Lo sport rappresenta uno degli strumenti più efficaci per favorire la crescita, l’inclusione e il benessere dei giovani. Tuttavia, dietro le prestazioni e i risultati, possono nascondersi fragilità emotive e segnali di disagio psicologico che spesso passano inosservati.
In un contesto in cui la salute mentale degli adolescenti è diventata una priorità sempre più urgente, nasce MindLeague, startup innovativa che mette a disposizione di allenatori, educatori sportivi e famiglie strumenti concreti per riconoscere precocemente situazioni di difficoltà e promuovere ambienti sportivi più sani e inclusivi.
Ne abbiamo parlato con il team del progetto per capire come è nata l’iniziativa, quali obiettivi si pone e quale ruolo può avere lo sport nella prevenzione del disagio psicologico tra i giovani atleti.
MindLeague nasce dall’incontro tra sport, innovazione e salute mentale. Come è nata l’idea di creare una piattaforma dedicata agli allenatori e agli operatori sportivi?
Tutto nasce da una profonda volontà condivisa di portare valore concreto in un contesto fortemente delicato e che richiede attenzione e supporto. Nicholas Napolitano e Federica Aceto sono stati già molto attivi dal post-covid in attività di advocacy e sensibilizzazione sulla Salute Mentale per i giovani, Daniele Pili ha successivamente portato ispirazione e proposto di dirigere le attenzioni del gruppo proprio sul tema sportivo.
L’allenatore è una figura di riferimento ad alta rilevanza psicologica. Le dinamiche di valutazione, riconoscimento e feedback attivano processi cognitivi ed emotivi profondi. Secondo gli studi di settore, influenza i livelli di stress e dropout e impatta sulla salute mentale. L’elemento chiave è la frequenza dell’interazione: è una relazione quotidiana, legata a momenti di alta pressione.
Anche piccoli comportamenti ripetuti possono avere effetti cumulativi forti sia in positivo che in negativo. Un allenatore consapevole non solo migliora le performance dell’atleta ma contribuisce concretamente al benessere psicofisico degli atleti e a costruire un clima di sicurezza psicologica. Tuttavia, non tutti i professionisti sportivi possiedono le competenze e la consapevolezza necessarie a rispondere adeguatamente a questo bisogno. MindLeague esiste per risolvere questo problema.
Quanto è diffuso oggi il disagio psicologico tra bambini e adolescenti che praticano sport e quali sono i segnali che più spesso rischiano di passare inosservati?
Diversi studi hanno evidenziato che in Italia sono oltre 700.000 i giovani impattati dai disturbi psicologici, un numero in costante aumento dal periodo post-covid. Spesso, i segnali che accennano al disagio sono piccoli comportamenti spesso sottovalutati, come tendenza all’isolamento o alla chiusura, irascibilità frequente e disinteresse progressivo dalle attività sul campo.
La prevenzione è l’attività chiave per poter gestire questi segnali prima che sfocino in disturbi veri e propri. In questo senso, la figura dell’operatore sportivo è fondamentale per poter essere un punto di riferimento educativo e di supporto.
Lo sport è generalmente considerato uno strumento di benessere e crescita. In quali situazioni può invece trasformarsi in un fattore di rischio per la salute mentale dei giovani atleti?
Il comparto dello sport giovanile coinvolge circa 7,5 milioni di giovani tra i 3 e i 19 anni. Il 40% degli italiani considera lo sport cruciale come ambiente per favorire il benessere psicofisico, promuovendo prevenzione e sensibilizzazione.
Tuttavia, il fenomeno del Dropout sportivo è rilevante come risvolto negativo dovuto alla mancata percezione del calo del benessere emotivo dai giovani atleti da parte loro figure di riferimento educative.
Questo fenomeno è diffuso tanto in Italia quanto in tutta Europa, con tassi fino al 70–90% in alcuni sport dagli Under 8 agli Under 18, a causa di svariate motivazioni, quali competizione esasperata, ansia da prestazione, scarsa appartenenza al gruppo, costi ingenti per praticare le attività sportive o per le dotazioni, strutture carenti, oppure impegni sociali, familiari, scolastici o lavorativi.
La ipercompetitività e un’attenzione morbosa sulle performance è ciò che favorisce maggiormente l’emergere di situazioni di disagio emotivo, che sfociano in comportamenti a rischio per sé stessi (scarsa attenzione al recupero e al riposo, sforzi eccessivi etc.) e per gli altri (intralcio alla pratica sportiva altrui, azioni antisportive, episodi di aggressività o violenza etc.).
Come funziona concretamente la piattaforma MindLeague e quali strumenti mette a disposizione di allenatori, educatori e famiglie per riconoscere e affrontare eventuali situazioni di disagio?
La piattaforma è disponibile al sito www.mindleague.it nella relativa sezione “Corsi“. I moduli formativi attualmente disponibili sono 5 e sono tutti erogati a titolo gratuito. Stiamo prevedendo di prendere accordi con altri professionisti per ampliare l’offerta formativa nei prossimi mesi.
I corsi sono disponibili on demand ad accesso asincrono, e strutturati con moduli di microlearning, per favorire l’accessibilità a 360 gradi. Sappiamo bene, infatti, quanto i professionisti sportivi siano impegnati e non hanno spesso a disposizione tempo libero a sufficienza per poter usufruire di sessioni formative intense.
Ogni corso è composto da una serie di moduli formativi di durata inferiore ai quindici minuti ciascuno, proprio per rendere possibile una fruizione anche in più fasi. Gli argomenti trattati dai moduli disponibili sono Body Confidence e Disturbi Alimentari nel contesto sportivo, Educazione alla Resilienza nello Sport, Feedback Empatico nello Sport, Benessere Emotivo legato alle Performance Sportive, Prevenzione agli Infortuni nello Sport.
La piattaforma in futuro ospiterà altri servizi, dedicati a chi vorrà approfondire ulteriori aspetti legati ai corsi disponibili o di futura uscita, o magari per chi vorrà usufruire di consulenze dedicate e partecipare a webinar esclusivi.
La piattaforma è solo uno dei pilastri su cui si fonda MindLeague: quest’ultima risponde a un criterio di accessibilità e trasversalità dei contenuti proposti, al fine di trasformare competenze viste attualmente come un valore aggiunto in una conoscenza di base di ogni professionista e/o genitore. A questo, affianchiamo attività formative dedicate ad ASD e Scuole, che invece rispondono a esigenze verticali, legate magari al territorio o all’ambito sportivo specifico di riferimento.
Avete già sperimentato il progetto sul campo o coinvolto realtà sportive? Quali feedback e risultati avete raccolto finora?
Assolutamente sì, abbiamo portato avanti con successo un’attività formativa dedicata per un‘ASD di Volley Femminile under19 milanese, Visette Volley. Il loro bisogno condiviso era quello di migliorare il clima relazionale tra tutti gli attori sportivi, in particolare tra il gruppo genitori e il gruppo degli allenatori.
Il tema affrontato è stato piuttosto complesso e per l’occasione abbiamo coinvolto una nostra esperta di fiducia, Monica Massa, Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta di Danzaterapia e attiva da anni in progetti psicologici nelle scuole.
Il progetto, dal titolo “Costruiamo il Futuro dei Giovani” era stato in origine presentato a una call for ideas promossa da City Vision e premiato ad ottobre 2025 a un evento a Padova in quanto proposta di “Buona Pratica” per portare innovazione sociale sul territorio.
Successivamente, la stessa proposta ha permesso a febbraio 2026 la vittoria della call for ideas “Idee di Sport”, iniziativa appartenente al programma “Generazione Sport: il futuro si allena qui“, il progetto promosso dal Comune di Milano e da ANCI e gestito da CSI Milano – APS, Comunità Nuova e Farsi Prossimo Onlus, per favorire l’accesso dei e delle giovani milanesi alla pratica sportiva.
L’iniziativa si è svolta in due fasi, composte da una serie di indagini sulla popolazione sportiva dell’ASD per tracciare i bisogni relazionali dei vari gruppi. A queste survey hanno partecipato in totale oltre 150 persone tra allenatori, genitori ed atlete. Sono seguiti tre incontri in presenza, un ciclo di workshop esperienziali dove approfondire con i singoli gruppi i punti di sfrido, desiderata e possibili punti di contatto tra loro, ottenendo un ottimo riscontro e partecipazione.
Al termine degli incontri, è stato effettuato un ultimo momento di condivisione e restituzione con la società sportiva, per riepilogare quanto emerso, proporre buone pratiche da mettere in campo e favorire la creazione di figure peer interne.
Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi di MindLeague e come immaginate possa evolvere il vostro impatto nel mondo dello sport giovanile?
Ci stiamo concentrando in questo periodo sul massimizzare la fruizione dei contenuti online da parte degli allenatori, educatori sportivi, e genitori. Per noi è importantissimo verificare l’efficacia percepita dei nostri corsi da parte dei professionisti che li andranno poi ad applicare sul campo. In questo senso, invitiamo tutti i lettori a fruire dei nostri moduli formativi e a segnalare alle loro reti questa opportunità e a fornirci feedback.
Come accennato, stiamo lavorando per ampliare l’offerta formativa con nuovi corsi, prendendo accordi in questi mesi con altri esperti e realtà del settore del benessere psicofisico, nel mentre sperimentiamo nuovi format di attività da portare nelle ASD e nelle Scuole, abbiamo stretto diverse partnership scientifiche, una di queste con l’Università Milano-Bicocca, per poter predisporre in futuro un disegno di ricerca sperimentale per validare l’impatto sociale generato dai nostri corsi e dalle nostre azioni formative sul territorio.
In generale, per noi ampliare l’insieme di partner è fondamentale per rendere concreto l’impatto sociale, soprattutto su un perimetro di azione così complesso come quello della Salute Mentale e dello Sport. Noi spesso definiamo MindLeague prima un ecosistema e poi un progetto, proprio perché le fondamenta della creazione di valore sono rappresentate dalla relazione con le persone stesse. Evolvere la community di pari passo alla piattaforma e alle attività territoriali è ciò che ci sta permettendo di rendere pervasive le nostre azioni.
Stiamo formando negli ultimi tempi anche una squadra di Ambassador, figure multidisciplinari dislocate in tutta Italia e provenienti dall’ambito sportivo e/o educativo, che possano supportarci a creare risonanza rispetto alla missione sociale che stiamo portando avanti e che possano favorire la riduzione dello stigma sulla Salute Mentale dentro e fuori lo sport.
Attualmente ne abbiamo portati a bordo 5, e confidiamo di aumentare tra non molto il loro numero. In generale, la complessità del problema e una forte frammentazione del panorama delle soluzioni proposte ci pone come obiettivo a lungo termine quello di diventare un polo che avvicini il più possibile la domanda e l’offerta relativa a esigenze psicofisiche per i giovani.
Dato inoltre il nostro forte interesse per la ricerca, ci piacerebbe porci in futuro anche come un Osservatorio rispetto a queste tematiche, contribuendo alla realizzazione di policy, azioni e miglioramenti continui per migliorare il benessere delle persone. Vi invitiamo pertanto a seguirci e a supportarci per far scendere in campo la salute mentale!
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