Farmaci anticancro, Italia seconda in Europa: 470 giorni per accedere alle cure

L’Italia è seconda in Europa per disponibilità di nuovi farmaci anticancro, ma i pazienti attendono in media 470 giorni per accedere alle terapie.

L’Italia è tra i Paesi europei con la maggiore disponibilità di nuovi farmaci anticancro, ma l’accesso alle cure richiede ancora tempi lunghi. Come riportato in un articolo su Fondazione Veronesi, nel nostro Paese è disponibile l’89% delle nuove terapie oncologiche autorizzate in Europa, una percentuale che colloca l’Italia al secondo posto, dopo la Germania, dove la quota raggiunge il 91%.

Il dato emerge dal rapporto Patients W.A.I.T. Indicator, elaborato da IQVIA per la Federazione europea delle industrie farmaceutiche (EFPIA) e citato dall’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM).

Nonostante l’elevato numero di farmaci disponibili, i pazienti italiani devono attendere in media 470 giorni tra l’autorizzazione europea di un nuovo medicinale e la sua effettiva disponibilità a carico del Servizio sanitario nazionale. Un intervallo inferiore alla media europea, pari a 655 giorni, ma decisamente superiore a quello registrato in Germania, dove l’attesa è di poco più di 100 giorni.

Farmaci anticancro: i tempi per accedere alle terapie oncologiche

Il dato italiano evidenzia una contraddizione: da una parte, il numero di farmaci anticancro disponibili è tra i più alti in Europa; dall’altra, i tempi necessari per consentire ai pazienti di accedere alle nuove terapie oncologiche restano significativi. Rispetto alla precedente rilevazione, l’attesa media in Italia è aumentata da 441 a 470 giorni.

Il ritardo dipende anche dalle procedure amministrative che seguono l’autorizzazione europea. Dopo il via libera dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) e della Commissione europea, in Italia l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) deve valutare le condizioni di rimborsabilità e negoziare il prezzo con le aziende produttrici.

A questo percorso possono aggiungersi ulteriori passaggi regionali e ospedalieri, necessari per inserire i medicinali nei prontuari terapeutici e organizzare gli acquisti. Le diverse fasi possono quindi allungare il tempo che separa l’autorizzazione di un farmaco dalla sua concreta disponibilità per i pazienti.

Accesso alle cure oncologiche: il confronto con l’America

Le differenze nei tempi di approvazione delle terapie emergono anche dal confronto tra Europa e Stati Uniti. Uno studio pubblicato su JAMA Network Open, che ha analizzato 89 nuovi farmaci oncologici autorizzati tra il 2010 e il 2019 in entrambi i mercati, ha rilevato che nel 95% dei casi la Food and Drug Administration (FDA) statunitense aveva approvato i medicinali prima dell’EMA.

Il vantaggio temporale mediano americano era di 241 giorni, circa otto mesi. Tra i fattori che contribuiscono a questa differenza figurano la presentazione anticipata delle domande di autorizzazione da parte delle aziende farmaceutiche e i tempi di valutazione delle autorità regolatorie.

Un’approvazione più rapida, tuttavia, non garantisce automaticamente a tutti i pazienti l’accesso alle cure: negli Stati Uniti, infatti, i costi dei medicinali e le condizioni delle coperture assicurative possono rappresentare ulteriori ostacoli.

Terapie oncologiche e spesa sanitaria: i costi in aumento

La disponibilità di nuove terapie oncologiche comporta anche un aumento della spesa farmaceutica. In Europa, la spesa per i farmaci oncologici è passata da 24,9 miliardi di euro nel 2014 a 64,3 miliardi nel 2023, secondo i dati riportati dall’AIOM.

Nel frattempo, è cambiata la distribuzione delle risorse tra le diverse tipologie di trattamento, la quota di spesa destinata alla chemioterapia è scesa dal 22% al 6%, mentre quella relativa alle immunoterapie ha raggiunto il 29% della spesa complessiva per i medicinali oncologici.

La sfida per i sistemi sanitari è quindi duplice: garantire un accesso tempestivo ai farmaci anticancro più innovativi e, allo stesso tempo, mantenere sostenibile la spesa pubblica.

Nuovi farmaci anticancro: i possibili effetti delle politiche sui prezzi

Un altro elemento di incertezza riguarda le politiche statunitensi sui prezzi dei medicinali, tra cui il principio della Most Favored Nation, che mira a collegare il prezzo di alcuni farmaci negli Stati Uniti a quello praticato in altri Paesi.

Secondo le preoccupazioni espresse dall’AIOM, queste politiche potrebbero spingere le aziende farmaceutiche a ritardare il lancio di nuovi farmaci in Europa o a riconsiderare le strategie commerciali nei singoli mercati. Prezzi più bassi in alcuni Paesi potrebbero infatti influire sulle strategie di prezzo adottate in America.

Si tratta di un rischio prospettato, non di un effetto già dimostrato sui tempi di disponibilità dei farmaci in Italia.

Il quadro evidenzia dunque una differenza fondamentale tra disponibilità e accessibilità: l’Italia presenta una quota elevata di nuovi farmaci anticancro autorizzati in Europa, ma resta aperta la questione dei tempi necessari affinché le terapie oncologiche raggiungano concretamente i pazienti.

Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

di Carlotta Ferrante

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Banner MAG 600x600px_Tavola disegno 1

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI