I terremoti sono il più letale tra tutti i rischi naturali. Hanno causato oltre la metà di tutti i decessi dovuti a disastri naturali nel mondo tra il 2000 e il 2023. Eppure, milioni di persone vivono in abitazioni e ricevono cure in strutture sanitarie che non resisterebbero a un terremoto di forte intensità.
Per questo motivo, a inizio luglio a Istanbul si sono riuniti ministri della Salute, capi delle delegazioni nazionali e alti funzionari per concordare come i Paesi possano proteggere i sistemi sanitari e la popolazione prima che si verifichi il prossimo terremoto. Alla conferenza, ospitata dal Governo della Turchia e dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno partecipato circa 200 persone, tra cui 8 ministri della Salute provenienti dalle Regioni africana, europea, del Mediterraneo orientale e del Pacifico occidentale dell’OMS.
Una regione ad alto rischio sismico
L’incontro si è svolto in una delle città più esposte al rischio sismico della regione europea. La faglia nord-anatolica, una delle più attive al mondo, passa a sud di Istanbul, una città con oltre 15 milioni di abitanti. Una ricerca pubblicata nel 2025 ha individuato una faglia sotto il Mar di Marmara in grado di generare un terremoto di magnitudo 7. Le stime pubblicate nella letteratura scientifica sottoposta a revisione paritaria indicano una probabilità compresa tra il 40% e il 60% che un terremoto di magnitudo pari o superiore a 7 colpisca Istanbul nei prossimi decenni.
Il rischio non riguarda soltanto la Turchia. I 53 Stati membri della Regione europea dell’OMS comprendono due delle principali cinture sismiche del pianeta. Nell’Europa occidentale e meridionale, quattro Paesi (Grecia, Italia, Romania e Turchia) rappresentano quasi l’80% della perdita economica media annua stimata dovuta ai terremoti in Europa, pari a circa 7 miliardi di euro all’anno. A est, quasi l’intero territorio di Kirghizistan e Tagikistan, oltre a parti di Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan e dell’area del Caucaso meridionale, ricade in zone a rischio sismico molto elevato. Un singolo grande terremoto in quest’area è probabilmente destinato ad avere effetti oltre i confini nazionali: ad esempio, la Valle di Fergana, dove vivono circa 11 milioni di persone, è condivisa da Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan.
Tuttavia, la consapevolezza del rischio tra la popolazione è ancora molto inferiore al pericolo reale. Nell’Unione Europea oltre una persona su tre (35%) vive in una zona a rischio sismico moderato o elevato. Eppure, solo una su otto (13%) ritiene di essere personalmente esposta.
«Il nostro pensiero va alle persone del Venezuela, dove un potente terremoto ha appena causato numerose vittime e danneggiato strutture sanitarie fondamentali per le famiglie. È il promemoria più evidente del motivo per cui siamo qui», ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, Direttore Regionale dell’OMS per l’Europa. «I terremoti arrivano senza alcun preavviso. In città come Istanbul e Napoli, e in gran parte dell’Asia centrale, milioni di persone vivono, lavorano e ricevono cure in edifici che non resisterebbero a un forte terremoto. Una struttura sanitaria che crolla nei primi minuti di una scossa non può salvare vite nelle ore e nei giorni successivi».
Proteggere la salute dai terremoti significa costruire ospedali solidi, avere squadre pronte a intervenire nel giro di poche ore e piani di risposta adeguati. «La lezione del 2023 è chiara: bisogna agire adesso, negli anni di tranquillità, non quando ci si trova già tra le macerie».
Le lezioni apprese dalla Turchia
La conferenza ha preso spunto dagli insegnamenti tratti dai terremoti che il 6 febbraio 2023 hanno colpito il sud della Turchia e il nord-ovest della Siria. In Turchia, i dati ufficiali riportano 53.697 morti, 107.213 feriti e oltre 3,5 milioni di persone evacuate. Almeno 15 ospedali hanno subito danni e le strutture sanitarie, insieme agli altri edifici non residenziali, hanno rappresentato circa il 28% dei danni complessivi.
Quando gli ospedali smettono di funzionare durante un terremoto, il fabbisogno di assistenza traumatologica e di cure d’emergenza aumenta proprio nel momento in cui diminuisce la capacità di fornirle. In questo modo si crea un grave collo di bottiglia che può causare danni evitabili o persino ulteriori decessi.
Le conseguenze non terminano quando cessano le scosse. Dopo un forte terremoto aumentano sensibilmente i casi di depressione, ansia e altri disturbi della salute mentale. In tutto ciò, il bisogno di riabilitazione, anche per le persone che riportano disabilità permanenti, può protrarsi per molti anni. Anche i soccorritori subiscono conseguenze importanti: quasi la metà di coloro che hanno partecipato alle operazioni di risposta al terremoto del 2023 in Turchia ha riferito effetti sulla salute fisica o mentale.
Quando avvenne il disastro in Turchia, l’OMS ha coordinato il dispiegamento di 39 squadre mediche d’emergenza provenienti da 22 Paesi. Fu il più grande intervento di questo tipo mai realizzato in risposta a un disastro nella storia della Regione europea dell’OMS.
«Il 6 febbraio 2023 la Turchia ha vissuto uno dei peggiori disastri della sua storia», ha dichiarato un portavoce del Ministero della Salute turco. «Abbiamo imparato, a un costo altissimo, cosa serve per mantenere operativo un sistema sanitario quando il terreno cede sotto i piedi: squadre pronte a mobilitarsi nel giro di poche ore, ospedali progettati per restare in piedi e piani di risposta collaudati molto prima che se ne presenti la necessità. Abbiamo condiviso queste lezioni con altri Paesi e l’incontro di oggi rappresenta il culmine di questo percorso. Il prossimo terremoto arriverà. Il momento di prepararsi è adesso».
Proteggere la salute prima, durante e dopo i terremoti
Al centro del documento vi è il rafforzamento dei sistemi sanitari. La dichiarazione invita i Paesi a costruire nuovi ospedali e ambulatori secondo criteri antisismici, ad adeguare quelli esistenti e a predisporre sistemi di alimentazione elettrica, approvvigionamento idrico e scorte di emergenza. Le strutture devono continuare a operare anche quando i servizi essenziali circostanti vengono interrotti. Secondo le Nazioni Unite, integrare misure di protezione dai disastri nella progettazione di un nuovo ospedale comporta un incremento dei costi inferiore al 4%. Invece, l’adeguamento degli elementi essenziali di un ospedale esistente può costare anche solo l’1% del suo valore, proteggendone fino al 90%.
La dichiarazione invita inoltre i Paesi a mantenere squadre mediche di emergenza adeguatamente formate e pronte a intervenire entro poche ore, a verificare regolarmente i piani di risposta attraverso esercitazioni di simulazione, a rafforzare il coordinamento tra Stati e tra settori quali pianificazione urbana, gestione delle risorse idriche e protezione civile, nonché a garantire un’informazione tempestiva alla popolazione e a contrastare la disinformazione durante le crisi. Infine, il documento richiama la necessità di proteggere gli operatori sanitari e di dare priorità alle persone maggiormente esposte al rischio. Anziani, persone con disabilità e popolazioni sfollate sono segmenti della popolazione che necessitano di particolare attenzione.
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