Semestre Filtro: non è perfetto, ma il metro di giudizio è la sanità fra 20 anni

È sbagliato considerare la scelta di altre professioni sanitarie come un ripiego. Il semestre filtro dovrebbe essere inteso come un orientamento. La scienza sta cambiando diversi paradigmi: la formazione deve evolvere per adattarsi non alla sanità del presente ma a quella che si vuole costruire
È sbagliato considerare la scelta di altre professioni sanitarie come un ripiego. Il semestre filtro dovrebbe essere inteso come un orientamento. La scienza sta cambiando diversi paradigmi: la formazione deve evolvere per adattarsi non alla sanità del presente ma a quella che si vuole costruire

Massimo Casciello è stato Direttore Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione , Ministero della Salute ed è membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione scientifica per la sanità digitale (ASSD). Ha coordinato il tavolo di lavoro ‘Fra interdisciplinarità e semestre filtro: come deve essere la formazione sanitaria del futuro?’ durante Welfair, la fiera del fare Sanità.

Renzi qualche anno fa disse qualcosa di simile: «La riforma sicuramente non è perfetta. Se dovremo fare delle correzioni in corsa interverremo per farle, ma il cambiamento va nella direzione giusta ed è quello che conta». Penso che lo stesso possa dirsi del Semestre Filtro in Medicina. Se lo giudichiamo attraverso l’ottica della sanità odierna, è solo un modo per posporre il numero chiuso o, come preferisco chiamarlo, il numero programmato. Le riforme, però, non vanno misurate sul presente, ma sulla realtà che contribuiranno a creare. Chi governa deve, o dovrebbe, farlo guardando ai prossimi 20 anni. Quindi, quando parliamo del Semestre Filtro chiediamoci: che visione abbiamo e della sanità nei prossimi decenni?

La sanità nel 2040

Nella sanità dei prossimi 20 anni, come già anticipava Umberto Veronesi, la cronicità richiederà assistenza a bassa intensità sul territorio. L’alta intensità (emergenze) e, soprattutto, l’alta complessità (terapie avanzate e d’avanguardia) richiedono un livello centrale ultra-specializzato che può agire liberamente solo se l’assistenza a bassa intensità funziona sul territorio.

Il corollario di questa visione è il cambiamento delle competenze

Il cambiamento deve interessare la formazione a 360°, comprendendo quindi anche il modo in cui formiamo gli istruttori. La scienza ha la capacità di forzare questo cambiamento. Lo dimostrano terapie rivoluzionarie come quello delle cellule CAR-T che possono curare tumori finora incurabili; richiedendo, però, competenze sempre più specializzate sia nei medici che nelle diverse professioni sanitarie che nascono e stanno nascendo per affiancarli nell’erogazione delle cure.

Una sanità multi-professionale

Ci aspettiamo (e dovremmo favorire) la crescita, il riconoscimento e l’innovazione nei diversi ruoli dell’assistenza. Questo significa accettare che il lavoro del medico cambierà.Esperti di terapie molecolari, coordinatori di processi e chirurghi: saranno professioni mediche sempre più diverse che avranno bisogno di competenze differenti. In generale, dovremo muoverci verso una visione della sanità in cui le competenze sono distinte ma ogni ruolo, sia esso ad alta o bassa complessità, è essenziale per permettere agli altri livelli di lavorare al meglio.

Trovare la propria vocazione

La formazione è una parte importante di questo processo trasformativo e non si esaurisce nella sola la sanità. Il cambiamento avviene anche nelle scuole, con l’introduzione delle competenze digitali, nelle case, con la domotica che facilità l’assistenza domiciliare, e nella società, con la diffusione dell’alfabetizzazione informatica. Ma le Università della sanità hanno, ovviamente un ruolo primario: devono cambiare il modo in cui operano per cambiare i professionisti che formano. Il Semestre Filtro è un passo, imperfetto, verso il cambiamento.

Semestre filtro, cosa funziona o cosa no

È sbagliato, inoltre, considerare la bocciatura in Medicina e la scelta delle altre professioni sanitarie come un ripiego. È una visione medico-centrica che non tiene conto della cosa più importante: la vocazione. Il percorso semestrale dovrebbe essere presentato e organizzato come un orientamento, per dare ai giovani studenti, la possibilità di scegliere la professione che più si adatta alle loro inclinazioni.  L’aver, comunque, un punto di ingresso unificato per le diverse professioni sanitarie è un punto di partenza.

Il cambiamento non è mai facile né lineare

Con questo in mente, il giudizio sul Semestre Filtro può essere meno severo, soprattutto se lo confrontiamo al sistema precedente: le crocette. Ovviamente il cambiamento incontra delle resistenze e critiche. Come potrebbe essere altrimenti? Se ai governanti è richiesto di programmare per il futuro, alle professioni è richiesto di adattarsi al presente. Il cambiamento in sanità non può essere un ‘voltare pagina’: esistono interessi, prassi, meccanismi consolidati (anche legittimi) che non possono cambiare da un giorno all’altro. Possono però evolvere e spesso lo fanno sotto la spinta di meccanismi imperfetti che vanno nella direzione giusta.

Facebook
X
LinkedIn
WhatsApp

Ti potrebbe anche interessare:

di Massimo Casciello

ARTICOLI CORRELATI

Vedi tutti gli articoli della sezione:

Banner MAG 600x600px_Tavola disegno 1

Vuoi contribuire alla discussione?

Cosa ne pensi di questo tema? Quali sono le tue esperienze in materia? Come possono divenire spunto di miglioramento? Scrivi qui ed entra a far parte di B-Sanità: una comunità libera di esperti ed esperte che mettono assieme le loro idee per portare le cure universali nel futuro.

Cerca

Compila il form per scaricare il Libro bianco

ISCRIVITI