Welfare integrato, la buona pratica che viene dalla Lombardia

Solitudine, decadimento cognitivo e fragilità sociale: le sfide che SSN ed enti locali possono affrontare solo lavorando insieme

Il sistema di welfare italiano porta con sé una frammentazione strutturale che risale alla sua stessa architettura istituzionale: da una parte le aziende sanitarie e sociosanitarie, responsabili della tutela della salute, e dall’altra i Comuni, chiamati a rispondere ai bisogni sociali dei cittadini. Questi due mondi operano con finalità diverse, strumenti diversi e spesso con banche dati che non comunicano tra loro. Eppure, i bisogni delle persone più fragili non seguono questa distinzione. Chi vive in solitudine, chi ha perso il coniuge dopo una vita insieme, chi si trova in condizioni di esclusione sociale accumula rischi che attraversano entrambe le sfere senza appartenere pienamente a nessuna delle due. Ignorare i bisogni sociali produce, nel tempo, un aggravio dei bisogni sanitari e sociosanitari: lo dice la letteratura scientifica, lo confermano le esperienze sul campo.

La questione della solitudine, in particolare, ha smesso di essere un tema marginale o circoscritto alle grandi aree metropolitane. La crescita dei nuclei familiari unipersonali ridisegna il profilo della fragilità in tutto il paese, nelle città come nelle aree interne. Una persona anziana che vive sola, priva di stimoli relazionali e di riferimenti di prossimità, affronta un decadimento psicofisico e cognitivo che si accelera proprio in assenza di contatti sociali. Rispondere a questa condizione richiede strumenti che vanno oltre la medicina: richiede integrazione tra enti, coordinamento tra professionalità diverse e il contributo organizzato del volontariato, capace di raggiungere dove le istituzioni da sole non arrivano.

Digitale e innovazione al servizio dei cittadini

Salvatore Gioia, Direttore Generale dell’Agenzia di Tutela della Salute dell’Insubria, ragiona attorno a queste sfide portando al centro il tema dell’integrazione come principio organizzativo e come pratica concreta. Il punto di partenza è la possibilità di mettere in connessione la cartella sociosanitaria, gestita dalle aziende territoriali, con la cartella sociale in capo agli enti locali: uno strumento che consente di vedere la persona nella sua interezza, coordinando le risposte dei soggetti che a vario titolo se ne occupano. L’integrazione tra cartelle digitali diventa così non soltanto una questione tecnologica, ma un cambiamento nel modo di concepire la presa in carico da parte dei sistemi istituzionali.

Il quadro dell’innovazione digitale in sanità si allarga poi ad altri due strumenti su cui il sistema nazionale sta investendo con crescente intensità. Il Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta una delle evoluzioni più attese: portare a disposizione degli operatori un sommario strutturato della storia clinica del paziente significa ottimizzare i tempi di cura, ridurre le ridondanze e migliorare la qualità delle decisioni assistenziali. La telemedicina, nelle sue diverse articolazioni, apre invece nuovi scenari per il rapporto tra specialisti e territorio, portando la competenza clinica direttamente al domicilio del paziente e favorendo il teleconsulto tra medicina di base e medicina specialistica. Gioia si sofferma su stato di avanzamento e prospettive di questi strumenti, in un momento in cui le piattaforme sono già in costruzione e alcune regioni, tra cui la Lombardia, stanno svolgendo un ruolo guida nel processo di sviluppo e diffusione nazionale.

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di Arrigo Bellelli

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