FSE, Italia spaccata in due: solo quattro documenti disponibili ovunque e adesione al 42%

Sprofondo Sud: il consenso al FSE fermo all’1% in Abruzzo, Calabria e Campania. Emilia-Romagna al 92%
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La trasformazione digitale della sanità italiana rischia di fermarsi davanti a una nuova barriera: quella dell’inequità. A denunciarlo è la Fondazione GIMBE, che in occasione del 9° Forum Mediterraneo in Sanità ha presentato un’analisi aggiornata sulla diffusione e l’effettivo utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) nelle Regioni italiane. Il quadro che emerge è quello di un’Italia a due velocità, dove solo una parte dei cittadini beneficia concretamente di questo strumento strategico per la sanità digitale.

Quattro documenti su sedici disponibili ovunque

Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, istituito dal decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023, dovrebbe contenere 16 tipologie di documenti clinici. Eppure, solo quattro – lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e di radiologia, e verbale di pronto soccorso – risultano effettivamente accessibili in tutte le Regioni. Altri documenti essenziali come prescrizioni, profilo sanitario o referti specialistici sono presenti a macchia di leopardo. Nessuna Regione pubblica l’intera gamma dei documenti previsti: il Piemonte e il Veneto raggiungono il 93% di copertura, mentre Abruzzo e Calabria si fermano al 40%.

Servizi digitali: Toscana e Lazio unici sopra il 50%

Anche l’offerta di servizi digitali collegati al FSE presenta forti disomogeneità. Su un massimo di 45 servizi possibili – dalla prenotazione di visite al pagamento di ticket – solo Toscana (56%) e Lazio (51%) superano la soglia del 50%. All’estremo opposto, in Calabria sono attivi appena il 7% dei servizi. Un dato che, secondo la Fondazione GIMBE, mette in discussione l’idea stessa di una piattaforma digitale unica, aggravando la frammentazione e ostacolando il monitoraggio nazionale.

Il nodo cruciale del consenso

A ostacolare la piena operatività del FSE è soprattutto la scarsa adesione da parte dei cittadini. Al 31 marzo 2025, solo il 42% degli italiani ha fornito il consenso alla consultazione dei propri dati sanitari da parte dei medici. Anche qui il divario è netto: dall’Emilia-Romagna, dove il consenso tocca il 92%, si precipita all’1% di Abruzzo, Calabria e Campania. La Puglia, con il 73%, è l’unica regione meridionale a superare la media nazionale.

Consultazione limitata: solo il 21% usa il FSE

Tra gennaio e marzo 2025, soltanto il 21% dei cittadini ha effettivamente consultato almeno una volta il proprio fascicolo, considerando solo chi vi ha almeno un documento caricato. Nelle Marche si registra il minimo storico (1%), mentre l’Emilia-Romagna guida con il 65%. Nel Sud, l’utilizzo resta sotto l’11%. Secondo GIMBE, il problema non è solo tecnologico: serve investire in alfabetizzazione digitale e fiducia, per rendere lo strumento accessibile e realmente utile.

I medici di base lo usano, gli specialisti meno

Se Medici di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta sembrano aver accettato pienamente il FSE (95% di accessi nel primo trimestre 2025, con picchi del 100% in nove Regioni), la situazione è più disomogenea tra i medici specialisti. A livello nazionale, il 72% è abilitato alla consultazione. Dodici Regioni raggiungono il 100%, ma in fondo alla classifica si trovano Calabria (26%), Sicilia (36%) e Liguria (16%).

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