L’effetto a lungo termine delle persistenti difficoltà economiche sull’invecchiamento cognitivo è indiscusso, ma la sua entità rimane al momento poco chiara. Perciò, i ricercatori dell’University College London (UCL) hanno tentato di esaminare in che modo le difficoltà economiche protratte nel corso dell’età adulta siano associate alle capacità cognitive nella mezza età, al declino cognitivo e alla salute cerebrale in età avanzata, e se tali effetti varino in funzione del sesso, delle condizioni socioeconomiche (SEC) durante l’infanzia e del rischio genetico.
Utilizzando i dati della coorte britannica delle nascite del 1946 e del relativo sottostudio di neuroimaging Imaging 46, gli studiosi hanno messo in relazione le difficoltà economiche (ovvero basso reddito familiare e difficoltà finanziarie tra i 26 e i 53 anni) con le prestazioni cognitive a 53 anni, il declino cognitivo tra i 53 e i 69 anni e i parametri di neuroimaging tra i 69 e i 71 anni. Inoltre, hanno valutato il ruolo moderatore del sesso, delle condizioni socioeconomiche durante l’infanzia e della presenza dell’allele APOE-ε4.
L’obiettivo di questo studio era esaminare l’effetto delle difficoltà economiche persistenti sull’invecchiamento cognitivo. I risultati contribuiscono alle conoscenze esistenti almeno sotto quattro aspetti:
- Persistenza, nell’arco di diversi decenni e nelle stesse persone, sia di indicatori oggettivi (basso reddito familiare) sia soggettivi (difficoltà economiche) delle condizioni di svantaggio economico;
- Declino cognitivo nell’arco di quasi due decenni senza limitarsi a considerare una singola misurazione iniziale;
- Inclusione dei dati di neuroimaging relativi a due momenti temporali;
- Interazioni con il sesso, le condizioni socioeconomiche durante l’infanzia e l’APOE-ε4.
Lo studio
Una maggiore esposizione a entrambi gli indicatori di difficoltà economica è associata a punteggi inferiori nella velocità di elaborazione delle informazioni e nella memoria verbale a 53 anni, coerentemente con il modello dell’accumulo nel corso della vita.
Le difficoltà economiche contribuiscono al deterioramento cognitivo aumentando il carico cognitivo, riducendo così le risorse cognitive disponibili per processi quali l’attenzione e il processo decisionale. L’esposizione persistente alle difficoltà economiche durante l’età adulta potrebbe quindi sottoporre a stress cronico i sistemi coinvolti nell’elaborazione cognitiva e determinare, nel tempo, una compromissione delle funzioni cognitive. Questo effetto persisteva anche dopo aver tenuto conto dell’influenza delle condizioni socioeconomiche durante l’infanzia e sostiene precedenti risultati secondo cui le difficoltà economiche nell’età adulta potrebbero essere associate al funzionamento cognitivo in età avanzata più fortemente rispetto alle condizioni di svantaggio limitate all’infanzia.
Tuttavia, il risultato secondo cui le difficoltà economiche erano associate a un più lento tasso di declino riflette più probabilmente svantaggi cognitivi già presenti in precedenza, piuttosto che un effetto protettivo delle difficoltà economiche. Similarmente, un altro studio aveva evidenziato un declino cognitivo più rapido tra gli anziani con condizioni socioeconomiche infantili più favorevoli. Questo risultato può essere interpretato alla luce della teoria della riserva cognitiva. Sebbene una condizione economica favorevole sia associata a una maggiore stimolazione mentale e a livelli più elevati di riserva cognitiva, può arrivare un momento, durante l’invecchiamento, in cui una maggiore riserva cognitiva non riesce più a compensare la perdita neuronale. Ciò spiegherebbe il declino accelerato osservato tra le persone con un funzionamento iniziale più elevato, come se queste ultime recuperassero terreno.
Inoltre, il fatto che soltanto l’esposizione persistente, e non quella intermittente, fosse associata al declino cognitivo fornisce ulteriore sostegno al modello dell’accumulo e suggerisce che una condizione di difficoltà economica prolungata possa essere più dannosa per l’invecchiamento cognitivo.
Le difficoltà socioeconomiche
In questo studio, le difficoltà economiche possono essere concettualizzate sia come una esposizione psicosociale diretta, attraverso meccanismi quali lo stress cronico e la riduzione delle risorse cognitive disponibili, sia come un indicatore di uno svantaggio socioeconomico cumulativo più ampio nel corso dell’età adulta.
Sebbene gli scienziati abbiano tenuto conto delle condizioni socioeconomiche durante l’infanzia, le difficoltà economiche probabilmente riflettono anche ulteriori fattori strutturali e comportamentali non misurati che si accumulano nel tempo. Pertanto, sebbene i risultati siano coerenti con un possibile ruolo causale delle difficoltà economiche persistenti, queste ultime possono rappresentare anche un indicatore della posizione socioeconomica mantenuta nel tempo e delle esposizioni a essa associate.
APOE-ε4 e neuroimaging
L’inclusione dei dati di neuroimaging relativi a due momenti temporali ha riscontrato un’associazione dose-risposta tra il basso reddito familiare e l’aumento del volume ventricolare tra i 69 e i 71 anni. Lo stesso effetto dose-risposta è stato trovato tra difficoltà economiche e salute cerebrale: una maggiore esposizione a un basso reddito familiare era associata a un aumento di 4,7 ml del volume ventricolare tra i 69 e i 71 anni.
L’APOE-ε4, è stato riscontrato, modifica tutte le associazioni con l’atrofia cerebrale: i portatori che avevano sperimentato persistentemente un basso reddito familiare o difficoltà economiche mostravano i tassi più elevati di atrofia cerebrale.
I portatori di APOE-ε4 che sperimentavano contemporaneamente difficoltà economiche persistenti mostravano livelli più elevati di deposito di β-amiloide (Aβ) (SUVR), una maggiore atrofia cerebrale totale e dell’ippocampo, nonché una maggiore espansione ventricolare. Questo evidenzia un effetto moltiplicativo, in cui le persone con un maggiore rischio genetico risultano particolarmente vulnerabili agli effetti delle difficoltà economiche persistenti. Il risultato è coerente con studi precedenti sull’interazione tra APOE-ε4 e istruzione.
Un possibile meccanismo è che le difficoltà persistenti possano ridurre la riserva cerebrale e cognitiva; quando ciò si combina con una predisposizione genetica alla patologia, i sistemi cerebrali potrebbero diventare più vulnerabili e la soglia per la comparsa di sintomi clinici potrebbe ridursi (Ferrari et al., 2013; Stern, 2009).
Gli uomini sono più svantaggiati
Anche il sesso modera l’effetto delle difficoltà economiche sulla velocità di elaborazione delle informazioni. Gli uomini che hanno sperimentato persistentemente difficoltà economiche mostravano prestazioni peggiori a 53 anni e, nel tempo, anche un tasso di declino più lento rispetto alle donne, coerentemente con quanto riportato in precedenza.
È stato suggerito che gli uomini possano essere più vulnerabili agli effetti delle difficoltà economiche e di una bassa istruzione sugli esiti di salute fisica. I risultati di questo studio suggeriscono che potrebbero essere maggiormente vulnerabili anche rispetto agli esiti cognitivi, sebbene l’entità dell’effetto fosse ridotta.
Sono emerse inoltre evidenze di molteplici fattori di vulnerabilità all’atrofia cerebrale. Gli uomini sembravano più vulnerabili all’effetto delle difficoltà economiche persistenti, mostrando volumi ventricolari maggiori e una maggiore espansione ventricolare, nonché una maggiore atrofia del volume cerebrale totale rispetto alle donne. Anche le persone provenienti da condizioni socioeconomiche infantili svantaggiate sembravano più vulnerabili all’effetto di un basso reddito familiare persistente, sia in termini di atrofia del volume dell’ippocampo sia di espansione ventricolare, estendendo risultati precedenti.
Pertanto, l’impatto delle difficoltà economiche persistenti sui marcatori della salute cerebrale potrebbe essere più complesso in funzione di altri fattori concomitanti, quali sesso, condizioni socioeconomiche durante l’infanzia e rischio genetico. Tuttavia, la natura esplorativa dello studio, la dimensione relativamente contenuta del campione e le problematiche legate ai test multipli rendono necessarie ulteriori ricerche per replicare e spiegare questi risultati e i relativi meccanismi.
Ad esempio, una possibile limitazione consiste nel fatto che queste differenze tra i sessi potrebbero riflettere in parte il contesto sociale ed economico della coorte nata nel 1946, nel quale i ruoli di genere tradizionali e i modelli occupazionali potrebbero aver amplificato l’impatto delle difficoltà economiche sugli uomini. Tali dinamiche potrebbero essere differenti nelle coorti più recenti, nelle quali i ruoli di genere sono cambiati.
I limiti dello studio
Tra i limiti dello studio, oltre ai fattori strutturali e comportamentali non misurati nominati in precedenza, vi è il bias dovuto all’attrition selettiva: le persone che hanno abbandonato lo studio avevano maggiori probabilità di presentare capacità cognitive inferiori e condizioni socioeconomiche svantaggiate. La coorte di Insight 46, inoltre, è più sana e socialmente avvantaggiata rispetto alla popolazione generale. Ciò potrebbe aver portato a una sottostima dell’effetto delle difficoltà economiche sull’invecchiamento cognitivo. Un ulteriore limite è la scarsa diversità etnica della coorte.
Un altro limite riguarda il tipo di dati raccolti sul reddito familiare, che era una variabile categoriale indicante diverse fasce di reddito anziché valori di reddito effettivi e che non era stata corretta in funzione delle dimensioni del nucleo familiare. Ciò potrebbe aver ridotto la precisione degli indicatori di basso reddito utilizzati.
Lo studio non ha esaminato i percorsi attraverso i quali le difficoltà economiche possono condurre ad alterazioni dei marcatori di salute cerebrale. Un possibile meccanismo è rappresentato dalla disfunzione cerebrovascolare, che può precedere i cambiamenti neurodegenerativi del cervello e il declino cognitivo.
Analogamente, lo studio non ha preso in esame le principali condizioni di salute fisica, come la salute cardiovascolare, che costituisce un importante fattore di rischio per il deterioramento cognitivo e la demenza, oltre a essere associata allo stress finanziario. Tutti questi fattori rappresentano possibili meccanismi lungo il percorso causale tra difficoltà economiche e risultati cognitivi.
Infine, non sono state analizzate le fonti di reddito e le modalità attraverso cui la disoccupazione possa influenzare la salute cerebrale. Studi condotti sulla stessa coorte hanno evidenziato associazioni negative tra la mancata occupazione e l’invecchiamento cognitivo. Sono pertanto necessarie ulteriori ricerche per comprendere in che modo gli aspetti non finanziari dell’occupazione, tra cui la qualità del lavoro o il sottoutilizzo delle competenze, possano influenzare l’invecchiamento cognitivo.
Conclusioni
Le difficoltà economiche persistenti sono associate a una ridotta funzionalità cognitiva nella mezza età e, successivamente, a un più lento declino in età avanzata, evidenziando la presenza di perdite cognitive sostanziali già nella mezza età. Gli uomini, le persone provenienti da condizioni socioeconomiche infantili svantaggiate e quelle con un maggiore rischio genetico (l’APOE-ε4) sono risultate inoltre più suscettibili agli effetti delle difficoltà economiche persistenti sull’atrofia cerebrale.
Alla luce dell’attuale crisi del costo della vita, in cui un numero record di famiglie riferisce di trovarsi in condizioni di difficoltà economica, questi risultati evidenziano ulteriormente l’importanza di sostenere le famiglie vulnerabili per evitare che le difficoltà economiche diventino croniche. Ciò potrebbe contribuire anche a proteggere dalle compromissioni cognitive legate all’età e da disturbi quali la demenza.
Questo studio fornisce solide evidenze del fatto che le difficoltà economiche persistenti sono associate a prestazioni cognitive inferiori già nella mezza età, in particolare in ambiti quali la velocità di elaborazione delle informazioni e la memoria verbale, suggerendo che i deficit cognitivi possano emergere prima di quanto comunemente ipotizzato.
Grazie all’inclusione dei dati di neuroimaging, lo studio dimostra inoltre che le difficoltà economiche protratte nel tempo sono associate a cambiamenti strutturali del cervello, tra cui un aumento del volume ventricolare e l’atrofia cerebrale, con evidenze di una relazione dose-risposta.
Infine, lo studio evidenzia come le difficoltà economiche interagiscano con lo svantaggio nelle prime fasi della vita e il rischio genetico, contribuendo ad amplificare l’invecchiamento cerebrale. I risultati forniscono sostegno alle teorie sulla disuguaglianza cumulativa e dimostrano che le condizioni socioeconomiche protratte nel tempo svolgono un ruolo importante nel determinare la salute cognitiva anche nelle fasi avanzate della vita.
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