Il 38° Congresso Nazionale della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) ha trasformato Roma in un crocevia della medicina preventiva, con oltre 3.200 medici riuniti per affrontare uno dei temi più urgenti del nostro tempo: come far coincidere l’età che si accumula sui documenti con quella che il corpo effettivamente esprime. Il Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi ha portato la voce della politica in un contesto scientifico di alto livello. «La presenza della tematica sportiva contribuisce in modo assolutamente significativo agli studi di vita», ha detto, sottolineando come l’obiettivo comune sia «lavorare nell’informazione e nella diffusione delle migliori pratiche» e mettere a disposizione «la ricerca scientifica in frontiere sempre più avanzate per cercare di superare i limiti per i quali l’organismo è portatore».
Il presidente della FMSI Maurizio Casasco ha parlato di grande successo organizzativo, ricordando che la partecipazione dei ministri Abodi, Schillaci e Bernini nella stessa edizione rappresenta un segnale politico importante. «L’età si allunga di tre ore al giorno», ha osservato Casasco, e questo impone di conseguenza il trasferimento delle conoscenze acquisite nello sport olimpico all’intera popolazione e al Servizio Sanitario Nazionale, attraverso «un esercizio fisico prescritto, al pari di un farmaco, da uno specialista in medicina dello sport». Il vicepresidente Marco Scorcu ha poi messo a fuoco un ambito spesso trascurato: la fascia adolescenziale, «quel periodo di precarietà» tra pediatra e medico di base in cui il professionista dello sport può intercettare i ragazzi, verificarne lo stato vaccinale e fornire indicazioni calibrate sul loro status di atleti.
Un programma scientifico denso
Le quattro sessioni della giornata hanno coperto un ampio ventaglio di temi, dalla longevità muscolare alle neuroscienze, passando per nutrizione e medicina di genere. Francesco Landi, direttore del Dipartimento Scienze dell’Invecchiamento della Fondazione Policlinico Gemelli, ha ricordato che «la longevità è una partita che si gioca lungo tutta la vita»: il muscolo comincia a declinare intorno ai 40-50 anni, e agire in maniera preventiva attraverso esercizio fisico e alimentazione corretta è la strada maestra per guadagnare anni in buona salute.
Massimo Sacchetti, rettore dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico, ha aggiunto il concetto di «flessibilità metabolica», da stimolare variando il più possibile il tipo di attività fisica e scegliendo quella che più si adatta alle proprie inclinazioni. Inoltre, Stefano Righetti ha illustrato il ruolo dei carboidrati nella modulazione dell’infiammazione: assunti correttamente prima, durante e dopo lo sforzo, «attivano i meccanismi che vanno a risolverla, con effetti positivi sul recupero e sulla riparazione del danno muscolare».
Neuroscienze, genere e movimento: le nuove frontiere
La sessione dedicata alle neuroscienze ha aperto scenari di grande interesse clinico, esplorando il ruolo dell’esercizio fisico nella gestione di patologie neurodegenerative e psichiatriche. I relatori hanno affrontato come l’attività motoria strutturata possa diventare uno strumento terapeutico concreto per pazienti con Alzheimer, Parkinson e depressione, affiancando o integrando i trattamenti farmacologici tradizionali. Non si tratta di un approccio complementare di secondo piano: la ricerca presentata al congresso colloca l’esercizio fisico tra le leve più efficaci per rallentare il declino cognitivo e migliorare la qualità della vita in queste popolazioni. Il messaggio che ne emerge rafforza la visione complessiva del congresso: la medicina sportiva non serve soltanto all’atleta, ma all’intera popolazione, in ogni fase della vita e in presenza di fragilità anche significative.
Il pomeriggio ha poi portato al centro del dibattito un tema di grande attualità con la sessione Donna e movimento, introdotta da Luigi Di Luigi del Comitato Scientifico della Federazione Italiana e Internazionale con un approfondimento particolareggiato su gender e sport. Un ambito che la comunità scientifica considera ancora non indagato a dovere rispetto alle reali esigenze delle atlete e delle donne attive, e che richiede protocolli di prescrizione motoria calibrati sulle specificità fisiologiche e ormonali femminili. L’inclusione di questa sessione nel programma congressuale segnala una presa di coscienza collettiva: fare medicina sportiva oggi significa anche saper leggere il movimento attraverso la lente del genere.
