Nel 2024 più della metà della popolazione italiana destinataria degli screening oncologici organizzati dal Servizio sanitario nazionale non ha effettuato i controlli preventivi gratuiti previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Secondo l’analisi della Fondazione GIMBE, basata sui dati dell’Osservatorio Nazionale Screening (ONS), oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste fuori dai percorsi di prevenzione per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto.
Un’occasione mancata per la diagnosi precoce
La prevenzione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per individuare tumori e lesioni precancerose nelle fasi iniziali, aumentando le possibilità di cura e riducendo la mortalità. Tuttavia, nel 2024 il 54% della popolazione targetnon ha aderito ai programmi di screening organizzati, un dato che, secondo la Fondazione GIMBE, ha portato alla mancata individuazione di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose.
Gli screening oncologici previsti dai LEA comprendono:
- mammografia per le donne tra i 50 e i 69 anni;
- screening della cervice uterina per le donne tra i 25 e i 64 anni;
- screening del colon-retto per donne e uomini tra i 50 e i 69 anni.
Oltre 14 milioni di inviti, ma adesioni ancora insufficienti
Nel corso del 2024 sono state invitate a partecipare agli screening oltre 14,1 milioni di persone, ma hanno aderito meno di 6,5 milioni. L’adesione resta particolarmente bassa per lo screening del tumore del colon-retto, mentre anche mammografia e screening cervicale mostrano margini di miglioramento.
Secondo la Fondazione GIMBE, le criticità dipendono sia dalla mancata ricezione degli inviti da parte di alcuni cittadini, sia dalla scarsa adesione ai programmi di prevenzione, nonostante siano gratuiti e garantiti dal Servizio sanitario nazionale.
Persistono forti disuguaglianze territoriali
Il report mette in evidenza profonde differenze tra le diverse aree del Paese. Le maggiori criticità si registrano nelle regioni del Mezzogiorno, dove sia la copertura dei programmi sia la partecipazione dei cittadini risultano inferiori rispetto al Centro-Nord. Queste disuguaglianze limitano l’efficacia degli screening e aumentano il rischio di diagnosi tardive.
Perché aderire agli screening è fondamentale
Gli screening oncologici consentono di individuare lesioni precancerose e tumori in fase iniziale, spesso prima della comparsa dei sintomi. Una diagnosi precoce permette trattamenti meno invasivi, maggiori probabilità di guarigione e una significativa riduzione della mortalità.
Per questo gli esperti invitano i cittadini ad aderire agli inviti inviati dalle Aziende sanitarie e a considerare gli screening come uno degli strumenti più efficaci di prevenzione oncologica.
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