Malattie cardiovascolari in Europa, analisi e dati

Il rapporto pubblicato dall'OCSE offre un'analisi approfondita sulla principale causa di morte in Europa: le malattie cardiovascolari. Esse sono infatti responsabili di 1,7 milioni di decessi nel 2022
Malattie cardiovascolari

L’organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), attraverso il suo recente rapporto «The State of Cardiovascular Health in the European Union», intende sensibilizzare gli Stati riguardo alle malattie cardiovascolari (MCV). I pilastri su cui si basa il rapporto sono i seguenti:

  • conoscere e ridurre i fattori di rischio;
  • analizzare la mortalità e morbilità associate a tali patologie;
  • puntare a una qualità della vita plasmata su stili di vita sani.

In una frase: fungere da guida e collettore europeo in termini di iniziative, dati e outcomes. Il focus principale concerne le strategie di prevenzione, l’integrazione dell’assistenza e delle innovazioni in ambito sanitario digitale, l’educazione sanitaria volta a sponsorizzare stili di vita sani. La responsabilità di salvaguardare i cittadini compete alla sanità pubblica, attraverso attività di promozione della salute, con l’intento di ridurre i fattori di rischio come l’ipertensione, l’obesità, il consumo di tabacco e prodotti correlati, e di alcool, oltre a migliorare l’attività fisica e l’alimentazione della popolazione.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda l’inquinamento atmosferico, accompagnato da un rischio emergente, rappresentato dai fattori meteorologici. Di questi preoccupa maggiormente l’aumento delle temperature, fenomeno in grado di aumentare il rischio di morte, soprattutto nella popolazione anziana. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di supportare i decisori politici nel ridurre le disparità, ponendo al centro la salute cardiovascolare considerata come priorità fondamentale all’interno di sistemi sanitari sostenibili.

Ma perché tutto questo interesse per le MCV?

In sintesi, per tre motivi essenziali:

  • sono la principale causa di morbilità e mortalità nell’UE, con un terzo dei decessi (1,7 milioni nel 2022). Colpiscono circa 62 milioni di persone. I paesi dell’Europa centrale e orientale registrano esiti fatali più alti rispetto a quelli occidentali e meridionali;
  • nel 2021, l’onere economico totale di tali malattie è stato stimato in 282 miliardi di euro, pari a circa il 2% del prodotto interno lordo. Il che si traduce in costi sanitari diretti legati all’assistenza sociale, perdita di produttività, soprattutto tra le fasce lavorative più attive. A livello individuale, l’impegno economico ammonta a circa 630 euro per cittadino dell’Unione Europea;
  • l’ultimo aspetto cruciale legato a tali malattie è l’invecchiamento. Si prevede che nei prossimi anni la percentuale di persone over 65 aumenterà del 22%, fino ad arrivare al 29% entro il 2050. Calando questa proiezione sull’incidenza delle malattie analisi del rapporto OCSE, si stima che esse aumenteranno fino al 90% tra il 2025 e il 2050.

Mortalità

I paesi dell’Europa centrale e orientale registrano tassi di morte più alti rispetto a quelli occidentali e meridionali:

  • la Bulgaria e la Romania superiori a 800 ogni 100.000 abitanti;
  • la Francia e la Danimarca inferiori a 220 ogni 100.000 abitanti.

Gli uomini hanno una probabilità di morire per MCV del 43% superiore rispetto alle donne, le quali, tuttavia, hanno un maggiore tasso di morte per ictus e un’eccessiva incidenza fatale per cardiopatia ischemica in alcuni paesi dell’Europa orientale. Quasi il 22% dei decessi prima dei 70 anni è causato da queste patologie. Le condizioni a maggior rischio di morte sono l’ictus e l’insufficienza cardiaca cronica, rispettivamente con il 16 e 24%.

Prevenzione e screening

Un semplice monitoraggio della pressione arteriosa contribuirebbe a ridurre notevolmente il rischio di MCV. Eppure, oltre il 30% degli adulti di età compresa tra 45 e 54 anni nell’UE non si è sottoposto a una misurazione nell’ultimo anno e circa il 6% non si è sottoposto a una valutazione simile negli ultimi cinque anni. Lo screening del colesterolo e della glicemia è carente, con oltre il 10% degli adulti di età compresa tra 45 e 54 anni nell’UE che non si sono sottoposti a un test negli ultimi cinque anni.

In realtà lo screening da solo non basta: è necessario un percorso assistenziale lungimirante, in grado di prevenire le MCV, fare diagnosi precoce e garantire migliori esiti clinici. In termini di presa in carico e promozione della salute, considerati i fattori determinanti elencati in precedenza (alimentazione sana, attività fisica, riduzione del fumo e dell’alcol) è fondamentale valorizzare stili di vita sani, con particolare attenzione ai gruppi socioeconomici svantaggiati.

Tecnologie sanitarie digitali

Cartelle cliniche elettroniche e dispositivi indossabili possono migliorare il controllo e la gestione delle MCV, ma la loro integrazione nei sistemi sanitari nazionali è ancora limitata. I dati sanitari raccolti di routine possono essere sfruttati per migliorare i trattamenti sia direttamente, sia supportando le tecnologie digitali. Ogni fonte di informazioni, tra cui cartelle cliniche elettroniche, offre un valore unico per orientare interventi e politiche. I vantaggi si concretizzano nel momento in cui le informazioni diventano interoperabili tra giurisdizioni e settori diversi, in modo da essere consultabili e fruibili su più piattaforme e in diversi contesti sociosanitari.

L’interoperabilità dei dati da sola non basta. I pazienti a rischio o affetti da tali patologie palesano una scarsa alfabetizzazione sanitaria, in grado di limitare la tempestività e l’aderenza alle cure. Le attività di promozione della salute possono avere un impatto sostanziale se mirate a persone che già convivono con queste condizioni. Bisogna quindi investire in educazione sanitaria, incluso l’uso del defibrillatore automatico esterno, per migliorare la sopravvivenza dopo eventi cardiaci.

Assistenza primaria per le MCV

Migliorare la qualità di vita o, quantomeno, rallentare le complicanze legate alle MCV diventa realizzabile attraverso una rete di assistenza primaria efficace ed efficiente. Da sola è in grado di prevenire ricoveri ospedalieri costosi ed evitabili. Lo dimostrano i dati presenti all’interno del rapporto OCSE. I paesi con un sistema di cure territoriale efficiente hanno rilevato minori tassi di ricoveri per insufficienza cardiaca congestizia. Nonostante ciò, nel 2023, si è registrata una media di 232 ricoveri ospedalieri evitabili ogni 100.000 persone. Un paziente con MCV su quattro di età pari o superiore a 45 anni è stato ricoverato nell’ultimo anno, anche se si è constatata una tendenza al ribasso dei ricoveri. Sempre nel 2023, il 14% delle dimissioni ospedaliere in Europa era correlato a queste malattie, richiedendo procedure pianificate o cure acute.

I dati provenienti da 14 paesi dell’UE mostrano che il 24% dei malati con ictus e il 33% dei pazienti con insufficienza cardiaca cronica vengono ricoverati nuovamente, con tassi di morte rispettivamente del 16% e del 24%, dopo il ritorno a casa. La continuità assistenziale mostra i suoi benefici: grazie ad un’assistenza post-acuzie capillare, coadiuvata da una corretta aderenza terapeutica, vengono mitigati gli effetti negativi delle malattie a carico del sistema cardiovascolare. Bisogna però considerare che spesso il rispetto delle prescrizioni farmacologiche diminuisce drasticamente dopo la dimissione, per cui è indispensabile presidiare questa fase terapeutica, grazie al contributo dei Medici di Medicina Generale insieme agli infermieri di famiglia e comunità. Un efficace coordinamento dell’assistenza post-acuta potrebbe ridurre la mortalità e la morbilità a medio e lungo termine.

Conclusioni

Per migliorare i risultati in termini di salute cardio e cerebrovascolare è necessario un approccio coordinato e incentrato sulle persone, partendo dalla prevenzione, passando per la diagnosi precoce fino al supporto post-acuto. Programmi multidisciplinari, follow-up domiciliare/clinico e autogestione riducono gli esiti fatali e l’ospedalizzazione. Condividere le informazioni sanitarie a livello europeo, creare un sistema aperto incentrato sulla persona, standardizzare processi decisionali condivisi, migliorano l’esperienza dei pazienti e i risultati sanitari. Investimenti in alfabetizzazione sanitaria, pianificazione delle dimissioni, riabilitazione e ritorni a casa precoci grazie alla continuità assistenziale possono accelerare il recupero e ampliare le opportunità di assistenza primaria.

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di Muzio Stornelli

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