L’occasione degli investimenti sanitari europei

«È quella di costruire una lingua comune tra governance delle cure e aziende» dice Raffaella Fonda di B-Sanità
Italia Ungheria

Il convegno I mezzi finanziari a sostegno degli investimenti internazionali in Europa e l’esperienza ungherese, tenutosi ieri mattina presso il Collegium Hungaricum di Palazzo Falconieri a Roma, ha esplorato proprio la triplice dimensione dei legami politici, culturali ed economici, mettendo al centro il ruolo degli investimenti come volano di prosperità condivisa.

L’Ungheria si presenta come una realtà più stratificata di quanto la sua dimensione geografica lasci intuire. È oggi fra i primi quindici paesi al mondo per complessità economica e ha attirato, nel solo 2025, oltre sette miliardi di euro di investimenti esteri, generando più di 18.000 nuovi posti di lavoro. Multinazionali di ogni settore come BYD, Nestlé, Novartis, Lego e Samsung vi operano stabilmente: un dato che ne conferma la vocazione a hub manifatturiero avanzato. Ne costituisce un esempio la produzione di batterie destinate ai veicoli elettrici, con una capacità produttiva prevista di 300 GWh entro il 2030.

Ad aprire i lavori è stato S. E. Andor Ferenc Dávid, Ambasciatore d’Ungheria in Italia, che ha delineato la filosofia che anima la cooperazione bilaterale. «Prestiamo particolare attenzione alle piccole e medie imprese che rappresentano il motore della competitività europea», ha detto il diplomatico. «L’Italia è nostro partner commerciale, ma anche una nazione con cui l’Ungheria condivide la stessa visione di benessere e cultura europea. Stiamo lavorando per creare un ecosistema favorevole alle PMI basato su partner industriali adeguati, scambio di informazioni e buone pratiche riguardanti soprattutto, ma non esclusivamente, la sanità, e per farlo è necessario l’aiuto di partner come Horizon». L’Ambasciatore ha concluso con una sintesi efficace: «L’Ungheria non è il più grande stato europeo né il più ricco, ma è dinamico, con competenze solide, un sistema industriale robusto e una forte volontà di cooperazione internazionale».

Sanità europea e industria healthcare

Quando gli strumenti di finanziamento europeo incontrano il settore sanitario, il risultato dipende dalla capacità di costruire un linguaggio condiviso tra decisori pubblici e industria. Raffaella Fonda, Direttore Generale di B-Sanità, network sanitario co-proprietario e co-organizzatore, con Fiera Roma, di Welfair — La Fiera del fare Sanità, ha illustrato come questa sfida stia trovando risposta concreta in questo appuntamento annuale che ogni autunno riunisce a Roma l’intera filiera sanitaria.

B-Sanità lavora tutto l’anno per connettere esperti ed esperte della filiera, decisori pubblici, società scientifiche e industria healthcare. Ne è espressione diretta Welfair, che quest’anno giunge alla settima edizione e si terrà il 14, 15 e 16 ottobre 2026. «L’innovazione tecnologica in sanità nasce, prima di tutto, come processo organizzativo», ha sottolineato Fonda. «Se manca questo framework l’innovazione arriva lentamente ai pazienti e gli strumenti e le risorse disponibili faticano a collegare interlocutori sanitari e trasformare le opportunità in progetti concreti».

Welfair agisce attraverso tre leve. La prima è quella delle tavole rotonde che producono policy: nella sola edizione 2025, 70 tavoli di confronto con oltre 600 relatori hanno generato documenti di consenso raccolti nel Libro Bianco rivolto ai decisori pubblici. La seconda leva è l’area espositiva da 10.000 mq, che include uno spazio riservato agli incontri B2B con buyer internazionali. La terza sono le 12 assi strategiche dell’edizione 2026, fra cui internazionalizzazione, sanità digitale come infrastruttura, prevenzione e invecchiamento in salute, biomedicale, governance e impatto del biotech.

Novità di quest’anno è il primo Summit Europeo, organizzato in collaborazione con il Ministero degli Esteri, dedicato a prevenzione, cronicità e nuove tecnologie. «Questo risultato è una sintesi operativa di innovazione, accesso, sostenibilità», ha precisato Fonda. «L’innovazione senza accesso non ha impatto. L’accesso senza sostenibilità non ha durata. E la sostenibilità senza coordinamento tra governance e industria rimane intenzione». Welfair nasce per colmare questo vuoto, diventando una piattaforma in cui il sistema dell’Europa sanitaria cresce, si rafforza e costruisce ponti.

Il supporto istituzionale agli investimenti in Ungheria

L’Ungheria deve parte della sua attrattività a infrastrutture fisiche e istituzionali costruite con pazienza nel corso di decenni. Sul piano logistico, il paese vanta quasi 2.000 km di autostrade (la rete stradale più densa d’Europa in proporzione alla superficie) e si colloca al quinto posto nell’Unione Europea per estensione della rete ferroviaria, con circa 8.000 km di rotaie. Da Budapest sono raggiungibili circa 160 destinazioni estere dirette, in un raggio di 1.500 km che tocca gli snodi strategici del continente. Non secondario è il vantaggio di essere la porta d’ingresso ferroviaria verso est: alla frontiera di Záhony i binari a scartamento russo e ucraino si connettono alla rete europea, rendendo l’Ungheria un hub di transito insostituibile.

A supporto di questi asset fisici opera l’Hungarian Investment Promotion Agency (HIPA), satellite del Ministero degli Affari Esteri ungherese. Dora Zakar, che rappresenta la struttura diplomatica che collabora con HIPA, ne ha descritto il ruolo: «L’Ungheria offre un contesto di investimento molto interessante per le imprese, comprese quelle italiane. Tale ecosistema favorevole si fonda su una forza lavoro qualificata, incentivi governativi e politiche fiscali di sostegno». HIPA funziona come sportello unico: fornisce pacchetti informativi personalizzati, organizza visite in loco e incontri con agenzie immobiliari e di risorse umane. Inoltre, assiste nella presentazione delle domande di incentivo e assegna un account manager dedicato per il post-investimento.

I risultati del 2025 parlano chiaro: 108 progetti gestiti, oltre sette miliardi di euro di investimenti attratti e 18.227 nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione ungherese si attesta al 4,4%, quinto più basso nell’Unione Europea. A ciò si aggiunge una storica expertise farmaceutica (settore in cui l’export è cresciuto di oltre il 50% dal 2020) e una posizione di rilievo nella produzione di batterie per veicoli elettrici.

Zakar ha anche testimoniato una trasformazione culturale significativa: «Le imprese ungheresi stanno attraversando una fase di apprendimento notevole. Tempo fa le imprese che andavano all’estero non erano preparate a presentare i loro prodotti sul mercato internazionale. Negli anni questo è cambiato». Oggi le realtà magiare sono pronte ad affrontare i mercati internazionali, portando con sé numerose innovazioni, dal cubo di Rubik ai pagamenti contactless, trovando il riconoscimento che meritano.

Un ponte tra strategia politica e industria reale

Chiudere il cerchio tra opportunità di investimento e realizzazione concreta richiede strutture istituzionali agili. Riccardo Scarpulla, dirigente dell’Ufficio attrazione e sblocco degli investimenti del MIMIT, ha illustrato come l’Italia stia costruendo questo ponte. Il MIMIT si propone come sportello unico per le imprese straniere che si affacciano al mercato italiano, con un approccio che prescinde dalla tipologia e dalla dimensione dell’investimento. «Cerchiamo di essere allo sportello unico per l’ingresso delle imprese che vogliono approcciarsi al paese», ha spiegato Scarpulla.

Uno strumento di recente introduzione consente al Consiglio dei Ministri di qualificare un investimento come di interesse strategico nazionale. Questa misura attribuisce all’operazione poteri straordinari di accelerazione e semplificazione burocratica. Fino ad oggi la norma è stata attivata sei volte, per investimenti complessivi superiori a 13 miliardi di euro. Fra i casi più emblematici figurano tre data center in Lombardia, un impianto di produzione di chip a Novara (primo in Europa nel segmento della microgenerazione) la riqualificazione dell’acciaieria di Piombino e un investimento farmaceutico da otto miliardi di euro tra Parma e il Lazio. Nel 2024 l’Italia si è collocata al primo posto per attrazione di investimenti nell’area euro, con circa 40 miliardi di euro. Nel 2025, secondo le loro stime, si raggiungeranno fino i 60 miliardi. «Questo dà la misura di quanto questi strumenti siano effettivamente cambiando la prospettiva del sistema paese», ha sottolineato Scarpulla.

L’avvocato Paolo Di Franco, resident partner di Horizon Consulting Hungary, ha offerto la sua prospettiva del mercato che Budapest rappresenta. Un quarto della spesa in ricerca e sviluppo destinata alle imprese confluisce nel settore farmaceutico, espressione di una tradizione centenaria. Il programma National Research, Development and Innovation Fund nel 2025 ha cofinanziato con 215 miliardi di fiorini ungheresi (equivalenti a 600 milioni di euro) a fondo perduto progetti di sviluppo e innovazione sanitaria. Un esempio recente? Un investimento biotech da 94 milioni di euro ha rilanciato l’economia locale, creando 150 posti di lavoro.

«L’Ungheria si pone realmente come un modello, perlomeno nei settori citati», ha affermato Di Franco. Un’avvertenza rimane: l’IVA al 27%, la più alta nell’Unione Europea, e le tasse settoriali impongono una due diligence accurata. «Queste sfide sottolineano l’importanza di una pianificazione accurata e supportata in un contesto europeo», ha concluso Di Franco. Quando fondi nazionali ed europei lavorano in sinergia, il risultato è innovazione concreta e capacità produttiva duratura.

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di Arrigo Bellelli

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