L’ipnosi clinica è una tecnica sanitaria sempre più utilizzata per aiutare i pazienti a gestire dolore, ansia e stress durante procedure diagnostiche e terapeutiche. A dimostrarlo l’esperienza dell’ospedale di Rivoli, dove un progetto sviluppato nell’ambito della radiologia interventistica ha mostrato risultati incoraggianti nella riduzione dell’ansia.
Dietro questo percorso ci sono professionisti formati, tra cui gli infermieri esperti di ipnosi clinica Lorena Todaro e Massimo Ruffinatti, che raccontano come questa pratica possa diventare un importante alleato nella cura, complementare alle terapie tradizionali.
Cos’è l’ipnosi clinica
«Per ipnosi clinica intendiamo uno stato di coscienza modificato molto simile a quello che sperimentiamo spontaneamente durante la giornata quando siamo particolarmente concentrati o assorti in un’attività», spiega la Dott.ssa Lorena Todaro.
«Si tratta di una condizione nella quale la persona mantiene consapevolezza e capacità di risposta, ma focalizza la propria attenzione in modo più intenso. Attraverso tecniche di rilassamento, immagini mentali e suggestioni guidate, il professionista accompagna il paziente verso uno stato che favorisce una diversa percezione degli stimoli».
«L’obiettivo è costruire quello che in ipnosi viene definito “monoideismo plastico”: un’immagine mentale talmente vivida da produrre effetti concreti sulla percezione del corpo. Per esempio, immaginare un arto immerso in acqua ghiacciata può contribuire a ridurre la sensibilità e quindi la percezione del dolore in quella zona».
«Ogni percorso è personalizzato – prosegue – e viene costruito osservando attentamente le reazioni del paziente. Non esiste infatti una seduta uguale all’altra».
Il ruolo della fiducia
Secondo i due esperti, uno degli elementi fondamentali dell’ipnosi clinica è il “rapport”, ovvero il rapporto di fiducia che si crea tra professionista e paziente.
«È molto simile a quello che in sanità definiamo alleanza terapeutica» sottolinea Todaro. «Se manca la fiducia tra operatore e persona assistita, diventa difficile costruire qualsiasi percorso di cura».
«L’ipnosi richiede infatti la disponibilità del paziente a lasciarsi guidare. Per questo motivo la relazione umana rappresenta una componente essenziale del processo tanto quanto la tecnica stessa».
Come l’ipnosi aiuta a controllare il dolore
Uno degli aspetti dell’ipnosi clinica riguarda la gestione dell’ansia, spesso strettamente collegata alla percezione del dolore.
«Quando una persona è molto ansiosa tende a percepire gli stimoli dolorosi in maniera amplificata», spiega Massimo Ruffinatti. «Riducendo paura e tensione, il paziente affronta la procedura con maggiore serenità e riesce a tollerare meglio gli stimoli che riceve».
«L’obiettivo – prosegue – non è eliminare completamente il dolore, ma renderlo più gestibile. In molti casi questo consente di ridurre significativamente il ricorso ai farmaci analgesici o sedativi. La letteratura scientifica mostra infatti che i pazienti sottoposti a ipnosi possono richiedere dosaggi inferiori di farmaci rispetto alle procedure tradizionali. Un vantaggio che si traduce anche in tempi di recupero più rapidi e minori effetti collaterali».
«Tuttavia, questa pratica non necessariamente sostituisce i farmaci. La risposta all’ipnosi varia da persona a persona: quando necessario, il team sanitario può comunque ricorrere alla sedazione farmacologica, calibrandola in base alle esigenze del singolo paziente».
Il valore del lavoro di squadra
Perché l’ipnosi funzioni, non basta il lavoro dell’ipnologo clinico. È fondamentale che l’intera équipe collabori per creare un ambiente favorevole.
«Il setting è importantissimo» sottolinea Todaro. «Se durante la procedura ci sono continue interruzioni o situazioni di forte stress, diventa più difficile mantenere lo stato ipnotico e potrebbero rendersi necessari maggiori interventi farmacologici».
«Il successo di questi percorsi dipende quindi dalla collaborazione tra infermieri, medici, anestesisti e tecnici, tutti coinvolti nel garantire al paziente un contesto il più possibile sereno».
Dalla radiologia al parto: i prossimi sviluppi
Tra i progetti futuri dell’ipnosi clinica c’è un percorso dedicato alla preparazione delle donne al travaglio e al parto attraverso tecniche ipnotiche. L’obiettivo è aiutare le future mamme a gestire meglio ansia, paura e dolore durante un momento particolarmente intenso della vita.
«L’ipnosi non elimina completamente il dolore del parto», chiarisce Todaro. «Ma riducendo l’ansia può renderlo molto più tollerabile. Un aspetto particolarmente interessante è l’insegnamento di tecniche di autoipnosi, che consentono alla persona di richiamare autonomamente, anche a casa, quello stato di rilassamento e controllo emotivo sperimentato durante le sedute».
«Una sorta di allenamento mentale – conclude – che permette al paziente di diventare parte attiva del proprio percorso di cura e che potrebbe contribuire ad ampliare ulteriormente il ruolo dell’ipnosi clinica nella medicina moderna».
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