L’allarme del CREA: le riforme al SSN non possono più aspettare

Il SSN perde aderenza ai bisogni reali mentre nel frattempo aumenta la spesa privata e resta incompiuta l’integrazione sociosanitaria
Il SSN perde aderenza ai bisogni reali mentre nel frattempo aumenta la spesa privata e resta incompiuta l’integrazione sociosanitaria

Con l’obiettivo di salvaguardare, e anzi rendere più efficace e sostenibile, la tutela pubblica della salute, il Centro per la Ricerca Economica Applicata in sanità (CREA) ritiene che alcune revisioni siano divenute ormai improcrastinabili. All’interno dell’ultima edizione del suo Rapporto CREA, arrivato alla 21° edizione, il Centro lancia un monito che appare, purtroppo, sempre più chiaro: il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) si sta discostando sempre di più dai bisogni reali dei cittadini, i quali si rivolgono sempre di più al privato.

I principi da salvaguardare

Universalismo, globalità, equità, umanizzazione, appropriatezza ed efficienza rimangono i principi validi da inseguire e salvaguardare per il CREA. Tuttavia, per il loro raggiungimento vanno aumentati gli sforzi. Non di meno la globalità delle risposte va estesa: dal percorso strettamente clinico (dalla prevenzione al fine vita) a quello ibrido. Quest’ultimo comprende più in generale i bisogni e le questioni sociali. De facto, l’integrazione sociosanitaria è una chimera. Perciò sarebbe opportuno che tutte le risorse venissero riassunte sotto un’unica governance, trasformando il SSN in un servizio per le prestazioni di tutela in natura. Anche l’umanizzazione va meglio definita: ad esempio si auspica che diventi un diritto della popolazione quello di avere servizi che oltre ad essere di alta qualità clinica, garantiscano l’impegno a minimizzare l’impatto della malattia sulla quotidianità dei pazienti e delle loro famiglie.

Andrebbe aggiunto un principio che estenda il perimetro della tutela della salute in una logica One Health. Tuttavia, questo richiede in primo luogo che sia definita una esplicita governance nazionale per il coordinamento delle politiche in una logica One Health e che si recuperi l’insegnamento della pandemia di Covid-19 riguardante l’impatto della salute sullo sviluppo economico. Quest’ultimo implica la necessità di coordinamento delle politiche assistenziali con quelle economiche e industriali. In altri termini è necessario un cambio di paradigma per le politiche sanitarie (e in particolare per la regolamentazione pubblica), che devono essere sempre più declinate in termini di sistema salute piuttosto che di servizio sanitario.

L’appropriatezza va ridefinita

La sanità italiana necessita di vedere sotto una nuova luce anche l’appropriatezza, affinché sia realmente declinabile nei contesti di presa in carico delle cronicità. Una sua declinazione strettamente clinica ha ormai poco significato a fronte della crescente multidimensionalità delle risposte. Ne segue che le aspettative della popolazione sono sempre più ampie e, perciò, vanno prese in considerazione, ovviamente definendone la meritorietà sociale.

Come è noto, l’appropriatezza è a fondamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e quindi la sua ridefinizione deve fare i conti con le risorse disponibili. Da questo punto di vista diventa essenziale (in primis per rispetto del principio di equità) che si passi da un razionamento implicito ad uno esplicito. Ovviamente il razionamento esplicito è una scelta politicamente difficile e, per questo, si devono creare le condizioni per un superamento dell’attuale staticità dell’intervento pubblico. Attraverso una nuova fase costituente, ispirata a quella che portò all’istituzione del SSN, sarà possibile dare questo cambio di marcia. La definizione dei criteri è appannaggio della politica, ma si suggerisce, sulle base delle evidenze di discriminazione sofferta dalle quote di popolazione più deprivate, che una prioritizzazione in base all’impatto economico delle cure sui bilanci familiari dovrebbe essere fra i principi guida, malgrado il problema della non credibilità dei dati fiscali di cui soffre il Paese.

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di Arrigo Bellelli

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