A breve le cartelle sociali di diversi Comuni nell’area di Como e Varese saranno integrate con le cartelle socio-sanitarie delle tre ASST del territorio.
Gli assistenti sociali comunali potranno verificare, in uno spazio digitale condiviso, se siano già in essere interventi di assistenza socio-sanitaria e richiedere una valutazione qualora ritengano la persona che stanno seguendo ne abbia bisogno. La segnalazione arriverà direttamente alla Casa di Comunità, dando la possibilità al MMG di valutare il caso e avviare la procedura. A loro volta, gli operatori socio-sanitari potranno segnalare a servizi sociali i casi di assistiti in difficoltà, per attivare misure di sostegno.
«Sono sempre più numerosi i casi di persone sole, soprattutto anziani, che vivono in condizioni igieniche precarie, non escono di casa e si nutrono in maniera insufficiente – spiega il DG della ATS Insubria Salvatore Gioia -. Queste condizioni aumentano il rischio di decadimento fisico, neurologico e cognitivo. La fragilità sociale è un acceleratore di fragilità sanitaria. Integrare i due grandi attori dell’assistenza, Comuni e Aziende sanitarie, crea una rete attorno alla persona fragile».
L’impatto del sociale sul sanitario: liste di attesa, cronicizzazione e appropriatezza
«Davanti alla crescita delle famiglie composte di una persona sola, all’attenuarsi delle relazioni di comunità e all’invecchiamento della popolazione dobbiamo riconoscere che le condizioni sono cambiate rispetto a quando venne fondato il SSN nel 1978. La legge 833 è ancora perfettamente attuale nei principi fondanti, ma alcuni strumenti operativi sono obsoleti e vanno cambiati – spiega Gioia – per far fronte ai nuovi bisogni e, soprattutto, per intervenire in anticipo prima che si aggravino. Affrontare complessivamente la fragilità sociale e sanitaria della persona è un modo per ridurre gli accessi inappropriati in Pronto Soccorso (uno dei pochi punti di riferimento per le persone sole) e prevenire tutte quelle condizioni collegate all’isolamento, all’abbandono e all’esclusione: dalle cadute alle demenze. Ridurre accessi inappropriati e cronicizzazioni riduce la pressione sulle liste di attesa”.
«Il SSN non è allo sbando come si dice troppo spesso e senza fondamento: un messaggio sbagliato che fa male alla sanità, mina la fiducia, crea le condizioni per tensioni e violenze. Ma – aggiunge Gioia- bisogna intervenire non solo sull’offerta di servizi, ma anche sulla domanda, riducendola e aumentando l’efficienza».
Il ruolo della Case di Comunità
In quest’ottica le Case di Comunità possono giocare un ruolo positivo. «Solo molto più di semplici poliambulatori – spiega Gioia – ma bisogna spiegare bene il concetto di prossimità. Ad essere ‘prossima’ e vicina al cittadino non è l’erogazione dei servizi, ma la presa in carico, l’individuazione dei bisogni e la pianificazione del percorso. Successivamente, i servizi verranno erogati nelle sedi più opportune e in maniera efficiente dal punto di vista economico. Non abbiamo le risorse per una rete di tanti, piccoli centri di erogazione sparsi sul territorio”.
Dove nasce il progetto
L’integrazione digitale delle cartelle sociali e sanitarie nasce ed è stata messa in pratica a Lodi, sede del precedente incarico del DG Salvatore Gioia. Nel capoluogo lombardo è stato riconosciuto come buona pratica da Ministero della Salute e Agenas e applicata ad oltre 300 casi.
«A gennaio 2024 è stata inserita come obiettivo PIAO di ATS Insubria e ASST del territorio. Abbiamo avviato il percorso di formazione per gli operatori, con grande attenzione alla tutela della privacy e al consenso dei cittadini alla condivisione delle informazioni. Dopo l’estate l’integrazione partirà in tre ambiti territoriali e verrà estesa all’intero bacino di 1.500mila cittadini dell’ATS Insubria a partire dal 2026».
Il coinvolgimento del Terzo Settore
“È il prossimo orizzonte – conclude Gioia -. Penso che ATS e volontari, guidati e coordinati da Aziende sanitarie e Comuni, possano aggiungere un elemento mancante: la capacità di raggiungere le persone sole e aiutarle a uscire di casa e raggiungere luoghi di aggregazione sociale dove riattivare capacità relazionali e ricevere stimoli importanti, emotivi e neurologici, per il benessere psicologico e la salute, realizzando in questo modo uno dei pilastri della prevenzione facendo vivere gli ultimi vent’anni della vita in buona salute fisica e mentale».