Obesità: curare i sintomi non basta

Il paziente deve essere co-protagonista. A Welfair 2026 il nuovo orizzonte dell’Educazione Terapeutica del Paziente
Il paziente deve essere co-protagonista. A Welfair 2026 il nuovo orizzonte dell’Educazione Terapeutica del Paziente

Nel mondo l’obesità riguarda 950 milioni di persone, di cui 6 in Italia (pari all’11-12% della popolazione), e coinvolge un terzo della popolazione infantile. Aggiungendo il sovrappeso, circa metà degli italiani ha un problema di peso.
I dati dimostrano che l’obesità è una delle principali sfide di salute pubblica in Italia. Quattro adulti su dieci tra i 18 e i 69 anni sono in eccesso ponderale e circa una persona su dieci vive con obesità. Un impatto che non riguarda soltanto il peso: l’eccesso ponderale è associato all’80% dei casi di diabete di tipo 2, al 55% delle malattie ipertensive e al 35% delle cardiopatie ischemiche. Ogni anno è inoltre associato a oltre 64.000 decessi e a più di 571.000 anni vissuti con disabilità.

«Le nuove terapie rappresentano un’opportunità straordinaria, ma il mantenimento nel tempo del peso raggiunto richiede un approccio capace di considerare la persona nella sua interezza» dice Enrico Prosperi, Presidente della Società Italiana di Educazione Terapeutica. «Troppo spesso il peso perduto viene di nuovo ripreso. Questo succede perché alle dimensioni biologiche, si aggiungono quelle psicologiche, emotive, sociali, culturali e relazionali. Anche queste dimensioni devono entrare nel percorso terapeutico».

L’occasione è stata la restituzione del Gruppo di Lavoro di B-Sanità Curare le cause profonde dell’obesità a Welfair, la fiera del fare Sanità. «Anche il linguaggio della cura – continua Prosperi – deve cambiare. L’obesità è una malattia cronica: non si è mai fuori rischio. L’obiettivo consiste nel raggiungere la remissione del peso e nel mantenerla. Gli studi, infatti, seguono i pazienti anche per cinque o dieci anni proprio per questo motivo».

Su questa strada pesa lo stigma. «Molti considerano ancora le persone con obesità pigre, poco attente all’alimentazione e incapaci di seguire una dieta. Lo stereotipo è completamente sbagliato: i fattori in gioco sono infiniti e includono l’epigenetica, che agisce già prima della nascita. In aggiunta, lo stigma ha un impatto psicosociale comprovato e peggiora ulteriormente la salute di chi vive con la malattia».

Mettere la persona al centro con l’ETP

Strumento innovativo da inserire nel percorso di cura è l’Educazione Terapeutica del Paziente. Un percorso multidisciplinare prescritto dall’OMS che prevede un approccio di equipe tra tutti i professionisti sanitari che ruotano attorno alla persona malata. Prosperi descrive l’ETP come un percorso esperienziale. Aiuta la persona a sviluppare competenze, a conoscere meglio la propria malattia e a gestirne i momenti critici.

«Non si fanno lezioni: si aiuta la persona a capire meglio». Medici, psicologi, nutrizionisti e fisioterapisti costruiscono il percorso insieme al paziente e per farlo condividono metodologie, linguaggio e obiettivi. Il peso non resta l’unico traguardo: «L’obiettivo deve essere soprattutto aiutare la persona ad avere una maggiore qualità di vita» ha sottolineato Prosperi evidenziando anche come la letteratura ne abbia dimostrato l’impatto sulla gestione dell’obesità e sulle recidive.

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di Arrigo Bellelli

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