PNRR e sanità, la rivoluzione incompiuta

I risultati ottenuti finora e le criticità ancora da affrontare riguardo il PNRR con un focus sul digitale
I risultati ottenuti finora e le criticità ancora da affrontare riguardo il PNRR con un focus sul digitale

Ci siamo, si è abbassata la saracinesca del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ora si aprirà il periodo di rendicontazione del Piano, dei singoli progetti e dei risultati ottenuti.

Immaginiamo già la messa in moto degli scarichi di responsabilità sugli obiettivi non raggiunti.

L’occasione era irripetibile. Con il PNRR, l’Italia ha destinato alla Missione Salute oltre 15 miliardi di euro (che superano i 20 con le risorse confluite da altre Missioni, il digitale ad esempio) per rafforzare la sanità territoriale e accelerare la trasformazione digitale del Servizio Sanitario Nazionale. Mai prima d’ora il sistema aveva potuto contare su una massa di investimenti così significativa e concentrata nel tempo.

Onestamente non posso parlare di fallimento, ma neppure di una rivoluzione riuscita. Il bilancio è fatto di luci e ombre: strutture avviate, tecnologie acquistate, piattaforme sviluppate, ma anche ritardi, carenza di personale e profonde differenze tra territori.

La sanità territoriale rappresenta il principale cantiere aperto dal PNRR. Case della Comunità, Ospedali di Comunità e Centrali Operative Territoriali sono stati progettati per alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire una presa in carico più vicina ai cittadini. Tuttavia, la disponibilità di professionisti rimane una delle principali criticità.

FSE, telemedicina e il nodo competenze

Il digitale è il settore che meglio rappresenta opportunità e limiti del Piano. Le risorse hanno finanziato Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), telemedicina, cloud, cybersicurezza e ammodernamento tecnologico degli ospedali. Dal punto di vista attuativo sono stati registrati progressi importanti, ma la trasformazione organizzativa procede più lentamente.

Il FSE è diventato il simbolo della strategia digitale italiana. L’obiettivo è consentire la condivisione delle informazioni cliniche lungo tutto il percorso assistenziale del cittadino. Nonostante i progressi, l’utilizzo rimane disomogeneo e la qualità dei dati varia ancora tra le regioni.

Anche la telemedicina ha ricevuto un forte impulso. Monitoraggio remoto, televisite e teleconsulti sono entrati stabilmente nel dibattito sanitario. Tuttavia, l’integrazione nei percorsi clinici e organizzativi è ancora incompleta e spesso dipende dalle iniziative locali. Importanti investimenti hanno riguardato anche il rinnovo delle apparecchiature diagnostiche e delle infrastrutture informatiche ospedaliere. Molte strutture dispongono oggi di tecnologie più moderne ma, senza semplificazione, l’innovazione non coincide automaticamente con il miglioramento dei processi assistenziali.

Ma questi investimenti sono stati anticipati da studi sulla semplificazione amministrativa? Parliamo sempre di più della questione delle competenze, si dice rappresenti una delle sfide più rilevanti. Che senza formazione e accompagnamento al cambiamento, le tecnologie rischiano di essere sottoutilizzate. Che la vera trasformazione digitale richieda che medici, infermieri e professionisti amministrativi modifichino concretamente il proprio modo di lavorare. Per non parlare dell’utenza: Nel 2026 tutto è diventato un’app, un codice, un portale, stiamo costruendo una società che obbliga un novantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti. E questa non è modernità. Serza un figlio o un nipote, sempre se ci sia, chi ha costruito questo Paese con le mani oggi si ritrova analfabeta in casa propria, e quando lasciamo indietro chi ci ha preceduto, non stiamo evolvendo: stiamo solo diventando più comodi e più egoisti.

Il paradosso digitale e le responsabilità da chiarire

Su questo punto faccio a tutti una domanda provocatoria: qualcuno di voi ha avuto un corso per utilizzare lo smartphone?

Direi di no. Perché chi ha progettato i moderni telefonini ha pensato sia all’ergonomia che alla semplicità d’utilizzo. Quindi tornando alla responsabilità, che rimane sempre in capo allo Stato che distribuisce i denari e indica come vanno spesi, ne imputo una parte consistente alle aziende ICT che non sono state in grado di indicare la strada alla politica.

In conclusione, il giudizio complessivo sul PNRR sanitario resta quindi articolato. I risultati esistono e sono visibili. Tuttavia, il successo definitivo dipenderà dalla capacità di trasformare investimenti, piattaforme e infrastrutture in servizi migliori e più semplici per operatori cittadini e pazienti. La sfida dei prossimi anni non sarà costruire nuovi sistemi digitali, ma renderli realmente utilizzati, interoperabili e capaci di produrre valore clinico e organizzativo liberando tempo di cura agli operatori sanitari.

Iscriviti alla newsletter di Bees Sanità Magazine e aggiungi beesanitamagazine.it tra le tue fonti preferite di Google

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

di Enzo Chilelli

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Banner MAG 600x600px_Tavola disegno 1

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI