Nel 2100 un europeo su sette sarà ultraottantenne

La popolazione europea sta inesorabilmente invecchiando e l’Italia è il paese più anziano d’Europa, con impatti significativi su sanità, welfare e sostenibilità economica
La popolazione europea sta inesorabilmente invecchiando e l’Italia è il paese più anziano d’Europa, con impatti significativi su sanità, welfare e sostenibilità economica

L’Europa si trova di fronte ad una delle sfide più complesse da gestire. Una trasformazione demografica senza precedenti. A certificarlo sono i dati Eurostat che confermano un invecchiamento progressivo e inarrestabile della popolazione dell’Unione Europea (UE). L’età media è salita a 44,9 anni al primo gennaio 2025 e gli over 65 rappresentano ormai il 22% della popolazione totale. L’allarme sta ridefinendo profondamente i sistemi sanitari nazionali, le politiche di welfare e l’organizzazione stessa delle società europee.

Lo dimostrano le proiezioni al 2100 che delineano un continente con servizi alla persona malata sotto pressione e la necessità di riforme strutturali e modelli assistenziali innovativi. L’Italia si conferma il paese più vecchio dell’UE, con un’età media di 49,1 anni e il 24,7% di popolazione over 65, seguita da Portogallo e Bulgaria. Due estremi obbligano ad una riflessione profonda. Bassa natalità e aumento della longevità. L’UE deve interrogarsi sulla sostenibilità dei servizi sanitari, sulla gestione delle cronicità e sulla capacità dei sistemi di welfare di rispondere a bisogni sempre più complessi.

Italia, il paese più vecchio d’Europa

Vista l’età media corrispondente ai già citati 49,1 anni, il nostro Paese vanta un altro record. La quota maggiore di over 65, ammontante al 24,7% dell’intera popolazione italiana. A fronte di ciò, non siamo capaci di ribaltare il trend in cronico aumento. Questo perché l’Italia registra anche una delle quote più basse di bambini (nella fascia 0-14 anni) dell’intera UE, ovvero solo l’11,9%, al pari di Malta e Portogallo. Il paradosso si conferma con la percentuale più elevata di persone anziane, superando questa volta il Portogallo e la Bulgaria. Curiosando nel versante opposto, notiamo che l’Irlanda si dimostra uno stato relativamente giovane con i suoi 18,5% di bambini e solo un 15,7% di over 65, seguita dal Lussemburgo che presenta una percentuale di bambini che si assesta al 15,7% quasi alla pari della fascia d’età cosiddetta anziana (15,2%).

La fascia degli over 80, considerata il segmento più fragile e bisognoso di assistenza sanitaria continuativa, ha raggiunto il 6,2% della popolazione UE, con picchi in Italia, Grecia e Portogallo. Tra l’altro si stima che a fine secolo tale percentuale salita al 15,3% con un aumento di 2,5 volte. Questo dato è particolarmente significativo perché gli ultraottantenni assorbono una quota sproporzionata delle risorse sanitarie, con tassi di ospedalizzazione e necessità di cure domiciliari nettamente superiori rispetto alle altre fasce d’età.

La trasformazione della piramide demografica

La classica piramide demografica, con base larga di giovani e vertice stretto di anziani, si sta lentamente rovesciando. Questo fenomeno deriva dalla combinazione di due fattori precedentemente citati: il calo della natalità e l’aumento della longevità. La fertilità europea è crollata, oggi i dati parlano di una media intorno a 1,5 figli per donna, con punte minime in Italia, Spagna e Polonia. Le motivazioni sono molteplici: politiche non a supporto della genitorialità, situazioni economiche insostenibili per più di un figlio, lavori possibilmente usuranti.

Il confronto tra le piramidi dell’età per il 2025 e il 2100 conferma l’invecchiamento della popolazione. Nei prossimi decenni, si prevede che il numero di anziani aumenterà significativamente. Entro il 2100, la piramide assumerà più la forma di un blocco, restringendosi notevolmente al centro (intorno alla fascia di età 45-54 anni). Le due dinamiche, sommate, generano un risultato evidente, ma complesso da governare: più anziani che vivono a lungo, meno giovani che entrano nel mercato del lavoro e che contribuiscono a sostentare e quindi finanziare le pensioni degli attuali anziani, i loro servizi sanitari e la loro assistenza.

Proiezioni al 2100: invecchiamento, fenomeno in crescita

Le proiezioni demografiche Eurostat al 2100 delineano uno scenario di ulteriore invecchiamento. La popolazione UE raggiungerà il picco di 453,3 milioni nel 2026, per poi iniziare un declino progressivo fino a 419,5 milioni nel 2100. Gli over 65 cresceranno fino a rappresentare il 32,5% della popolazione totale, con un incremento di 10,9 punti percentuali rispetto al 2025.

Ancora più drammatica la crescita degli over 80, che triplicheranno la loro quota passando dal 6,1% al 15,3%. In altre parole, nel 2100 un europeo su sette avrà più di 80 anni. Queste proiezioni, elaborate sulla base di ipotesi conservative su fertilità, mortalità e migrazioni, rappresentano uno scenario quasi inevitabile senza interventi radicali. La trasformazione della piramide in un blocco demografico sarà completa, con conseguenze profonde su economia, welfare e organizzazione sociale.

Cosa significa tutto questo per il Servizio Sanitario Nazionale?

  • Velocizzare la piena applicazione del DM77;
  • organizzare più assistenza territoriale e domiciliare;
  • creare percorsi integrati tra sanità e sociale, così da rallentare le conseguenze delle malattie croniche;
  • potenziare la presa in carico della non autosufficienza;
  • dare supporto ai caregiver familiari, alle famiglie e valutare l’impiego della figura dell’assistente familiare.

I tassi di ospedalizzazione crescono drasticamente con l’età. Gli over 65 rappresentano circa il 50% dei ricoveri ospedalieri ordinari, con una degenza media superiore del 30-40% rispetto ai pazienti più giovani. Le cause principali di ricovero sono eventi acuti (ictus, infarti, fratture da caduta) e riacutizzazioni di patologie croniche (scompenso cardiaco, BPCO).

Invecchiamento. Cosa fare?

L’invecchiamento è diventato un processo fisiologico, da governare e non certo da arginare. Rappresenta la normale evoluzione di un sistema Europa non più in grado di valorizzare e favorire l’aumento della natalità. Troppa instabilità, troppe poche politiche a favore della genitorialità stanno obbligando le coppie a ridimensionare anche il desiderio di diventare genitori.

A questo punto anche i sistemi sanitari, e le società nel loro complesso, dovranno convivere con i dati finora esposti. Sarà necessario oltre che sugli aspetti poc’anzi elencati, investire in prevenzione, programmare il fabbisogno di personale sanitario, integrare politiche demografiche e di welfare. L’anzianità non è solo sinonimo di costi sanitari. Le persone over 65 sono a tutti gli effetti ancora unità produttive, per il lavoro stesso e come aiuto ai figli, occupandosi dei nipoti.

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di Muzio Stornelli

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