorno. Infatti, raramente le indennità e le politiche locali garantiscono al personale sanitario di base di far fronte al caro vita del Nord e alla crisi abitativa.
A parità di contratto nazionale, il costo della vita fa da padrone con affitti più bassi e spese quotidiane più facilmente sostenibili. Per questo motivo un recente avviso di mobilità per l’assunzione di 349 infermieri in Calabria è stato preso d’assalto anche dai colleghi Settentrionali. Il problema non riguarda solo la sanità pubblica: i vuoti di organico si registrano anche negli ambulatori, negli ospedali accreditati e nelle RSA. Esperienze come quelle dell’ASST Lariana dimostrano come l’attrattività professionale ha molte sfaccettature, ma allo stesso tempo anche molte strade che è possibile percorrere per trovare soluzioni.
