Ipoacusia bambini e adolescenti: i giovani sentono meno

L’ipoacusia non è più solo un problema dell’età avanzata: dati italiani e internazionali mostrano un aumento di perdite uditive neurosensoriali e da rumore già in bambini e adolescenti, con ricadute misurabili su linguaggio, scuola e benessere relazionale.
Ipoacusia

Siamo abituati a pensare che l’ipoacusia sia un fenomeno correlato principalmente con l’età. Eppure, i dati su ipoacusia, bambini e adolescenti mostrano una realtà diversa. Gli adolescenti sono tra i gruppi con i più alti livelli di contatto prolungato con il rumore a causa degli effetti cumulativi dell’esposizione prolungata ad attività di ascolto non sicure.

Lettori musicali personali, la frequentazione di luoghi rumorosi, videogiochi, auricolari e cuffie sono considerati oggi non sicuri dal punto di vista dell’udito. Le evidenze dimostrano che nei primi 10-15 anni di vita, la vicinanza al rumore è dannosa. Cambiamenti precoci indotti dal rumore stesso possono anche accelerare la perdita dell’udito legata proprio all’età.

Dati

All’età di 18 anni, il 6,2% degli adolescenti presenza ipoacusia neurosensoriale, mentre il 12,9% mostra segni di probabile ipoacusia indotta dal rumore (NIHL). Alcuni ricercatori sono ancora più pessimisti, arrivando ad affermare che l’abbandono selettivo dello studio potrebbe aver mascherato un incremento. In pratica, secondo loro, il fatto che i ragazzi abbandonino gli studi può essere legato anche ad un deterioramento dell’udito.

Ricerche nazionali e internazionali confermano una riduzione della capacità uditiva neurosensoriale (SNHL) nei giovani. In Italia, dati EuroTrak (2025) indicano 112.000 under 14 e 300.000 under 24 su 7 milioni totali, corrispondenti al 12,4% della popolazione. Un ulteriore studio, basato sull’impianto di apparecchi cocleari (studio PMC, 2025) rileva un incremento nelle fasce d’età 3-17 anni. Vi è inoltre, una tendenza a impianti precoci sotto i 2 anni.

Wang e i suoi collaboratori ha riportato che la prevalenza di SNHL nei bambini australiani (di età compresa tra gli 11 e i 12 anni) era del 13,3%, evidenziando l’urgenza di un monitoraggio sistematico. I dati dello studio americano NHANES hanno dimostrato che quasi 1 su 5 giovani adulti (di età compresa tra 20 e 29 anni) presentava deficit audiometrici indicative di perdita uditiva indotta da rumore (NIHL).

All’età di 12 anni, il 6,4% dei bambini olandesi dello studio Generation R, basato sulla popolazione, presentava ipoacusia neurosensoriale a bassa o alta frequenza, in almeno un orecchio e il 12,4% mostrava segni suggestivi di ipoacusia indotta dal rumore. Questa prevalenza è aumentata rispetto ai dati raccolti all’età di 9 anni. A 18 anni, l’analisi trasversale ha mostrato una prevalenza del 6,2% per la SNHL e del 12,9% per la NIHL. A livello globale, il World Report on Hearing 2021, a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) conta 90-95 milioni di bambini/adolescenti (fascia d’età 5-19 anni) con perdita uditiva non trattata.

Cause

Nei bambini da 0 a 14 anni l’ipoacusia nasce spesso “a monte”, prima o subito dopo la nascita, e solo in parte più avanti nel corso dell’infanzia. Una quota importante dei casi è legata a fattori genetici e a eventi del periodo perinatale (prematurità marcata, sofferenza alla nascita, iperbilirubinemia grave), oltre che a infezioni contratte in gravidanza come rosolia e citomegalovirus.

Crescendo, entrano in gioco soprattutto le orecchie che “si ammalano spesso”: otiti medie acute e con effusione che si ripetono nel tempo, se non riconosciute e trattate con attenzione, possono determinare un calo uditivo che non sempre è solo temporaneo e che interferisce con lo sviluppo del linguaggio e la partecipazione in classe; allo stesso modo, infezioni più serie come meningiti batteriche, morbillo o orecchioni sono considerate tra le principali cause di sordità acquisita in età pediatrica nelle analisi globali sul carico di malattia.

Per gli adolescenti prevalgono le cause meccaniche. Il Prof. Giovanni Danesi sottolinea che le «fonti più pericolose per i giovani derivano soprattutto dallo stile di vita (cuffie, concerti, discoteche, gaming), più che dal rumore ambientale urbano generale». Un uso prolungato di cuffie e auricolari a volume elevato, quindi musica ad alti decibel, rumore ricreativo in generale, unitamente ad una esposizione cronica e quotidiana al rumore, contribuiscono ad anticipare l’ipoacusia, a volte in maniera repentina.

Conseguenze dell’ipoacusia nei bambini e adolescenti

Vista la fascia d’età coinvolta, le problematiche maggiori si riscontrano a scuola e in ambito sociale:

  • Difficoltà di comprensione in ambienti rumorosi;
  • Calo del rendimento scolastico;
  • Ostacoli nello sviluppo del linguaggio, nella comunicazione, nelle competenze cognitive e sociali, con rischio di isolamento;
  • Maggiore affaticamento, disturbo dell’attenzione, fraintendimenti relazionali, in particolare a scuola, fattori che in realtà mascherano proprio un deficit uditivo.

In generale, le ricerche più recenti confermano che i bambini e ragazzi con perdita uditiva, faticano a costruire un lessico ricco. Spesso non sono in grado di comprendere frasi complesse e mostrano riluttanza a partecipare alle conversazioni spontanee.

Cosa fare?

Famiglia: valorizzare e promuovere buone pratiche di ascolto. Limitare l’uso quotidiano di cuffie/auricolari, non superare il 60% del volume massimo. Preferire cuffie esterne agli auricolari, fare pause regolari. Evitare l’esposizione continuativa a rumori forti, in particolare per coloro i quali mostrano una predisposizione genetica o ipoacusie già note. Attenzionare difficoltà scolastiche. Difficoltà a seguire lezioni, richieste di ripetere spesso le frasi, volume molto alto di televisione o musica.

Ampliando la prevenzione all’ambito scolastico, introdurre screening uditivi periodici nelle scuole, grazie al coinvolgimento dei pediatri di libera scelta. Formare il personale scolastico a riconoscere i segnali di eventuali difficoltà uditive (alunno sempre vicino alla cattedra, apparente disattenzione, difficoltà di comprensione in ambienti rumorosi).

Ipoacusia bambini e adolescenti, conclusioni

Nel complesso, i dati convergono nel descrivere l’ipoacusia in età evolutiva come un problema già presente e in espansione, con quote significative di bambini e adolescenti interessati da perdite uditive neurosensoriali o da rumore. Le evidenze mostrano che, a fronte di tecnologie riabilitative sempre più efficaci, permangono sotto‑diagnosi, ritardi di presa in carico e ampie disparità nell’accesso agli interventi, soprattutto nelle forme lievi e nelle fasce più giovani.

In assenza di percorsi strutturati e continuativi, il rischio è che le ricadute su linguaggio, apprendimenti, salute mentale e partecipazione sociale si consolidino nel tempo, contribuendo a un carico di disabilità che gli studi internazionali considerano ormai rilevante anche prima dei 20 anni.

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di Muzio Stornelli

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