La gonorrea continua a diffondersi in Europa e cresce la preoccupazione per la resistenza agli antibiotici. A lanciare l’allarme è il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, che segnala un incremento dei casi causati da ceppi resistenti al ceftriaxone, il principale antibiotico utilizzato per il trattamento di questa infezione sessualmente trasmessa.
Un fenomeno, questo, che secondo gli esperti potrebbe ridurre le opzioni terapeutiche disponibili nei prossimi anni.
Cos’è la gonorrea
La gonorrea è un’infezione sessualmente trasmessibile causata dal batterio Neisseria gonorrhoeae. Può colpire genitali, retto e gola e, in molti casi, decorre senza sintomi, favorendone la diffusione inconsapevole. Quando presenti, i sintomi possono includere bruciore durante la minzione, secrezioni genitali anomale e dolore pelvico.
Se non trattata in modo tempestivo, può provocare complicanze importanti, come infertilità, malattia infiammatoria pelvica e gravidanze extrauterine.
I dati
Secondo i dati diffusi dal Centro, già a partire dal 2022 un numero sempre maggiore di Paesi europei ha registrato infezioni sostenute da ceppi di Neisseria gonorrhoeae resistenti al ceftriaxone. Se in un primo momento i casi erano legati soprattutto a viaggi in aree con un’elevata circolazione di questi ceppi, tra il 2025 e il 2026 è emersa una crescente evidenza di trasmissione locale all’interno dell’Unione Europea.
E i numeri più recenti confermano questo trend di crescita. Nel 2024 sono stati registrati oltre 106 mila casi confermati di gonorrea nei Paesi Europei, il dato più alto mai registrato dall’inizio della sorveglianza europea. La gonorrea è oggi la seconda infezione batterica sessualmente trasmessa più notificata in Europa e continua a rappresentare una sfida importante per la salute pubblica.
Secondo gli esperti dell’ECDC, la trasmissione locale resistente agli antibiotici in Europa è un segnale che non va sottovalutato. «Sebbene il rischio per la popolazione generale sia ancora considerato basso – ha dichiarato Csaba Ködmön, esperto di microbiologia dell’ECDC – la crescente resistenza dei batteri potrebbe compromettere l’efficacia delle terapie oggi disponibili».
Cresce la resistenza agli antibiotici
Negli ultimi vent’anni, ricorda l’ECDC, il batterio ha progressivamente acquisito resistenza a diverse classi di farmaci, tra cui penicilline, fluorochinoloni, macrolidi e cefalosporine. Oggi il ceftriaxone rappresenta uno dei pilastri del trattamento, ma l’aumento dei ceppi resistenti rischia di rendere più difficile la gestione dell’infezione.
Il programma europeo di sorveglianza Euro-GASP ha rilevato un aumento significativo della resistenza all’azitromicina, passata dal 14,2% al 25,6% in un solo anno, mentre quasi due terzi dei ceppi analizzati risultavano resistenti alla ciprofloxacina.
L’importanza della prevenzione
Anche per la gonorrea, la prevenzione resta l’arma vincente. L’utilizzo corretto di preservativi, unito a controlli periodici, rappresentano gli strumenti più efficaci per limitare la diffusione dell’infezione e contenere l’insorgenza di nuovi ceppi resistenti.
Inoltre, secondo l’ECDC il contrasto alla gonorrea passa anche attraverso l’impegno delle autorità sanitarie, chiamate a rafforzare la sorveglianza microbiologica, promuovere i test di sensibilità agli antibiotici e garantire una gestione clinica appropriata dei pazienti.
L’obiettivo, infatti, è mantenere la gonorrea una malattia curabile, evitando che la resistenza antimicrobica trasformi una patologia trattabile in una minaccia sempre più difficile da contrastare.
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