Le terapie farmacologiche per l’obesità sono un’occasione di equità e appropriatezza

Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica deve tradursi in un accesso a cure efficaci, accessibili e sostenibili
Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica deve tradursi in un accesso a cure efficaci, accessibili e sostenibili

L’obesità è una malattia cronica, progressiva e recidivante, riconosciuta in Italia dalla Legge n. 149/2025. Le moderne terapie farmacologiche anti-obesità rappresentano oggi un’importante opportunità terapeutica per i pazienti che presentano un’accentuata gravità clinica e il rischio di complicanze. L’obesità comporta un rilevante impatto clinico, sociale ed economico, determinando un importante consumo di risorse sanitarie e contribuendo significativamente al carico di malattia sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale.

A seguito dell’esempio d’oltralpe, la Società Italiana dell’Obesità (SIO), tramite un comunicato firmato dal suo Presidente Silvio Buscemi, propone l’avvio di un percorso istituzionale volto a valutare forme di accesso rimborsato alle terapie farmacologiche innovative, secondo criteri di appropriatezza clinica e sostenibilità economica.

La malattia

«La Legge n. 149/2025 ha rappresentato un avanzamento culturale e scientifico di straordinaria importanza – si legge nel comunicato – ponendo il nostro Paese tra i riferimenti internazionali nelle politiche di tutela delle persone con obesità e suscitando attenzione e interesse anche a livello europeo». Detto ciò, ancora molto è da fare per tutelare quel 18% di uomini e donne che nel nostro paese soffrono di obesità. Il sistema sanitario transalpino, ad esempio, da questo lunedì ha reso rimborsabili le terapie farmacologiche anti-obesità a base di tirzepatide e semaglutide per i pazienti con forme più gravi della malattia, attraverso criteri clinici rigorosi e un percorso prescrittivo affidato a centri specialistici dedicati.

Negli ultimi anni, queste nuove terapie farmacologiche anti-obesità hanno «profondamente modificato le prospettive di cura di una malattia che interessa milioni di cittadini italiani e che rappresenta una delle principali sfide per la salute pubblica del nostro tempo. Le evidenze scientifiche dimostrano che tali trattamenti sono in grado non soltanto di determinare una significativa riduzione del peso corporeo, ma anche di migliorare numerose complicanze associate all’obesità, tra cui il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, le patologie renali ed epatiche, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno e altre condizioni che incidono profondamente sulla qualità e sull’aspettativa di vita».

La proposta

La SIO, che ha coordinato la recente elaborazione delle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità sulla gestione dell’obesità, ritiene che «il trattamento farmacologico costituisca oggi una componente essenziale di un percorso terapeutico integrato che comprende interventi nutrizionali, modificazioni dello stile di vita, supporto psicologico e, nei casi appropriati, chirurgia bariatrica e metabolica».

«Nei centri dedicati alla cura dell’obesità, i professionisti sanitari raccolgono quotidianamente le richieste di pazienti che, pur avendo indicazione clinica al trattamento, non possono accedere alle terapie disponibili per ragioni esclusivamente economiche. Questa situazione determina un’evidente disuguaglianza nell’accesso alle cure e rischia di limitare la piena applicazione dei principi che hanno ispirato il recente riconoscimento legislativo dell’obesità come malattia cronica. La recente iniziativa annunciata dal Governo francese, orientata a favorire l’accesso alle terapie farmacologiche anti-obesità nei pazienti con maggiore gravità clinica, rappresenta un’esperienza di particolare interesse e testimonia come il tema stia assumendo crescente rilevanza nelle politiche sanitarie europee».

In quest’ottica, la SIO suggerisce di prevedere una fase iniziale di accesso prioritario ai trattamenti per i pazienti con obesità grave, identificati da un indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 40 kg/m², nonché per quelli con BMI pari o superiore a 35 kg/m² in presenza di almeno una complicanza correlata all’obesità. La proposta prevede inoltre che la prescrizione e il monitoraggio delle terapie siano affidati a centri specialistici multidisciplinari riconosciuti dalle Regioni, al fine di garantire un approccio integrato e appropriato alla gestione della patologia. Infine, la SIO sottolinea l’importanza di valutare l’efficacia dei trattamenti non soltanto in termini di riduzione del peso corporeo, ma anche considerando l’impatto sulla diminuzione delle complicanze e dei relativi costi sanitari associati all’obesità.

Il costo dell’obesità

Obesità e sovrappeso rappresentano un importante e crescente onere finanziario per i bilanci dei sistemi sanitari. Queste voci si dividono in:

  • Costi medici diretti, come i costi dell’assistenza sanitaria personale, delle cure ospedaliere, dei servizi medici e dei farmaci per malattie con una relazione ben consolidata con l’obesità;
  • Costi non medici diretti, ad esempio i costi di viaggio e i costi di viaggio informali del caregiver;
  • Costi non medici indiretti, compresi i costi della mortalità prematura e delle perdite di produttività.

Nel 2019 è stato stimato che sovrappeso obesità sono costati all’Europa un importo approssimativamente pari a 464 miliardi di euro, di cui circa 141 miliardi di euro per i costi diretti e circa 323 miliardi di euro per i costi indiretti. I costi totali pro-capite sono stati pari a circa 499 euro, e i costi totali calcolati in percentuale sul PIL sono stati pari al 2,16%. Purtroppo, le previsioni indicano che i costi associati al sovrappeso e all’obesità raddoppieranno tra il 2020 e il 2060.

L’Associazione Europea per lo Studio dell’Obesità ha rilevato che i costi diretti legati all’obesità vanno dall’1,5 al 4,6% della spesa sanitaria in Francia, a circa il 7% in Spagna. Tuttavia, le previsioni indicano che se i governi europei concentrassero tutti i loro finanziamenti attuali e futuri per la gestione del peso su strategie più efficaci, in termini di costi, i governi potrebbero risparmiare fino al 60% in alcuni paesi.

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di Arrigo Bellelli

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