Continua a crescere il numero di italiani seguiti dai servizi di salute mentale. Secondo gli ultimi dati riportati dalla Società Italiana di Psichiatria, sono circa un milione gli italiani in cura nei servizi di salute mentale territoriali. Dato in crescita rispetto ai circa 850 mila pazienti registrati nel 2024.
L’aumento riguarda tutte le fasce della popolazione, ma interessa in particolare giovani, anziani e donne, considerate oggi le categorie più esposte ai disturbi della salute mentale. Secondo la SIP, il fenomeno non rappresenta più un’emergenza temporanea, bensì una condizione strutturale che richiede risposte organizzative adeguate.
I numeri della salute mentale in Italia
Nel 2024, riporta la SIP, le persone assistite dai Dipartimenti di Salute Mentale sono state 845.516, mentre i nuovi utenti entrati per la prima volta nei servizi specialistici sono stati 272.497. Nello stesso anno sono state erogate oltre 10 milioni di prestazioni, con una media di 13,6 interventi per paziente.
Anche gli accessi ai pronto soccorso per motivi psichiatrici continuano ad aumentare. Nel 2024 sono stati registrati 636.113 accessi, pari al 3,3% del totale, insieme a 4.586 trattamenti sanitari obbligatori. Numeri che descrivono una pressione crescente sui servizi sanitari dedicati alla salute mentale.
Le categorie più fragili
Il disagio psicologico, secondo la SIP, ha colpito prevalentemente anziani, giovani e donne.
Tra i giovani, in modo particolare, si osserva un aumento delle richieste di aiuto per ansia, depressione e altri disturbi emotivi, mentre nella popolazione anziana incidono sempre di più solitudine, isolamento sociale e patologie croniche. Le donne, inoltre, continuano a presentare una maggiore incidenza di alcuni disturbi, in particolare della depressione.
Carenza di personale
Un ulteriore criticità è rappresentata dalla carenza di personale dedicato alla salute mentale. La SIP riporta infatti che la mancanza di organico, unità alle differenze organizzative tra regioni, si traduce in tempi maggiori di attesa e accesso non omogeneo alle cure.
«Il personale complessivo nelle unità psichiatriche pubbliche – spiegano Guido Di Sciascio, Presidente SIP, e Antonio Vita, Presidente Eletto SIP – è pari a 33.142 unità, di cui il 14% medici, 7% psicologi, 37% infermieri. Ma sarebbero necessari almeno il 30-40% di operatori in più per fare fronte ad una domanda cresciuta del 10-15% negli ultimi 5 anni post-Covid».
«Al contempo – proseguono – solo il 3% del Fondo sanitario è indirizzato alla salute mentale, a fronte del 10% della Francia, il 12% della Germania e il 15% dei paesi scandinavi. Negli ospedali, poi, è previsto solo un posto letto ogni10mila abitanti».
Rilevanti anche le differenze tra le diverse Regioni. Se alcune di queste, come Trentino ed Emilia Romagna, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni mentali, altre sono in forte sofferenza. Marche, Abruzzo, Molise e Calabria risultano avere una media di 40 operatori ogni 100.000 abitanti, rispetto alla media nazionale di 66,2.
La salute mentale come priorità del Servizio sanitario
Secondo la SIP, la salute mentale deve essere considerata una priorità nel Servizio Sanitario Nazionale. L’incremento delle persone in cura evidenzia la necessità di rafforzare i servizi territoriali, aumentare il numero dei professionisti e garantire percorsi di cura omogenei in tutto il Paese.
Cambiamento che potrebbe esserci grazie al nuovo piano sulla salute mentale 2025-30. Il piano, approvato a dicembre, prevede un finanziamento aggiuntivo rispetto alle risorse già esistenti sulla salute mentale pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni di euro per il 2027, 90 milioni di euro per il 2028 e 30 milioni di euro a partire dal 2029, che saranno erogati in modo strutturale.
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