Come si gestisce il rischio clinico? Una domanda ancora senza risposta

Metodologie disomogenee, ruoli indefiniti e sostenibilità sotto pressione: la gestione del rischio clinico cerca una nuova identità

La gestione del rischio clinico in sanità attraversa nel 2026 una fase di ridefinizione che tocca metodi, strumenti e identità professionale. L’omogeneità metodologica nell’analisi degli eventi avversi rappresenta uno degli snodi centrali del dibattito attuale, con un sistema che fatica a parlare un linguaggio comune tra strutture pubbliche e private su scala nazionale. Francesco Venneri, Responsabile della SS di Rischio Clinico dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro di Firenze, parte da questo scenario per tracciare le sfide aperte nel settore, a partire dal percorso compiuto negli ultimi vent’anni e dalle sue contraddizioni. Un cammino segnato da progressi significativi ma anche da momenti di stasi, che oggi rendono necessario rimettere ordine nelle priorità e negli obiettivi condivisi.

Il quadro normativo offre un riferimento importante: a otto anni dall’entrata in vigore della legge Gelli-Bianco, il settore si confronta con questioni ancora irrisolte sul piano della sostenibilità dei risarcimenti e dell’erogazione dei servizi. Definire chi gestisce il rischio, con quale ruolo e quali prerogative, resta una questione aperta che il sistema non ha ancora affrontato con sufficiente chiarezza.

Il risk manager tra competenze e lavoro di squadra

La seconda parte del ragionamento di Venneri entra nel merito del profilo professionale del risk manager clinico sanitario. Accanto alla formazione, che oggi offre percorsi numerosi e tecnicamente avanzati, emerge la questione di cosa accade sul campo, quando il professionista si trova a operare dentro le organizzazioni e deve farle funzionare. Autorevolezza, credibilità e conoscenza profonda dell’organizzazione in cui si lavora diventano requisiti tanto importanti quanto le competenze tecniche acquisite nei corsi.

Il tema della multiprofessionalità occupa uno spazio rilevante in questo quadro. Costruire un team di lavoro intorno alla figura del risk manager, capace di integrare medici, infermieri, esperti legali e professionisti della gestione dei sinistri, rappresenta una delle direzioni su cui si concentra la riflessione. L’approccio enterprise alla gestione del rischio, che supera la separazione tra rischio clinico e rischio sanitario per abbracciare ambiti che vanno dalle cadute alle infezioni correlate all’assistenza fino ai malfunzionamenti dei dispositivi medici, definisce l’ampiezza e la complessità del mandato che oggi ricade su questa figura.

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di Arrigo Bellelli

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