Prevenzione cardiovascolare: la riduzione del colesterolo LDL deve essere stabile nel tempo 

La riduzione delle placche arteriose può essere il più significativo traguardo di prevenzione delle morti premature in Europa
La riduzione delle placche arteriose può essere il più significativo traguardo di prevenzione delle morti premature in Europa

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte in Europa, con un valore combinato superiore a quello dei tumori, diabete e malattie polmonari messi assieme. Questo è quanto suggerisce un recente studio pubblicato sull’European Heart Journal.

La maggior parte delle morti è legata alla patologia aterosclerotica, legata alla creazione di placche costituite in prevalenza da colesterolo LDL (Low-Density Lipoprotein) all’interno delle arterie. E la maggior parte di questi decessi prematuri da essa causati potrebbe essere evitato prevenendo la formazione delle placche.

Da qui l’importanza di ridurre il colesterolo LDL e di farlo in maniera continua suggerisce lo studio osservazionale di popolazione V-Difference supportato da Novartis. Il colesterolo LDL è quello comunemente conosciuto come il “colesterolo cattivo”: è una lipoproteina che trasporta il colesterolo dal fegato alle cellule e, se in eccesso, si accumula nelle arterie, aumentando il rischio di infarto e ictus. La fluttuazione dei valori, ha misurato lo studio, aumenta di quasi il 30% il rischio di decesso.

Il significato delle oscillazioni

«ll dato non è nuovo ma una conferma o una rilettura» spiega a Bees Sanità Magazine il Prof. Arrigo Cicero, responsabile del Laboratorio di Lipidologia clinica e cardiologia preventiva presso il Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università degli Studi di Bologna e presidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINut). «Nei primi anni 2000 si parlava della Iperlipoproteinemia Familiare Combinata, come una frequente patologia genetica del metabolismo lipidico caratterizzata da forme variabilità spontanea dei livelli di colesterolemia e/o trigliceridemia e da alto rischio di complicanze cardiovascolari».

Il magnesio è coinvolto in centinaia di reazioni biologiche e potrebbe influenzare anche la velocità di invecchiamento dei vasi sanguigni: l'indice del Magnesium Depletion Score aiuta a individuare il rischio di carenza cronica
Il Prof. Arrigo Cicero

Avverte, però, che i dati non andrebbero sovrastimati: «Probabilmente il problema è anche legato a misinterpretazione dei dati di laboratorio dovuto a focus su colesterolo e trigliceridi la cui oscillazione apparentemente può mascherare un valore comunque elevato di apolipoproteina B, il trasportatore di tutte le Lipoproteine aterogene».

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di Tommaso Vesentini

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