«La mia esperienza con i Clinical Decisione Support System (CDSS) dura da oltre dieci anni e, nel complesso, posso dire che è stata molto positiva. Oggi, nel reparto che dirigo, l’utilizzo dei CDSS è quotidiano ed indispensabile per le scelte cliniche ed anche come supporto per il colloquio con pazienti e parenti»: così il dottor Lucio Patoia, Primario di Medicina della USL Umbria 2. «Non tutti i sistemi sono uguali. Per essere realmente utilizzabili nella pratica clinica quotidiana devono possedere, a mio parere, determinate caratteristiche».
Il primo requisito? La fondatezza scientifica e l’aggiornamento. «Devono essere “evidence based”, con le specifiche opportune dei vari livelli di evidenza scientifiche delle informazioni fornite, così che sia chiaro se una informazione deriva da uno studio clinico (e di quale disegno sperimentale) piuttosto che dal parere di un esperto. Altro requisito indispensabile: che le informazioni siano aggiornate tempestivamente in relazione all’avanzamento delle conoscenze. Questo è l’aspetto che distingue in senso positivo un CDSS dai libri tradizionali, che sono fonti informative che “invecchiano” e vengono rinnovate solo periodicamente, ad intervalli di anni».
Altri requisiti? «È indispensabile che un CDSS sia consultabile con un formato sintetico – continua Patoia – e che le informazioni siano rapidamente accessibili anche in condizioni di mancato accesso alla rete internet. Un app da scaricare sul cellulare, ad esempio. L’altro requisito è poter avere le informazioni essenziali anche in modalità “summary”; questa modalità è di estremo aiuto nella frequentissima situazione clinica in cui il medico deve prendere decisioni in pochi secondi o al massimo 1-2 minuti, sia essa una decisione in ambulatorio o una in condizioni di urgenza, ad esempio durante un turno di guardia. Ovviamente, in parallelo al summary, ci deve essere la possibilità di consultare un testo più esteso e completo, cui ricorrere per l’aggiornamento personale o per preparare lezioni o seminari».
La sfida del tempo e del carico di lavoro
«Oggi i medici lavorano sotto una pressione enorme», continua Patoia; per questo è fondamentale che i CDSS forniscano indicazioni fondamentali e fruibili in un minuto e mezzo, massimo due o tre. Solo così possono davvero diventare strumenti di supporto decisionale, al posto dei tradizionali testi o delle linee guida stampate». L’obiettivo, spiega, non è sostituire lo studio o l’approfondimento, ma fornire un primo orientamento rapido, efficace ed affidabile.
Sintesi, accessibilità e anche… audio
Oltre alla sintesi e alla facilità di consultazione, Patoia individua un’altra caratteristica importante, la fruibilità in formato audio. «Oggi siamo abituati ad ascoltare podcast mentre camminiamo, guidiamo o prendiamo un caffè. La stessa cosa si potrebbe fare, ad esempio, con i CDSS, con un supporto audio che legge i summary». La rapidità di diffusione delle informazioni in ambito clinico passa anche per canali informali.
Per fare un esempio , «molte informazioni o domande tra colleghi si scambiano in corridoio, in ascensore tra un reparto e l’altro, al caffè. È lì che si chiedono – e si ricevono – risposte immediate e sintetiche. In alcune situazioni, quindi, avere la possibilità di un summary letto da un supporto audio e ascoltato con l’auricolare mentre, ad esempio, ci si sta cambiando per indossare la divisa o stiamo aspettando l’inizio di una riunione o siamo in autobus e leggere può provocare talora mal d’auto, può essere una facility in più nella pratica quotidiana».
Il nodo culturale: medici e decisori a confronto
Ma perché i CDSS non sono ancora largamente diffusi?
Secondo Patoia «ci sono due ostacoli che vanno presi in considerazione. Uno viene da parte dei medici; le novità richiedono sempre un cambiamento di abitudini, ed il cambiamento richiede fatica. Occorre quindi spiegare bene le 3 caratteristiche chiave di un CDSS: informazioni evidence based, aggiornate di continuo e fornite in tempi molto rapidi e quindi utili alla pratica clinica. Queste sono le caratteristiche che andrebbero sempre evidenziate nella presentazione di un CDSS e che possono motivare a cambiare le modalità abitudinarie di aggiornamento: fondatezza scientifica, aggiornamento costante e versatilità di utilizzo, sia a scopi clinici nel lavoro quotidiano, che nell’aggiornamento personale o nella attività didattica o in quella congressuale.
Il secondo ostacolo è a livello dei decisori aziendali: Direttori Generali, Direttori Sanitari, Direttori dei Servizi di Formazione , dei Servizi di Qualità . In molte realtà sanitarie italiane, le scelte non si fanno sulla base della qualità delle prestazioni sanitarie, ma sulla quantità di prestazioni erogate. Il rapporto costo/utilizzo dei CDSS viene quindi valutato esclusivamente in termini di costo d’acquisto, senza considerare i benefici clinici ed economici che derivano da una migliore organizzazione e da decisioni cliniche più fondate».
Italia, tra pionieri e ritardi
La fotografia che traccia il dottor Patoia è quella di un’Italia a macchia di leopardo: «Già nel ’97-’98 si parlava di CDSS come sintesi strutturate delle evidenze scientifiche, e alcune regioni li avevano già adottati. In altre zone erano poco noti o utilizzati. Oggi la situazione non è molto diversa: persistono forti disomogeneità, anche nella percezione della loro utilità da parte dei decisori».
Per questo, secondo Patoia, è fondamentale continuare a organizzare incontri e confronti sul tema, per aprire un varco culturale e favorire una diffusione più omogenea dei sistemi.