Ageing in place e tecnologie assistive: progettare la trasformazione dell’habitat per le cure domiciliari

Innovazione organizzativa e tecnologica si intrecciano nella sfida della medicina di prossimità e del territorio
Normativa nazionale, incentivi economici e ricerca scientifica convergono per sostenere la permanenza a domicilio

A cura di Tiziana Ferrante, Professore Ordinario in Tecnologia dell’Architettura, “Sapienza” Università di Roma, Dipartimento di Pianificazione Design Tecnologia dell’Architettura

All’interno dell’ampia cornice in evoluzione del Sistema Sanitario, che vede oggi un significativo potenziamento delle cure territoriali, la progettazione degli spazi fisici che connotano l’habitat in cui devono trovare attuazione i servizi, le attività e le innovazioni tecnologiche previste dai nuovi modelli organizzativi assume un ruolo determinante.

Un habitat, quindi, che deve essere ripensato anche alla luce delle transizioni (demografica, digitale ed ecologica) in atto, promuovendo ambienti che sostengano prevenzione, efficacia delle cure e qualità della vita nella longevità.

In particolare, in relazione alle prospettive di invecchiamento demografico, tra cui l’aumento degli anziani over85 dal 3,9% al 7,2% nel 2050 quale fascia con la maggior concentrazione di individui fragili, se si focalizza l’attenzione sulle strategie a supporto dell’ageing in place, come il paradigma OMS delle Age-Friendly Cities e sul principio della casa come primo luogo di cura previsto dal quadro normativo nazionale (cfr. DM 77/2022, PNRR M6, L. 33/2023 e D.Lgs. 29/2024), appare evidente come occorra ripensare il ruolo della casa, che diventa nodo della rete socio-sanitaria territoriale, preposto ad accogliere l’assistenza domiciliare e, attraverso le tecnologie Ambient Assisted Living (AAL), la telemedicina.

Fragilità abitativa e strumenti territoriali di supporto

Alcune considerazioni a partire dallo stato dell’arte possono riguardare da un lato, le condizioni di grave limitazione dell’autonomia che riguardano in Italia circa 2,7 milioni di over-75, che comportano un fabbisogno strutturale di presa in carico che oltrepassa l’ambito strettamente sanitario ed arriva a coinvolgere l’ambito sociale dell’abitare; dall’altro la realtà dello stock abitativo esistente che in Italia e in Europa presenta significative carenze, con circa l’80% delle abitazioni inadeguate a soddisfare le esigenze della popolazione anziana. In Italia, l’adattamento domestico incentivato dalla Legge n.13/1989, prevede contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche limitatamente ai casi in cui sia già presente una condizione di disabilità.

Il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (FNA), istituito nel 2006 a sostegno dell’assistenza domiciliare continua a persone con disabilità gravi, è finanziato ed erogato secondo i principi generali del Piano Nazionale per la Non Autosufficienza (PNNA); stabilisce le risorse e le linee guida a livello nazionale, mentre il Fondo Regionale (FRNA) attua le politiche e gli interventi specifici sul territorio, adattando le risorse e le misure ai bisogni locali. In alcune Regioni più virtuose (soprattutto nel nord Italia) sono presenti i Centri per l’Adattamento dell’Ambiente Domestico (CAAD) che svolgono un ruolo cruciale nel supportare i cittadini e le istituzioni con servizi di consulenza, formazione e progettazione per abitazioni accessibili e adattabili. A Roma, il Centro per l’Autonomia (ASL RM2) svolge analoga funzione, contemplando anche l’osservazione delle caratteristiche ambientali ‘fisiche’ in cui la persona vive a fronte della richiesta di cure domiciliari e relativa Valutazione Multidimensionale della Non Autosufficienza.

Incentivi economici e vulnerabilità del sistema attuale

Ai fini dell’intercettazione preventiva della domanda, ovvero della necessità di disporre di un ambiente di vita adeguato all’evoluzione dell’età e all’insorgenza di patologie da poter curare nel proprio domicilio, tra le misure pubbliche di supporto agli interventi sull’abitazione assume particolare rilievo la detrazione del 75% del bonus barriere. Questo incentivo è infatti stato l’unico strumento che consentiva di realizzare interventi di eliminazione delle barriere architettoniche anche in assenza di persone con disabilità nell’immobile, configurandosi quindi come misura a carattere realmente preventivo rispetto alle future criticità che si possono innescare al sopraggiungere di condizioni di non-autosufficienza. 

Gli strumenti operativi oggi disponibili hanno prodotto risultati apprezzabili, ma il quadro attuale evidenzia ancora vulnerabilità strutturali: la frammentazione delle misure, l’assenza di una strategia su scala nazionale che consideri l’abitare come infrastruttura integrante del sistema di cura, le disomogeneità territoriali nell’accesso ai servizi e agli incentivi. Se, per la sostenibilità del sistema socio-sanitario, l’obiettivo è favorire la permanenza a domicilio delle persone, occorre quindi rafforzare e coordinare le politiche, estendendo meccanismi di predisposizione e adattamento delle abitazioni anche in chiave preventiva, prima che insorgano patologie o condizioni di disabilità gravi.

Il progetto Age-It e le proposte per il futuro

In questa prospettiva, la ricerca in corso nell’ambito del programma nazionale Age-It (MUR, Next Generation EU, PNRR) al quale partecipa “Sapienza” Università di Roma e vede impegnato il WP1 in un’azione volta a sviluppare linee-guida per la progettazione di interfacce fisiche e digitali di dispositivi che consentano il miglioramento della qualità di vita degli anziani, ha inteso proporre nell’ambito del Task 1.3, strumenti di supporto alla progettazione architettonica per la valutazione dell’adattabilità spaziale e tecnologica delle abitazioni all’assistenza sanitaria domiciliare.

In particolare, attraverso approcci progettuali Human-Centred, sono state rilevate e interpretate le principali esigenze di anziani e caregiver e “tradotte” in requisiti connotanti gli spazi di alloggi care-ready che integrano dispositivi assistivi. Tali requisiti hanno portato ad una prima strutturazione di linee-guida per l’adattamento incrementale delle abitazioni per l’home care.

In conclusione, con l’intento di avanzare proposte utili a indirizzare nuove policy, si ribadisce l’importanza della progettazione di spazi di vita inclusivi rispetto alle esigenze in evoluzione di una popolazione sempre più longeva. Questo implica la diffusione di una cultura relativa alle abitazioni age-friendly; la promozione di azioni operative e progettuali preventive (pianificazione di interventi progressivi nel tempo, valutazioni degli alloggi); la previsione di incentivi all’adeguamento degli spazi e all’infrastrutturazione tecnologica, nonché l’integrazione (in campo edilizio) di azioni volte alla transizione energetica con quelle necessarie per la transizione demografica per ottimizzare le risorse e favorire l’ageing in place per migliorare la qualità della vita nella longevità.

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di Redazione Bees Sanità

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