Smettere di fumare fa la differenza, ma il modo in cui una persona smette può incidere sui benefici a lungo termine. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine riaccende il dibattito sul ruolo delle sigarette elettroniche. Viene infatti dimostrato che chi abbandona le sigarette tradizionali ma continua a svapare, presenta rischi maggiori rispetto a chi interrompe del tutto l’esposizione alla nicotina. Il messaggio non è quello di equiparare automaticamente e-cig e tabacco combusto, ma di sottolineare un punto rilevante per la prevenzione. Lo stop completo resta l’obiettivo più protettivo per la salute respiratoria e oncologica.
Lo studio su oltre 4,5 milioni di persone
La ricerca ha analizzato i dati di oltre 4,5 milioni di adulti sudcoreani con una storia di fumo tradizionale, osservati nell’ambito dei programmi nazionali di screening. I partecipanti sono stati classificati in diversi gruppi: fumatori attivi, ex fumatori recenti, ex fumatori di lungo periodo e persone che, dopo aver smesso, hanno continuato a utilizzare e-cig. Nel periodo di osservazione, concluso a dicembre 2023, sono stati registrati quasi 36mila casi di tumore al polmone e più di 12mila decessi specifici per questa patologia.
Il dato più significativo riguarda il confronto tra chi ha smesso completamente e chi, invece, è passato allo svapo dopo l’addio alle sigarette tradizionali. Secondo gli autori, l’uso quotidiano di sigarette elettroniche dopo la cessazione è risultato associato a un aumento del rischio di incidenza di tumore al polmone e a un incremento della mortalità specifica per questa neoplasia. Lo studio è osservazionale, quindi non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto, ma individua un’associazione che merita attenzione nei percorsi di prevenzione e di presa in carico dei fumatori.
Perché lo svapo non può essere considerato neutro
Le sigarette elettroniche sono spesso percepite come un’alternativa meno dannosa rispetto al fumo tradizionale, soprattutto perché non prevedono la combustione del tabacco. Tuttavia, questo non significa che siano prive di effetti biologici. Gli aerosol possono contenere nicotina e altre sostanze potenzialmente irritanti, mentre la dipendenza può persistere anche quando si abbandona la sigaretta convenzionale. Il punto centrale dello studio è proprio questo: passare alle e-cig può ridurre alcune esposizioni, ma non equivale necessariamente a una cessazione piena.
Gli autori richiamano possibili meccanismi già descritti in letteratura, tra cui infiammazione delle vie respiratorie, stress ossidativo, alterazioni cellulari e potenziali danni al DNA. Sono elementi che non permettono di attribuire automaticamente allo svapo l’aumento del rischio osservato, ma che aiutano a comprendere perché la riduzione del danno non debba essere confusa con l’assenza di danno. In particolare, per chi ha fumato a lungo o presenta altri fattori di rischio oncologico, l’obiettivo clinico dovrebbe restare l’eliminazione progressiva di ogni esposizione evitabile.
Smettere del tutto resta la scelta più sicura
Il risultato più rilevante per la sanità pubblica è che la cessazione completa continua a rappresentare la strategia più efficace per ridurre il rischio. Smettere di fumare produce benefici misurabili su cuore, polmoni, circolazione e rischio oncologico, ma questi benefici possono essere attenuati se la dipendenza da nicotina viene semplicemente spostata su un altro dispositivo. Per questo, nei percorsi di disassuefazione, le sigarette elettroniche non dovrebbero essere considerate automaticamente una soluzione standard o priva di conseguenze.
Il tema è particolarmente importante anche per la comunicazione sanitaria. Molti fumatori scelgono le e-cig con l’idea di compiere un passaggio intermedio verso l’abbandono definitivo, ma questo passaggio dovrebbe essere accompagnato da obiettivi chiari, tempi definiti e supervisione professionale. Senza un percorso strutturato, il rischio è che lo svapo diventi una nuova abitudine stabile, mantenendo viva la dipendenza e riducendo la probabilità di arrivare a una cessazione completa.
Il ruolo dei percorsi di cura
Per medici, pneumologi, oncologi e professionisti della prevenzione, lo studio conferma la necessità di rafforzare i percorsi basati su evidenze scientifiche. Counseling, supporto psicologico, terapia farmacologica quando indicata e centri antifumo restano strumenti centrali per accompagnare le persone in un cambiamento complesso.
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