Le catastrofi naturali non si possono evitare, ma la risposta si può preparare

In un paese esposto a rischi naturali crescenti, spostare il baricentro dalla gestione alla prevenzione diventa una scelta strategica

L’Italia porta con sé una vulnerabilità geografica strutturale: un territorio fragile, esposto a molteplici tipologie di rischio naturale, che il cambiamento climatico rende oggi ancora più instabile. In questo scenario, Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento della Protezione Civile, affronta un cambio di prospettiva necessario nel modo in cui il paese pensa alla gestione delle emergenze. Il fulcro del ragionamento si sposta dalla risposta alla prevenzione: non come aspirazione ideale, ma come scelta strategica concreta, capace di ridurre l’impatto degli eventi sulla popolazione prima ancora che questi si verifichino.

La prevenzione, in questo quadro, non corrisponde a un’unica azione. Ciciliano distingue tra la riduzione della vulnerabilità del territorio e la preparazione a reagire con la massima tempestività. Entrambe le dimensioni richiedono un lavoro propedeutico sui territori, sui comuni e sulle Aziende Sanitarie Locali, perché conoscere in anticipo le condizioni della popolazione esposta a un evento diventa il presupposto di qualsiasi risposta efficace. La componente sanitaria occupa un ruolo centrale fin dalle prime fasi emergenziali, e il tema della struttura ospedaliera, del suo grado di coinvolgimento o della sua eventuale indisponibilità durante un evento, apre scenari di complessità che la pianificazione deve saper anticipare.

Il comune come primo presidio e la logica della sussidiarietà

Lo strumento principe della preparazione al rischio è il piano di protezione civile comunale. Ciciliano colloca il sindaco al centro di questo sistema, non solo come figura di responsabilità formale, ma come autorità locale di protezione civile a tutti gli effetti, con il compito di analizzare gli scenari di rischio del proprio territorio e coordinare le risorse disponibili. Ogni piano comunale deve fotografare la realtà specifica di quella comunità per consentire un intervento calibrato e tempestivo.

Quando l’evento supera la scala locale, entra in gioco la logica della sussidiarietà verticale: dal Comune si sale alla Provincia, alle Prefetture, alla Regione, fino al Dipartimento della Protezione Civile a livello statale. Per eventi di portata ancora maggiore, il sistema si apre al concorso delle strutture internazionali. Ciciliano porta come esempio il contributo italiano a Gaza, un contesto in cui il rischio non deriva da fattori naturali ma in cui l’impatto sulla popolazione richiede comunque gli stessi strumenti di risposta: ciò che conta, in definitiva, non è tanto l’origine dell’evento quanto la capacità di limitare le conseguenze sulla comunità colpita e di restituirla alle condizioni ordinarie nel minor tempo possibile. Una logica che vale per qualsiasi scenario e che indica nella cultura di protezione civile diffusa la vera infrastruttura su cui costruire la resilienza del paese.

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di Arrigo Bellelli

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