L’ingresso definitivo dell’osteopatia nel Servizio sanitario nazionale segna la conclusione di un percorso normativo lungo quasi un decennio. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sull’equipollenza dei titoli, si completa infatti l’iter previsto dalla Legge 3 del 2018, conosciuta anche come Legge Lorenzin, che aveva riconosciuto l’osteopata come professione sanitaria.
Come sottolinea Adnkronos Salute, quello raggiunto nel 2026 rappresenta un traguardo storico per migliaia di professionisti che per anni hanno operato in un quadro normativo incompleto, in attesa di regole definitive su formazione, riconoscimento dei titoli e accesso al sistema sanitario.
Dalla Legge Lorenzin al riconoscimento ufficiale
Il primo passaggio fondamentale risale al 2017, quando il Parlamento approvò il Ddl Lorenzin, poi diventato Legge 3/2018. La norma individuava ufficialmente l’osteopatia come professione sanitaria, aprendo però una fase successiva fatta di decreti attuativi e definizioni tecniche necessarie per rendere operativo il riconoscimento.
Negli anni successivi si è lavorato soprattutto su due fronti: la definizione del percorso universitario abilitante e il riconoscimento dei professionisti già attivi sul territorio prima della regolamentazione.
Il nodo delle equipollenze
Il passaggio decisivo è arrivato con il decreto sulle equipollenze pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 maggio 2026. Il provvedimento stabilisce i criteri per riconoscere i titoli pregressi e l’esperienza professionale maturata dagli osteopati già operativi.
In questo modo viene definita una cornice normativa chiara per migliaia di operatori formati negli anni attraverso scuole private o percorsi differenti rispetto alla futura laurea universitaria.
Il decreto rappresenta l’ultimo tassello dell’iter avviato nel 2018 e consente l’inserimento della professione nel sistema sanitario regolamentato.
La nuova fase per la formazione dell’osteopatia in Italia
Con il completamento del percorso normativo cambia anche il sistema formativo. L’osteopatia entra infatti nel circuito universitario, con corsi di laurea abilitanti riconosciuti dal Ministero dell’Università e della Ricerca.
Per il settore si apre quindi una nuova fase basata su standard formativi uniformi, maggiore integrazione con le altre professioni sanitarie e definizione più precisa delle competenze professionali.
Cosa cambia per pazienti e professionisti
Il riconoscimento definitivo dell’osteopatia nel SSN non significa automaticamente che tutte le prestazioni saranno erogate dal servizio pubblico o inserite nei Lea, ma introduce un quadro normativo stabile e definito.
Per i professionisti, invece, si tratta di un passaggio che garantisce maggiore tutela, regole certe e un riconoscimento istituzionale atteso da anni. Per i pazienti, il nuovo assetto punta soprattutto a offrire più garanzie sulla formazione e sulla qualificazione degli operatori.
Dopo anni di attesa, l’osteopatia italiana entra così in una nuova fase della propria storia professionale, segnata dall’integrazione progressiva nel sistema sanitario nazionale.
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