La proposta di DEMOS per un SSN universale, sostenibile e vicino alle persone

Al centro del documento programmatico: più risorse, tutela al personale, sanità territoriale, innovazione digitale e governance pubblica

Martedì alla Sala del Carroccio in Campidoglio, DEMOS – Democrazia Solidale ha presentato il suo documento programmatico “La Sanità Futura: un nuovo Patto per la Salute degli Italiani”. A portarlo sul palco, l’On. Paolo Ciani, Deputato e Segretario della Commissione Affari sociali della Camera, e Marinella D’Innocenzo, coordinatrice dell’area Sanità di DEMOS e Presidente dell’associazione «L’Altra Sanità». Il testo affronta la crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) con una proposta organica che tocca finanziamento, personale, territorio, innovazione digitale e governance pubblica, indicando azioni concrete e una tabella di marcia con responsabilità istituzionali definite.

Il SSN come scelta identitaria

Ciani ha collocato l’iniziativa dentro una visione esplicita: difendere il SSN significa difendere un pezzo della Repubblica. «Per me la Repubblica e la democrazia non sono concetti astratti, ma un legame che tiene insieme una comunità e rappresenta l’impegno di non lasciare nessuno da solo, specialmente nei momenti di fragilità», ha detto il Deputato, aggiungendo che DEMOS nasce proprio dall’idea della centralità della persona e che nulla, in questo campo, va dato per scontato.

La diagnosi che Ciani ha offerto al pubblico è netta: anni di sottofinanziamento, crescita della spesa privata, liste d’attesa, carenza di personale e disuguaglianze territoriali profonde hanno trasformato il diritto alla salute in un diritto diseguale. A questo si sommano l’invecchiamento demografico, l’aumento delle cronicità e la rivoluzione digitale. Il quadro che ne risulta somiglia perciò a un bivio storico.

Il Segretario ha respinto con forza l’idea che il pubblico possa arretrare di fronte al mercato: «Questo tradisce il patto repubblicano sancito dall’articolo 32 della Costituzione». L’equità, ha sottolineato, viene prima di qualsiasi logica competitiva. Le risorse mancano, ma serve il coraggio di trovarle: combattendo l’elusione fiscale, tassando le rendite, evitando spese prive di utilità pubblica.

Un passaggio particolare ha riguardato il capitale umano del sistema. Infermieri, medici e sanitari non sono eroi da celebrare nell’emergenza, ha detto Ciani, ma professionisti da rispettare e valorizzare ogni giorno. Se il settore pubblico cessa di essere attrattivo, queste figure migrano all’estero o verso il privato, minando ulteriormente l’universalità del SSN. La transizione tecnologica, infine, porta con sé il rischio di isolare la persona: va governata dallo Stato, unico garante dell’uguaglianza.

Tempesta perfetta e sei interventi prioritari

D’Innocenzo ha aperto la sua relazione con una tesi politica esplicita: la sanità pubblica non è negoziabile. «Serve una trasformazione che rimetta al centro il SSN», ha detto, descrivendo la situazione attuale come «universalismo minimo», lontano da quello che il sistema dovrebbe garantire.

I numeri che D’Innocenzo ha portato in sala fotografano una crisi concreta. La spesa out-of-pocket degli italiani raggiunge 41,3 miliardi di euro. C’è difficoltà nel trovare il denaro per curarsi: quasi 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure e 1,2 milioni di famiglie versano in disagio economico per spese sanitarie. A fronte di questo, solo il 65% dei target sanitari dell’Unione Europea risulta raggiunto e la stessa quota delle risorse del PNRR in ambito sanitario ha trovato impiego.

Il quadro che la coordinatrice chiama «tempesta perfetta» si compone di tre elementi: crisi strutturale del personale, definanziamento cronico e frammentazione territoriale. Il SSN spende sotto la media europea non per efficienza, ha precisato, ma per scelta politica. Molte Regioni che garantivano extra-Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA) non riescono più a farlo; alcune faticano anche a garantire i LEA ordinari. L’Italia occupa le ultime posizioni europee sul rapporto infermieri pro capite e registra carenze su branche specialistiche chiave. Preoccupa anche la diminuzione degli anni vissuti in buona salute, che combinata all’aumento della cronicità pone una sfida enorme al sistema.

La visione alternativa che D’Innocenzo ha proposto punta a un universalismo effettivo e reale, con una forte governance pubblica e una convergenza tra spesa pubblica pro capite e protezione finanziaria delle famiglie: «Un nuovo modello di presa in carico che garantisce al paziente di non rimanere solo».

Spesa al 7,5% del PIL e istituzione dell’Agenzia per la Salute Digitale

Il documento programmatico di DEMOS articola le proprie proposte in diversi assi prioritari. Il primo riguarda il finanziamento: l’obiettivo è portare la spesa sanitaria pubblica al 7,5% del PIL nell’arco di cinque anni, attraverso una programmazione stabile, il contrasto all’evasione fiscale e la riconversione di sussidi dannosi. Misura considerata prerequisito di qualsiasi rilancio è l’abolizione definitiva del tetto di spesa per il personale sanitario.

Il secondo asse prevede un piano straordinario per il personale, con assunzioni basate sui fabbisogni reali, riforma delle retribuzioni e delle carriere, e superamento del ricorso ai cosiddetti gettonisti. Sul territorio, DEMOS propone un Fondo Nazionale per l’Assistenza Territoriale che finanzi il funzionamento delle Case e degli Ospedali di Comunità anche oltre il 2026, integrando medici di medicina generale, infermieri di famiglia, servizi sociali e assistenza domiciliare.

Sul fronte digitale, la proposta più originale è la creazione di un’Agenzia Nazionale per la Salute Digitale, con il compito di certificare sicurezza, efficacia ed eticità di app, algoritmi e intelligenza artificiale applicati alla salute. L’obiettivo, ha spiegato D’Innocenzo, è evitare che la trasformazione digitale produca nuove disuguaglianze.

Il documento indica inoltre priorità strategiche da finanziare con quote vincolate del Fondo Sanitario Nazionale: prevenzione con nuovi screening oncologici, salute mentale con lo psicologo delle cure primarie nei LEA, non autosufficienza con la piena attuazione della Legge 33/2023. «Un percorso che parte dalla difesa del diritto alla salute, attraversa le cause della crisi del SSN, indica una visione del nuovo modello di cura», hanno concluso Ciani e D’Innocenzo, «e propone interventi per il rilancio del SSN».

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di Arrigo Bellelli

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