Negli ultimi anni le sinucleinopatie, come malattia di Parkinson, demenza a corpi di Lewy (DLB) e demenza correlata al Parkinson (PDD), stanno rappresentando un gruppo di patologie con incidenza e prevalenza in crescita, in particolare nei Paesi ad alto reddito. Finora il dibattito si è concentrato soprattutto su fattori genetici e sull’invecchiamento. Un ampio studio pubblicato nel 2026 su JAMA Network Open mette in evidenza un legame robusto fra esposizione a lungo termine agli inquinanti atmosferici e due delle precedenti demenze citate: la DLB e la PDD. Un consorzio di ricercatori danesi e statunitensi ha analizzato il legame tra esposizione cronica a particolato fine (PM2.5) e biossido di azoto (NO2) e il rischio di sviluppare una qualche forma di demenza. PM2.5 NO2 aumentano il rischio di demenza. I risultati meritano attenzione!
Lo studio: 20 anni di dati su oltre 2 milioni di persone
Lo studio, coordinato da Dimitry S. Davydow (University of Florida) con il contributo di diversi istituti danesi, è un caso‑controllo annidato in una coorte nazionale. Gli autori hanno utilizzato i registri sanitari della Danimarca. Sono stati inclusi tutti i cittadini tra 65 e 95 anni residenti dal 2001 al 2021, per un totale di 2.184.847 persone.
All’interno di questa popolazione, sono stati identificati:
- 3024 casi di demenza a corpi di Lewy (DLB);
- 3808 casi di demenza correlata al Parkinson (PDD).
Più aumenta l’esposizione a PM2.5, più cresce il rischio sia di DLB sia di PDD. Le particelle di PM2.5 NO2 aumentano il rischio di demenza.
Come è stata misurata l’esposizione a PM2.5 e NO2?
La forza dello studio è nella ricostruzione precisa dell’esposizione a lungo termine agli inquinanti. I ricercatori hanno:
- ricostruito la storia residenziale di ciascun partecipante nei dieci anni precedenti la diagnosi (o la data di riferimento per i controlli);
- collegato ogni indirizzo ai livelli di PM2.5 e NO2 stimati con due modelli atmosferici integrati, il Danish Eulerian Hemispheric Model (DEHM) e l’Urban Background Model (UBM).
Questo sistema permette di calcolare le concentrazioni di inquinanti su tutto il territorio danese con una risoluzione spaziale di 1 km × 1 km e una risoluzione temporale oraria, includendo le principali componenti del particolato fine (polveri, carbonio elementare, aerosol organici e inorganici secondari). Per l’analisi è stata utilizzata la media pesata nel tempo dei livelli di PM2.5 e NO2 sui dieci anni precedenti, tenendo conto di eventuali cambi di residenza. Sono stati inclusi solo i soggetti con storia residenziale completa in Danimarca per l’intero decennio.
Risultati? PM2.5 NO2 rischio fino a quattro volte più alto
Una volta definita l’esposizione, gli autori hanno utilizzato modelli statistici complessi, con una serie di aggiustamenti progressivi:
- età, sesso e periodo di calendario;
- livello di istruzione, stato occupazionale, reddito e tipo di nucleo familiare;
- comorbidità (Charlson Comorbidity Index) e storia psichiatrica;
- indicatori socioeconomici di area (istruzione, disoccupazione, redditi bassi nella zona).
Per il particolato fine PM2.5:
- ogni aumento di 5 μg/m³ di PM2.5 è associato a un rischio quasi quadruplicato di DLB;
- e a un rischio più che raddoppiato di PDD.
Per il biossido di azoto NO2:
- ogni aumento di 10 μg/m³ è associato a un rischio quasi doppio di DLB;
- e a un aumento più modesto ma significativo del rischio di PDD (1,14; IC 95% 1,01–1,29).
I possibili meccanismi di azione
Il lavoro di ricerca non stabilisce un nesso causale definitivo. Tuttavia, si unisce a un corpus crescente di evidenze dalle quali emergono alcuni elementi. PM2.5 e NO2 possono attraversare la barriera emato‑encefalica e attivare una risposta neuroinfiammatoria e di stress ossidativo. Il particolato fine è stato collegato in altri studi ad un aumento del rischio di Alzheimer e Parkinson.
Sia PM2.5 sia NO2 sono stati associati a disfunzione olfattiva. Il sistema olfattorio è considerato una possibile via di ingresso di tossici ambientali verso strutture cerebrali chiave nelle sinucleinopatie. L’inquinamento atmosferico non è soltanto un fattore di rischio indiretto, ma un possibile elemento favorente ad azione diretta sulla degenerazione dei neuroni sensibili in chiave malattie degenerative.
Impatto sulla sanità pubblica del PM2.5 NO2
La demenza a corpi di Lewy e la demenza correlata al Parkinson rappresentano fino a un quarto dei casi di demenza. Rispetto alla malattia di Alzheimer, sono associate più spesso a istituzionalizzazione precoce e maggiore mortalità.
Una stima per gli Stati Uniti parla di costi annuali delle demenze che potrebbero raggiungere incrementi dell’80% entro il 2040, con un impatto enorme su sistemi sanitari e welfare.
In questo scenario, il messaggio del lavoro danese è chiaro: le politiche di riduzione dell’inquinamento atmosferico non sono solo misure “ambientali”, ma anche interventi di prevenzione primaria delle malattie neurodegenerative. Per il contesto europeo e italiano, dove molte aree urbane presentano livelli di PM2.5 e NO2 che faticano a rientrare nei limiti raccomandati, questi dati offrono un argomento in più a favore di:
- strategie di mobilità sostenibile e riduzione del traffico veicolare;
- revisione dei sistemi di riscaldamento civile;
- pianificazione urbanistica che tenga conto dell’esposizione cronica degli abitanti, soprattutto delle fasce più vulnerabili.
Punti di forza e limiti del lavoro
Tra i punti di forza abbiamo una coorte robusta, 20 anni con uso di registri nazionali con copertura quasi completa e follow-up ventennale. Si aggiunge l’alta risoluzione dell’esposizione a PM2.5 e NO2 su base residenziale. I limiti sono legati, in particolar modo, alle diagnosi solo ospedaliere, alla assenza di specifiche esposizioni professionali (magari legate al lavoro). Fattori di rischio individuali non registrati (fumo, dieta, attività fisica). Gli autori sottolineano che, nonostante questi limiti, la coerenza con risultati precedenti su Alzheimer e Parkinson rafforza l’ipotesi di un ruolo causale almeno parziale dell’inquinamento, in particolare del PM2.5, nelle sinucleinopatie.
Conclusioni
Lo studio danese non dice che chi vive in una grande città svilupperà inevitabilmente DLB o PDD, ma mostra che l’esposizione cronica a inquinanti come PM2.5 e NO2 aumenta in modo misurabile la probabilità di queste diagnosi in popolazioni anziane. È indispensabile tenere conto di questi venti anni di osservazione. Sono dati fondamentali e utili per modificare le abitudini delle città inquinate. Non è certamente una sfida facile da realizzare. L’obiettivo è comunque dichiarato: ridurre il particolato fine e il biossido di azoto così da prevenire anche le demenze, non solo le malattie respiratorie e cardiovascolari.
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