Il diritto alla salute dei bambini continua a rappresentare uno degli indicatori più sensibili dello stato di salute di un Paese. Eppure, in Italia, persistono profonde differenze nell’accesso alle cure pediatriche. Questo quanto riportato dal rapporto delle Commissioni Salute e Bioetica dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dedicato al tema delle disuguaglianze pediatriche e delle fragilità strutturali del sistema sanitario.
Il documento sottolinea come gli svantaggi vissuti nei primi anni di vita tendano ad accumularsi nel tempo, aumentando il rischio di malattie croniche, disabilità e mortalità prematura. La salute infantile, infatti, non dipende solo da fattori biologici, ma anche dalle condizioni sociali, economiche e ambientali, oltre che dalla qualità e accessibilità dei servizi sanitari.
Le differenze territoriali
Nonostante in Italia il tasso di mortalità infantile sia tra i più bassi al mondo, il documento evidenzia importanti differenze territoriali. I dati mostrano infatti valori più elevati nel al sud e tra i figli di genitori stranieri, segnalando come il contesto socioeconomico continui a influenzare in modo significativo gli esiti di salute.
Secondo il rapporto, povertà minorile e condizioni di svantaggio sociale si associano a una maggiore frequenza di patologie e a esiti clinici peggiori. Persistono inoltre differenze nell’accesso alla prevenzione, sia per quanto riguarda le coperture vaccinali sia rispetto all’adozione di corretti stili di vita A pesare è anche il fenomeno della disinformazione sanitaria, in particolare in ambito vaccinale, che colpisce maggiormente le fasce più vulnerabili della popolazione.
Il fenomeno della “migrazione sanitaria”
Un altro tema affrontato nel documento riguarda le criticità organizzative del sistema sanitario. Tra queste, la migrazione sanitaria pediatrica dal Sud verso il Centro-Nord continua a rappresentare uno degli indicatori più evidenti delle disuguaglianze territoriali.
Fattori come il luogo di nascita o di residenza possono ancora determinare l’accesso a cure palliative pediatriche, screening neonatali, reti per le malattie rare e terapie innovative. Un problema che riguarda non solo l’organizzazione sanitaria, ma anche l’equità complessiva del sistema.
Particolare attenzione viene posta anche sulla ricerca pediatrica. La carenza di studi specifici e di terapie adeguatamente valutate nei bambini viene definita una “forma strutturale di disuguaglianza”, perché limita l’accesso a cure realmente sicure ed efficaci.
Rafforzare il territorio e investire sull’infanzia
Per superare queste criticità, il documento dell’Accademia dei Lincei richiama la necessità di un rafforzamento del Servizio sanitario nazionale, accompagnato da una migliore integrazione tra ospedale e territorio e da una governance più efficace.
Investire nella salute dell’infanzia non rappresenta soltanto una priorità sanitaria, ma anche una responsabilità costituzionale ed etica. Contrastare le disuguaglianze sociali e sanitarie significa infatti intervenire precocemente sui determinanti della salute e garantire pari opportunità di cura indipendentemente dal territorio o dalla condizione economica di partenza.
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