Accessi in aumento, mancanza di medici e infermieri, ricorso ai “gettonisti” e migliaia di pazienti bloccati per ore in barella. I Pronto Soccorso italiani continuano a vivere una situazione di crisi e di forte pressione organizzativa. Questa la fotografia scattata dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza-Urgenza, che ha condotto un’indagine su un campione di strutture corrispondente a circa 3 milioni di accessi registrati nel 2025.
Secondo i dati raccolti, gli accessi ai Pronto Soccorso sono aumentati di 1,5 milioni in due anni, con un incremento del 3% rispetto al 2024 e di oltre il 6% rispetto al 2023. Numeri che, secondo Simeu, stanno mettendo sotto stress un sistema già in difficoltà.
La carenza di personale
Uno dei dati più significativi riguarda la carenza di personale. Secondo Simeu, quasi nove Pronto Soccorso su dieci risultano sotto organico, con solo l’11% delle strutture che dichiara di avere una dotazione adeguata di medici e operatori sanitari.
Per garantire la copertura dei turni, molte strutture continuano quindi a ricorrere a prestazioni aggiuntive, contratti libero-professionali e medici gettonisti. Nel 29% dei casi vengono ancora utilizzate anche agenzie esterne, nonostante le indicazioni ministeriali puntino a limitarne l’impiego.
Secondo Simeu, però, il problema non può essere affrontato soltanto con soluzioni temporanee. «Servono interventi strutturali su retribuzioni, riconoscimento professionale, tutele previdenziali e condizioni organizzative», sottolinea Alessandro Riccardi, presidente della società.
Il fenomeno del “boarding”
Tra le criticità rilevate emerge il fenomeno del boarding, ovvero la permanenza in Pronto Soccorso di pazienti già visitati e destinati al ricovero, ma senza un posto letto disponibile nei reparti.
L’indagine riporta come il 70% delle strutture registri quotidianamente pazienti costretti ad attendere in barella, con una permanenza media di 23 ore. In alcuni casi, l’attesa può protrarsi anche più a lungo.
Secondo Simeu, il boarding rappresenta non solo un problema organizzativo, ma anche assistenziale e umano. La permanenza prolungata in barella nei corridoi o nelle aree di emergenza può compromettere la qualità delle cure, aumentare il disagio dei pazienti e aggravare il carico psicologico sugli operatori sanitari.
Sanità territoriale ancora fragile
Secondo l’indagine, poi, ad aggravare la crisi vi è anche una sanità territoriale fragile. Solo il 36% dei Pronto Soccorso dichiara infatti una collaborazione stabile con la sanità territoriale, mentre nel restante 64% il rapporto è sporadico o assente. Inoltre, oltre un terzo delle strutture non è nemmeno in grado di fornire dati certi sui ricoveri verso ospedali di comunità, RSA o lungodegenze.
Un problema per tutto il Sistema Sanitario
La crescita costante degli accessi, associata alla carenza di personale e alla difficoltà di integrazione territoriale, sta trasformando il sovraffollamento dei Pronto Soccorso in una criticità strutturale del Servizio sanitario nazionale.
Il tema non riguarda soltanto l’emergenza-urgenza, ma l’intero equilibrio del sistema sanitario: dalla disponibilità di posti letto all’organizzazione territoriale, fino alla capacità di rendere attrattive le professioni sanitarie. Secondo Simeu, la sfida non è più soltanto gestire l’emergenza quotidiana, ma costruire un modello assistenziale capace di alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire continuità di cura ai pazienti più fragili.
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